Sono passati 25 anni dalla legge 251/2000: le cose fatte e le cose da fare (con urgenza)

Sono passati 25 anni dalla legge 251/2000: le cose fatte e le cose da fare (con urgenza)

Sono passati 25 anni dalla legge 251/2000: le cose fatte e le cose da fare (con urgenza)

Gentile Direttore,
prendo spunto dall’articolo del Dott. Saverio Proia riportato dal Giornale da Lei diretto in data 28 luglio 2025, con apprezzamenti per l’analisi storica e con i ringraziamenti per lo stimolo alla ricerca e all’approfondimento dei dati ed alle conseguenti considerazioni.

La prima considerazione riguarda i grandi cambiamenti normativi avvenuti successivamente alla pubblicazione della l.251/2000; questi hanno riguardato continui adeguamenti al funzionamento e alla regolamentazione del SSN, la disciplina, la regolamentazione e la formazione delle Professioni Sanitarie (CL di I e II livello, Master di I e II livello) e socio-sanitarie (fig. 1), con la necessità di rivedere i modelli organizzativi ed i sistemi di cura e assistenza, le nuove articolazioni organizzative ed i relativi livelli di responsabilità (l.43/2006), tenuto conto dei nuovi assetti normativi, delle evoluzioni formative che hanno riguardato le professioni sanitarie, dei nuovi bisogni della popolazione e delle nuove necessità di funzionamento delle strutture sanitarie.

La seconda considerazione riguarda l’attuale presenza e distribuzione della Dirigenza delle Professioni Sanitarie.
I dati Ministero della Salute (conto economico 2022) evidenziano la presenza di n. 691 Dirigenti delle Professioni Sanitarie (285 U e 406 D), con una distribuzione del 56,6% al nord, del 31,8% al centro, del 5,9% al sud del 5,5% nelle isole.

Al riguardo sembra opportuno richiamare i commi 2 e 3 dell’Art. 1 della L. 251/2000 che recitano:
“2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di programmazione ed amministrative, la valorizzazione e la responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo delle professioni infermieristico-ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto alla salute, al processo di aziendalizzazione nel Servizio sanitario nazionale, all’integrazione dell’organizzazione del lavoro della sanità in Italia con quelle degli altri Stati dell’Unione europea”. (i dati sopra riportati evidenziano una “valorizzazione e responsabilizzazione” differenziata, come se le esigenze programmatorie, organizzative e gestionali fossero diverse tra le varie aree geografiche del Paese).
“3. Il Ministero della sanità, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emana linee guida per:
a) l’attribuzione in tutte le aziende sanitarie della diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni;
b) la revisione dell’organizzazione del lavoro, incentivando modelli di assistenza personalizzata” (appare evidente che le “linee guida per l’attribuzione in tutte le aziende sanitarie della diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni” o non sono state emanate, o non sono state correttamente recepite e rese operative a livello delle Regioni).

La terza considerazione scaturisce dal dettato del comma 2 dell’Art. 6 della l. 251/2000 che richiama “il Governo a definire le modalità per l’accesso ad una nuova qualifica unica di dirigente del ruolo sanitario, alla quale si accede con requisiti analoghi a quelli richiesti per l’accesso alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale di cui all’articolo 26 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29”. (una prima “suggestione” riguarda le modalità per l’accesso alla nuova qualifica di cui sopra che risultano ben definite nel DPCM del 25 gennaio 2008. Meno chiare le modalità per l’accesso alle posizioni di SC, ancora variamente applicate. Potrebbe risultare di utilità un richiamo alle medesime modalità in essere per la copertura delle posizioni di SC della Dirigenza Sanitaria … cui appartiene la dirigenza delle professioni sanitarie. Una seconda “suggestione” riguarda il richiamo ad una “dirigenza unica” mentre l’analisi dei dati rende evidente la linea intrapresa da molte aziende che hanno attivato concorsi per la copertura di singole posizioni dirigenziali nelle Aree infermieristico-ostetrica, riabilitativa, tecnica, della prevenzione. In 25 anni è “cambiato il mondo” ed appare ragionevole e logico garantire analogo sviluppo in tutte le Aree ricomprendenti le 23 professioni sanitarie).

Appare interessante l’augurio del Dott. Saverio Proia di una celebrazione dell’anniversario “non solo per riconoscere i risultati raggiunti, ma anche impegnarsi per affrontare le sfide che ancora permangono, garantendo un sistema sanitario e sociosanitario più equo, efficiente e innovativo per tutti”.

Al riguardo le necessità impellenti riguardano:
1. l’applicazione vera dei principi definiti dai commi 2 e 3 della l. 251/2000, sopra richiamati, attraverso precisi indirizzi a Regioni ed Aziende, per la previsione
a. n. 1 Incarico SC a livello di Direzione Aziendale (110 ASL, 51 AO, 24 AOU, 67 IRCCS [*])
b. n. 1 Incarico SS a livello di ogni Presidio Ospedaliero, mutuando l’organizzazione della Direzione Medica di Presidio (511 H, 485 strutture accreditate [*])
c. n. 1 Incarico Professionale di base in ogni Distretto Sanitario (559 Distretti, tenuto conto anche delle complessità applicative del DM 77/2022 [*])
d. la previsione e il riconoscimento della dirigenza delle professioni nelle strutture residenziali (1.213 pubbliche e 6.901 private accreditate [*]), nelle strutture semi-residenziali (867 pubbliche e 2.325 private accreditate [*]), nelle strutture riabilitative (260 pubbliche e 943 private accreditate [*])
[*] fonte: ASI 2023

Non si tratta di sviluppare dei “dirigentifici” ma molto più semplicemente di riconoscere una caratterizzazione ed una specificità professionale non presenti e non mutuabili da altri.

2. il riconoscimento di pari diritti e pari dignità alla Dirigenza delle Professioni Sanitarie, al pari delle altre Dirigenze Sanitarie attraverso:
a. la previsione dell’Indennità di esclusività – Art. 64 CCNL Dirigenza Sanitaria (è l’unica Dirigenza Sanitaria esclusa dal privilegio);
b. l’adeguamento dell’Indennità di specificità sanitaria Art. 65 e 66 CCNL Dirigenza Sanitaria (il riconoscimento per la Dirigenza delle Professioni Sanitarie è quantificato in € 1.381,49. Il riconoscimento per la Dirigenza Medica e Veterinaria è quantificato in € 9.162,22. Il gap tra i due riconoscimenti economici è pari a € 7.780,23
Può essere utile il richiamo agli approfondimenti di altre Discipline (Sociologia del lavoro / Psicologia del lavoro) che hanno evidenziato:
– ogni professione ha caratterizzazioni e specificità proprie
– il concetto della “multi-professionalità” (lavorare insieme) è superato dal concetto della “inter-professionalità e dalla inter-dipendenza nel compito” (attività ed azioni sequenziali, in entrambi i sensi, connesse e interdipendenti)

3. gli interventi nel sistema formativo universitario, in particolare:
a. l’implementazione delle posizioni accademiche nel settore MED 45
Ad oggi, a fronte di 211 Corsi attivati (con il triennio del CL I Livello) risultano strutturati n. 10 Professori Ordinari, n. 36 Professori Associati e 37 Ricercatori.
E’ apprezzabile l’implementazione degli ultimi anni … ma rimane “poca cosa” rispetto alla numerosità dei corsi attivati.
Le posizioni accademiche di cui sopra sono presenti in quasi tutte le regioni italiane ad esclusione di Umbria, Marche, Molise e Basilicata.
Il 42% delle posizioni si concentra nel Nord Italia, seguite dal Centro (33%) e infine dal Sud (25%). La regione con il maggior numero di posizioni è il Lazio, con 21 incarichi, seguita dalla Lombardia (12) e dal Piemonte (9). (Fonte FNOPI – rapporto professioni infermieristiche)
b. Il riconoscimento delle posizioni di Direttore del Corso (non riconosciute nella dirigenza e troppo spesso non adeguatamente valorizzate nel CCNL del Comparto).

Sono passati 25 anni dalla pubblicazione della l. 251/2000 e certamente sono stati raggiunti importanti traguardi … ma c’è ancora tanta strada da fare.
L’auspicio è che tutti gli stake-holder comprendano l’importanza di investire nel sistema delle professioni sanitarie e “nella valorizzazione e responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo delle professioni infermieristico-ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto alla salute, al processo di aziendalizzazione nel Servizio sanitario nazionale, all’integrazione dell’organizzazione del lavoro della sanità in Italia con quelle degli altri Stati dell’Unione europea”, così come specificato nel comma 2 dell’Art. 1 della l. 251/2000.

Dott. Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED

Marcello Bozzi 

30 Luglio 2025

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