Gentile Direttore,
l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o di infermità”. In pratica non fa una distinzione tra benessere e salute che, nella realtà, sono invece due condizioni profondamente diverse. Il benessere è una percezione soggettiva di buona salute fisica, mentale e sociale, mentre la salute è una condizione oggettiva di assenza di malattia o infermità, sintomatica o asintomatica. Non necessariamente devono coesistere.
Il bisogno di benessere può essere più importante del bisogno di salute e, paradossalmente, il benessere spesso è direttamente proporzionale alla presenza di uno o più stili di vita a rischio. Il fumare, mangiare molto, essere sedentari, come anche assumere sostanze illecite e quantità elevate di alcolici, giocare d’azzardo, guidare pericolosamente o esporsi a situazioni molto rischiose non per lavoro ma per puro piacere, è appagante per molti tanto da essere disposti anche a correre il rischio di avere malattie nel futuro pur di non rinunciare al benessere attuale. È una piacevole schiavitù che può coesistere con la salute e con la malattia. Anche chi ha avuto una grave malattia talvolta non è disposto a rinunciare a stili di vita inadeguati. Il 20% di chi ha già avuto un evento cardiovascolare maggiore come un infarto o un ictus continua a fumare Le endorfine e gli altri neurotrasmettitori del circuito cerebrale della gratificazione diventano una ragione per continuare a fare quello che piace anche se fa male.
Il cambiamento è difficile perché sono proprio i cattivi stili di vita che, spesso, permettono il carico di endorfine e dopamina necessario al paziente. “La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me” canta Patty Pravo nella canzone “E dimmi che non vuoi morire” scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. Per cambiare la vita bisogna avere motivazioni forti. Bisogna apprezzare il benessere tramite gli interessi lavorativi, affettivi, culturali, spirituali, solidali, politici e rinunciare agli stili di vita pericolosi.
La prevenzione non funziona senza un profondo cambiamento di obiettivi nel proprio progetto di vita e di salute. È un assioma. Il counseling da solo è necessario ma non basta. Così come è un assioma che nella componente non genomica la salute è determinata solo dai buoni stili di vita e determinanti ambientali, mentre il benessere può essere sostenuto sia dai buoni che cattivi stili di vita.
Qualcuno ha proposto incentivi e disincentivi fiscali sugli stili di vita come metodo concreto per migliorare la salute individuale e collettiva e ridurre i costi sanitari. Un dibattito senza ipocrisie su questa tematica potrebbe portare ad innovazioni che migliorano la salute collettiva e la sostenibilità dei sistemi sanitari. Le buone abitudini dovrebbero essere un “sano egoismo” indipendentemente dal benessere, perché giovano oltre che a sé stessi, anche agli altri. Se si sta bene, anche le famiglie non soffrono. È un atto di generosità verso gli affetti più cari. In più è un aiuto al Servizio Sanitario Nazionale gravato da tanto lavoro che sarebbe evitabile se tutti avessero sani stili di comportamento. Noi sappiamo “cosa” fare per migliorare salute, ma non sappiamo “come” fare per non peggiorare contemporaneamente il benessere.
La salute dipende solo in parte dalle possibilità di cura, che con un ardito neologismo potremmo definire “curoma”, ma prevalentemente è affidata all’“esposoma”, al “genoma” e al “metaboloma”. Il benessere è una scommessa che rientra nei progetti di vita e di salute di ognuno. Stili di vita inadeguati e rischiosi possono appagare più di quelli più sobri e prudenti. Talvolta si preferisce essere medicalizzati piuttosto che rinunciare alle cattive abitudini. Ogni persona è sempre in cerca del suo “centro di gravità permanente” per superare “le correnti gravitazionali”, per dirla con Franco Battiato.
Franco Cosmi
Medico Cardiologo Perugia