Gentile Direttore,
il 29 agosto era il compleanno di uno di noi. Fra i regali ricevuti c’è stato un video nel quale Basaglia, con molta obiettività e misura, parla della possibile pericolosità sociale dei malati di menti. Già: si può negare finché si vuole che i depressi non si suicidino più degli altri, o che talune forme di malattia mentale (specie i deliri cronici) non comportino, in talune fasi della malattia, un cospicuo aumento della pericolosità sociale. Si può negare, ma in questo caso si sarà lontani da un buon esame di realtà e ci si avvicinerà al delirio.
Quando il Presidente Trump disse, qualche anno addietro e dopo uno degli abituali mass murders americani, che si trattava di problemi di malattia mentale, ognuno capì che avremmo presto denegato il valore di questa constatazione, proprio perché fatta da Trump. Non meraviglia quindi che, la recente azione delittuosa del giovane transgender del Minnesota che ha ucciso due bambini sparando all’impazzata in una chiesa, una azione le cui motivazioni dal chiaro sapore delirante sono state esposte da lui medesimo, venga ora indicata come effetto di un “odio religioso”.
Un’altra notizia interessante. Dei troppi suicidi che avvengono nelle carceri italiane, diversi riguardano persone accusate o condannate per reati da “codice rosso”. L’ultimo è quello di un sessantunenne avvenuto a Busto Arsizio tre giorni or sono. Non pochi degli autori di femminicidio, inoltre, si suicidano subito dopo aver commesso l’omicidio, ancora prima di venire arrestati. Tuttavia, una recente sentenza della Cassazione (29849 del 28 agosto) spinge verso un atteggiamento prudente e ‘restrittivo’ nella valutazione dell’eventuale vizio di mente degli autori di reati da codice rosso.
Poche settimane or sono il Ministero della Salute ha trasmesso alla Conferenza Unificata il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) 2025-2030 (Il Direttore di QS ne ha parlato il 15 luglio). Dopo la pubblicazione di questo Piano, molte valutazioni sono state espresse, talune piuttosto critiche. A noi, qui, preme sottolineare alcuni aspetti del Piano, la cui trattazione, molto al di là delle soluzioni che sono fornite nel Piano, ci sono apparsi francamente realistici e senza dubbio in controtendenza rispetto alle valutazioni e indicazioni che nei decenni scorsi sono state prevalentemente espresse (o omesse) dagli Operatori della Salute Mentale.
Il Piano, intanto, attribuisce un inevitabile rilievo alla questione delle Richieste dell’Autorità Giudiziaria in materia di minori e famiglie. Il lievitare (specie dopo la cd Legge Cartabia) di tali richieste, impone ai Servizi Socio-Sanitari un accrescimento dell’attenzione e delle competenze nel settore, specie in considerazione della delicatezza di tali accertamenti e dell’importanza di una vera terzietà istituzionale nelle valutazioni richieste. Valutazioni che spesso, sia per i minori coinvolti, ma anche per gli adulti, risultano avere una grande utilità preventiva. Questo è un elemento indubbiamente positivo del Piano.
Un altro elemento positivo del Piano è l’importanza che finalmente si riconosce alla questione dei pazienti autori di reato e, in particolare, a quelli detenuti e internati. Se la Salute Mentale, interfacciandosi costantemente con gli organismi istituzionali della Giustizia (e della Pena), non affronterà con competenza tale questione, astenendosi da ogni pregiudiziale stortura ideologica, assisteremo a un incremento progressivo e incontenibile del disagio psichico recluso e del malessere dei e nei luoghi di pena, dove ad esempio il tasso di suicidalità supera di circa venti volte quello presente nella popolazione generale. Una Salute Mentale che tenda a rifuggire dalla cura dei pazienti più impegnativi, fra i quali vi sono sicuramente coloro che manifestano una eclatante pericolosità sociale legata al disagio psichico, rischia di decretare la sua quasi totale inutilità.
Dispiace, a questo proposito, che nel sottolineare l’importanza della integrazione fra le diverse organizzazioni socio-sanitarie che si occupano della persona con gravi disturbi psichici, il PANSM non dedichi uno spazio sufficiente (vale a dire uno spazio esteso) all’incremento della collaborazione fra Servizi di Salute Mentale e SerD. Se si vogliono risolvere almeno taluni dei problemi connessi alla follia trasgressiva e reclusa, occorre ricercare una diversa integrazione della Salute Mentale con i SerD. E’ inutile e ipocrita fare Dipartimenti unici Salute e Mentale e Dipendenze, quando l’integrazione resta solo sulla carta.
Se si vuole evitare gli abbandoni che hanno i mass marders e i reati da codice rosso come esito, sarà bene continuare a confrontarsi su quei temi che l’ultimo PANSM ha avuto almeno il merito di indicare come importanti per un autentico tentativo di restauro di una Salute Mentale molto compromessa, che negli ultimi decenni sembra essersi allontanata troppo dalla salutare assunzione di una responsabilità di controllo degli elementi di pericolosità impliciti in talune gravi patologie mentali, in particolare in quelle “trascurate”.
Mario Iannucci e Gemma Brandi
Psichiatri psicoanalistiEsperti di Salute Mentale applicata al Diritto