La sanità affonda tra silenzi, bonus psicologo e diritti senza doveri

La sanità affonda tra silenzi, bonus psicologo e diritti senza doveri

La sanità affonda tra silenzi, bonus psicologo e diritti senza doveri

Gentile Direttore,
un giovane (casualmente extracomunitario) accusa un malore e quindi viene trasportato con un’ambulanza al Pronto Soccorso. La valutazione medica ospedaliera conclude che il malessere è risolto, che non esistono ulteriori rischi per la sua salute e che quindi può essere dimesso tranquillamente. A questo punto il giovane pretende che l’ambulanza lo riporti a casa e, a fronte del diniego del personale, risponde in modo estremamente aggressivo, mettendo addirittura a rischio l’incolumità degli operatori sanitari.

Anche questo è diventato il Sistema Sanitario Nazionale, una struttura pubblica, pagata con le tasse di quei cittadini che le tasse le pagano e ormai alla mercè non solo di richieste non appropriate e di pretese aggressive, ma anche di una dirigenza troppo spesso raffazzonata e dipendente da una politica assolutamente non all’altezza, in genere del tutto priva delle più elementari conoscenze in tema di sanità e sorda ad ogni confronto. E comunque, se le cose stanno veramente come nell’esempio di cui sopra, un conto è sostenere la necessità di una assistenza sanitaria universale, tutt’altra cosa è assistere a pretese assurde (tutto mi è dovuto) in una realtà che ormai avanza solamente feroci diritti senza considerare alcun dovere.

In mezzo, tra l’incudine e il martello, ci sono i medici SSN, ospedalieri e non, che, seppure non privi di responsabilità per la complicata situazione attuale, sono di fatto obbligati a non esprimere opinioni differenti da chi è incaricato di dirigere la loro attività/organizzazione, pena il loro isolamento non solo professionale.

In tale contesto, a fronte della attuale crisi del SSN (analizzata in numerosi ed autorevoli interventi sulle pagine di QS) esistono persino alcune proposte basate su “Finanziamento, personale, prossimità, prevenzione” ma che evitano accuratamente il necessario ripensamento della attuale organizzazione della sanità pubblica, basando il loro racconto quasi esclusivamente sulla scarsità dei fondi disponibili. Il tutto in un contesto nel quale non esiste un’analisi corretta ed affidabile su come e dove questi fondi vengono utilizzati. Spesso malamente.

Tuttavia, a fronte del confuso dibattito attuale sui destini del SSN, va rilevata almeno una proposta concreta, un’unica certezza, condivisa praticamente da tutte le forze politiche parlamentari: l’istituzione del “bonus psicologo” e/o dello “psicologo di base”. Altro non si vede all’orizzonte.

E’ vero che i dati dell’ultimo rapporto Ambrosetti/Cernobbio raccontano di un’Italia con quasi un milione e mezzo di giovani che non lavorano e non studiano (NEET), di fatto ponendoci ai vertici della relativa classifica europea. Secondo Alessandro Rosina, docente all’Università Cattolica di Milano ed intervistato dal quotidiano La Stampa del 6/8/2025 “da un lato c’è il disagio sociale: un giovane NEET va verso sfiducia e demotivazione, diventa un costo per la famiglia e poi per lo Stato, quando la condizione di cronicizza”.

E’ però altrettanto vero che i giovani preparati e che hanno voglia di lavorare (almeno centomila all’anno) se ne vanno all’estero, si mettono in discussione, si impegnano e forse del “sostegno psicologico” non sentono alcuna necessità.

A fronte della attuale e grave situazione del SSN, che viene analizzata, discussa, compresa solo marginalmente, davanti ad un problema del quale non si ritiene di indagare le cause e tantomeno di ricorrere ad un’analisi razionale, ecco finalmente un rimedio che mette d’accordo tutti, maggioranza a opposizione, ricchi e poveri, ignoranti e sapienti: tutto l’arco costituzionale concorda nel proporre un’unica soluzione, confusamente denominata “supporto psicologico”. In concreto si tratta di un ulteriore costo per la Società e la Sanità pubblica (che già non se la passano tanto bene), ma soprattutto di un intervento la cui efficacia non viene mai messa in discussione.

Ormai, senza scomodare Foucault (che però sarebbe bene rileggere quando dimostra l’incapacità della psicologia a stabilire una relazione positiva con la conoscenza e la verità – La recherche scientifique et la psychologie, 1957), le consuete difficoltà dell’esistenza, le normali emozioni, le contrarietà quotidiane non sono più considerate occasioni per crescere, ma diventano pericoli dai quali sfuggire e per i quali sono pronti e disponibili tutta una serie di supporti dai costi reali e dalla validità indimostrabile.

Tutta roba che almeno noi medici non dovremmo condividere. Siamo infatti a costretti, a garanzia della nostra professionalità, a valutare i nostri interventi in termini di efficacia, a confrontarci su dati il più possibile oggettivi, ad utilizzare percorsi diagnostici e terapeutici condivisi, a valutare i costi ed i benefici della nostra attività, a criticare e ad essere criticati. L’autoreferenzialità non può e non deve far parte del nostro agire. Una condizione del tutto differente rispetto a quanto sopra descritto.

Se però consideriamo che coloro che hanno contribuito all’attuale situazione non paiono disposti ad alcun momento di riflessione (non solamente una politica che viaggia oltre le nuvole, troppo in alto per noi, ma anche i sindacati, l’ordine professionale, le casse previdenziali, molti rappresentanti istituzionali) allora potremmo anche concludere che la Sanità pubblica sta veramente affondando e che nessuno la potrà salvare. Caro Cavicchi, sta andando come peggio non poteva andare.

Pietro Cavalli,
medico

08 Settembre 2025

© Riproduzione riservata

Progetto di vita e Pri: se i percorsi non dialogano, i diritti restano sulla carta
Progetto di vita e Pri: se i percorsi non dialogano, i diritti restano sulla carta

Gentile Direttore, una persona che, dopo una lesione midollare, desidera tornare a vivere autonomamente e riprendere il lavoro ha bisogno di una casa accessibile, di trasporti adeguati e di sostegni...

Violenza giovanile: responsabilità individuali, responsabilità collettive
Violenza giovanile: responsabilità individuali, responsabilità collettive

Gentile Direttore,gli episodi di violenza e aggressività con protagonisti gli adolescenti di cui la cronaca puntualmente reca notizia rappresentano un fenomeno complesso, che merita attenzione, approfondimento e una risposta istituzionale...

Sviluppo di linee guida e buone pratiche: comunità scientifiche e professionali invitate a rafforzare la collaborazione al SNLG
Sviluppo di linee guida e buone pratiche: comunità scientifiche e professionali invitate a rafforzare la collaborazione al SNLG

Gentile Direttore,sempre più nei prossimi anni si sentirà parlare di Buone pratiche clinico-assistenziali (BPCA) e si avvertirà l’esigenza di orientare in tal senso la cultura, e dunque la formazione di...

Benessere interno ed organizzazioni adhocratiche nel futuro Ssn/Ssr
Benessere interno ed organizzazioni adhocratiche nel futuro Ssn/Ssr

Gentile Direttore, oggi è sempre più necessario uno stabile quanto diverso approccio alle molteplici dinamiche che coinvolgono le organizzazioni sanitarie che sono considerate sistemi adattivi complessi ad alta affidabilità ed...