Convergenze e divergenze tra “modello Frome” (U.K.) e realtà delle comunità in Italia

Convergenze e divergenze tra “modello Frome” (U.K.) e realtà delle comunità in Italia

Convergenze e divergenze tra “modello Frome” (U.K.) e realtà delle comunità in Italia
Il contesto attuale ci conferma che è anche il momento per la definizione di Raccomandazioni e Linee Guida sulla prescrizione sociale in Italia. Sarà necessariamente il frutto di un lavoro che unisca rigore scientifico ed esperienza sul campo, una realtà complessa, ma ricca di idee vissuti e sperimentazioni. Un network rilevante (Istituzioni, Aziende Sanitarie, Comuni e loro articolazioni, Associazioni di volontariato, cooperative, Enti del Terzo Settore, cittadini) con un potenziale formidabile

Gentile Direttore,
nel nostro precedente contributo Per delle Comunità che curano: dal modello Frome alle prospettive italiane”, abbiamo descritto come la rete di Frome (Somerset, UK) sia riuscita a ridurre i ricoveri ospedalieri, rafforzare la resilienza e generare capitale sociale attraverso l’attivazione dei community connectors e degli health connectors. Nella parte finale dell’articolo abbiamo elencato quali criticità potrebbero separarci da un modello simile: frammentazione tra sociale e sanitario, assenza di figure ponte, esperienze locali non validate né diffuse. Riprendiamo ora il filo, entrando nel merito delle figure chiave e interrogandoci su quali possano essere le equivalenti o le più adatte al nostro contesto.

Le caratteristiche peculiari ed i fattori di successo dell’esperienza Frome ricordiamo essere:

  • L’analisi dei bisogni presenti nella popolazione non solo sanitari in un approccio di salute;
  • Il team di coordinamento;
  • I Social e gli Health connector;
  • L’identificazione dei luoghi di contatto;
  • L’analisi del potenziale di servizi di inclusione, prevenzione, solidarietà della comunità;
  • La costruzione di reti proattive e inclusive.

Esperienze simili sono presenti anche in Italia. Nei due mesi di preparazione del Convegno “Comunità come alternativa alla solitudine e per supportare la salute” tenutosi il 19 giugno a Roma, abbiamo raccolto 68 esperienze da tutte le Regioni italiane e alcune esperienze da altri Paesi UE.

Rispetto al “modello Frome “nelle esperienze italiane mancano alcuni fattori chiave come vedremo a seguire.

Tornando sul termine “comunità” …
Ritorniamo sul termine “comunità”, che viene dal latino communitas, derivato di communis, “che è comune a molti o a tutti, condiviso”. Indica, in senso astratto, l’essere comune, la comunanza e, in particolare, un insieme di persone unite da relazioni o vincoli, che formano un tutto. La comunità deve essere intesa “come un organismo vivente, e la società, invece, come un aggregato e prodotto meccanico”.

La comunità può essere luogo di accoglimento e protezione, dove prepararsi al futuro, creando una base sicura da cui ripartire, un’area intermedia tra spazio protetto familiare e realtà esterna, un luogo che dia significato ai vissuti interiori. Il “senso di comunità” si riferisce alla percezione di appartenenza, interdipendenza e legame condiviso tra le persone all’interno di un gruppo, sia esso un quartiere, un’associazione o una rete sociale. È la consapevolezza di far parte di un insieme più ampio, dove le azioni individuali possono influenzare il benessere collettivo e viceversa.

Comunità” è diverso da “società”
La distinzione tra comunità e società è fondamentale per comprendere il modo in cui gli individui interagiscono e si organizzano in diversi contesti. Ciò che differenzia, per Weber, la comunità dalla società è l’agire sociale del soggetto, nel primo caso si fonda sull’appartenenza reciproca soggettivamente sentita dai membri, nel secondo questo orientamento si fonda su interessi razionalmente motivati.

Max Weber, uno dei massimi sociologhi del ’900, ha dedicato ampio spazio alla distinzione tra comunità e società nel suo lavoro, in particolare nella sua opera “Economia e società“.

Le differenze più significative sono:

  • Legami sociali: Nella comunità, i legami sono profondi e basati sull’affettività, mentre nella società sono più superficiali e razionali.
  • Identità: L’identità degli individui nella comunità è spesso definita dai legami sociali e dai valori condivisi, mentre nella società l’individuo tende ad essere più autonomo e a definirsi attraverso le proprie azioni e scelte.
  • Organizzazione: La comunità tende ad essere organizzata in modo informale e tradizionale, mentre la società è caratterizzata da un’organizzazione formale e razionale.
  • Cambio sociale: La comunità è più resistente al cambiamento, mentre la società è più dinamica e soggetta a trasformazione,

La “complessità” e la “collaborazione sociale al limite del caos
La “comunità” è una realtà complessa da conoscere, comprendere ed indirizzare verso obiettivi condivisi. Possiamo assumere l’ormai nota espressione “al limite del caos” come situazione emblematica dove la sfida vincente è riuscire a collaborare superando gli ostacoli che a ciò si oppongono e le difficoltà che si presentano.

Edgar Morin ricorda come il caos non sia pura distruzione, ma un fenomeno bifronte, in cui disintegrazione e organizzazione convivono in modo inseparabile (1990).

Intervenire attivamente su una comunità per la tutela della salute significa muoversi secondo un ordine dinamico: non imporre modelli rigidi né abbandonarsi al disordine, ma facilitare un equilibrio in continua evoluzione. Le relazioni tra cittadini, istituzioni e servizi sanitari devono restare sufficientemente stabili da garantire fiducia e continuità, ma anche flessibili per accogliere bisogni nuovi, affrontare crisi impreviste e valorizzare le energie creative del territorio. È proprio in questo spazio “al limite del caos” che possono emergere soluzioni innovative, forme di collaborazione inedite e capacità di resilienza collettiva.

Applicato alla collaborazione sociale, lavorare insieme “al limite del caos” comporta rischi e difficoltà, ma rappresenta anche l’unico modo per generare nuove possibilità.
Le criticità che più frequentemente incontriamo e che dobbiamo mettere in conto sono:

  • comunicazione inefficace, con informazioni confuse o frammentate;
  • obiettivi poco chiari, che impediscono di valutare i progressi;
  • ruoli e responsabilità non definiti, causa di conflitti o aree scoperte;
  • dinamiche di gruppo problematiche, come mancanza di fiducia o rispetto reciproco;
  • processi non strutturati, che riducono efficienza e chiarezza.

Nonostante ciò, è proprio nella gestione consapevole di questa complessità che comunità e società trovano lo spazio per costruire nuove forme di collaborazione.

Il modello di Frome: inclusione sociale e medicina di comunità
Esemplare è il modello di inclusione sociale, di medicina di comunità e di prevenzione, nonché di solidarietà e comunità sviluppato inizialmente nella cittadina di Frome nel Somermet e poi sviluppato in molte altre comunità inglesi e di altri Paesi europei ed extra europei. Il modello nasce con una visione larga che non considera solo i bisogni sanitari ma anche quelli sociali, relazionali e di inclusione.
Si tratta di un approccio snello, sostenibile e replicabile, che poggia su figure di collegamento ben riconosciute e finanziate, capaci mettere in relazione i cittadini con i servizi e di facilitare l’accesso alle risorse della comunità.
Anche in Italia non mancano esperienze vicine a questo modello, ma ciò che ad oggi resta carente è l’integrazione tra sanitario e sociale, l’investimento su figure ponte come gli health e community connector, e la presenza capillare di spazi di inclusione facilmente accessibili

L’esperienza avviata a Frome è uno dei riferimenti più citati per comprendere come la comunità possa diventare parte integrante della promozione della salute.

Gli elementi chiave sono:

  • L’analisi dei bisogni della popolazione in un’ottica di salute globale;
  • Un team di sviluppo molto snello: 2 persone pari a 1,5 unità di lavoro a tempo pieno (full time equivalent – fte), che garantisce coordinamento strategico e supporto operativo;
  • La formazione e l’attivazione di community connector (oltre 2.400 persone formate, provenienti da ogni ceto sociale) e di health connector, figure ponte tra servizi sanitari e cittadini (un team di 26 operatori pari a 10,5 fte);
  • La creazione di luoghi di contatto accessibili – come i talking cafés (389 gestiti, con 7.037 presenze nel 2024) e le talking benches (89 sessioni e 642 conversazioni nello stesso anno) – che favoriscono relazioni, scambio di informazioni e sostegno reciproco;
  • Strumenti digitali come una directory online con 123.000 visualizzazioni nel 2024 e con oltre 120 nuovi servizi progressivamente inseriti.

L’intero sistema funziona grazie a un buon equilibrio tra governance leggera e capillarità delle iniziative. Il piccolo team di coordinamento lavora “dietro le quinte” per sostenere i partner locali, rispondere ai bisogni emergenti e garantire sostenibilità. Parallelamente, gli health connector offrono supporto personalizzato alle persone, aiutandole a rafforzare legami sociali, prendersi cura di sé e orientarsi tra le opportunità presenti.

Dalla sua nascita, nel 2013, il modello si è progressivamente consolidato ed è stato replicato in altre aree del Regno Unito e oltre, mostrando come la comunità – quando adeguatamente sostenuta – possa diventare un attore centrale nel contrasto alla solitudine, nella prevenzione e nella costruzione di benessere collettivo.

La governance: il team di coordinamento strategico
Nell’esperienza di Frome, il Team di Sviluppo è formato due persone svolge un ruolo cruciale di collegamento tra la strategia e la pratica quotidiana. Da un lato assicura la supervisione strategica, dall’altro promuove iniziative concrete sul territorio, contribuendo a far crescere il modello di prescrizione sociale.

Le sue funzioni principali sono:

  • consolidare il modello: collabora con i partner del Somerset all’interno della Social Prescribing Collaborative per rafforzare e chiarire il sistema locale, promuovendo anche finanziamenti sostenibili per Health Connections e per l’intera rete.
  • gestire il programma Community Connector: supervisiona la formazione, garantisce supporto continuo, monitoraggio e valutazione, adattando l’iniziativa alle esigenze emergenti.
  • sperimentare e colmare le lacune: ha avviato, ad esempio, un progetto pilota per integrare Young Somerset negli studi di medicina generale e iniziative di sensibilizzazione come quelle sul credito pensionistico.
  • supportare i partner: affianca organizzazioni locali (es. team di salute pubblica del consiglio) nell’ingaggiare i propri target e nell’integrare programmi innovativi nell’assistenza primaria.
  • diffondere informazioni: gestisce la directory online, una newsletter settimanale e report per assicurare che dati e opportunità siano accessibili a operatori e cittadini.

È questo piccolo team, spesso “dietro le quinte”, che garantisce che il modello resti solido, innovativo e in costante evoluzione, trasformando idee e sperimentazioni in prassi condivise.

Le equipe integrate: i team clinici e sociali
A Frome un team di 26 membri (pari a 17,5 FTE) ed è impiegato in tre Reti di Assistenza Primaria (Primary Care Network – PCN): Frome PCN, Mendip PCN e West Mendip PCN.
Insieme, supportano una popolazione di 120.762 abitanti attraverso la prescrizione sociale, il coaching sanitario e lo sviluppo della comunità. Il modello consolidato è attivo dal 2013 e il team è composto da: Health Connectors/ Senior Health Connectors (10,5 FTE), Coordinatori di team/Amministratori, Responsabili dei servizi. Ogni membro del team è formato sia come Operatore di collegamento per le prescrizioni sociali che come Health Coach, riflettendo un approccio ibrido, che unisce in ciascun membro del team la capacità di orientare i cittadini verso risorse sociali e di accompagnarli in percorsi di cambiamento della salute.”

Ogni membro del team è formato sia come operatore di collegamento per le prescrizioni sociali che come health coach: da qui deriva il concetto di competenze ibride, ovvero la capacità di ciascun operatore di integrare in sé competenze sanitarie, sociali e relazionali, e di lavorare in sinergia con altre figure di collegamento della comunità.

I Comunity connector …
I Community Connector provengono da ogni ceto sociale: insegnanti, parrucchieri, studenti, persone senza fissa dimora, persone costrette a casa, medici e tassisti. Chiunque può diventare un Community Connector, contribuendo a diffondere consapevolezza e supporto nella comunità.

Diventare un Community Connector è semplice. Sono state sviluppate diverse modalità di formazione, tra cui: l’aggiunta della formazione al programma per uno stile di vita più sano, la formazione prenotata tramite Eventbrite, la formazione informale nei luoghi di lavoro o la formazione ad hoc nei bar o in altri luoghi scelti dalla persona.

Ad oggi sono stati formati oltre 2.400 Community Connector. Il modello, che è stato condiviso in U.K. e all’estero, si è sviluppato con l’aggiunta di ulteriori categorie di connettori.

Gli Health connector …
I servizi Health Connections Mendip nascono dall’unione degli undici studi medici di Frome e dintorni, favorendo fiducia reciproca, innovazione e nuovi modi di lavorare in rete. Grazie a questo modello, l’assistenza primaria diventa più efficace, sostenibile e orientata alla prevenzione.

Gli Health Connector svolgono un ruolo chiave: sostengono i team sanitari, contrastano le disuguaglianze, conoscono le risorse della comunità e aiutano a sensibilizzare e attivare le persone. Offrono supporto personalizzato, centrato su ciò che conta di più per ciascuno, accompagnando i cittadini nel rafforzare relazioni, sviluppare capacità di cura di sé e promuovere cambiamenti duraturi nello stile di vita.

Gli Health Connector sono inoltre formati e supervisionati in modo continuo e lavorano in stretta collaborazione con operatori sanitari, sociali e del volontariato, garantendo alle persone con bisogni complessi un sostegno adeguato e tempestivo.
Svolgono, quindi, un ruolo di integrazione tra i nodi delle reti e le persone che richiedono supporto.
Gli Health Connector ricevono supervisione, supporto tra pari e formazione professionale continua per garantire un’assistenza di alta qualità.

I luoghi di inclusione: gli incontri in presenza
Nel progetto Frome sono stati creati anche spazi di “connettività sociale” assiduamente frequentati quali:

  • “Talking Cafés”, ovvero “Caffè parlanti”: “… Si tratta di spazi accoglienti dove le persone possono fare amicizia e accedere alle informazioni presenti nella directory del sito web tramite Health Connector. Alcuni Talking Cafés sono piccoli, mentre altri si sono ampliati fino a includere altre organizzazioni e attività”.
  • “Talking Benches”, ovvero “panchine parlanti”: “… non tutti si sentono a proprio agio ad entrare in un edificio per partecipare a un Talking Café o ad andare online per consultare la directory del sito web. Invece le Talking Benches offrono punti di riferimento informali nella comunità. Qui, le persone possono parlare con un Health Connector e conoscere le risorse disponibili”.

Sensibilizzazione della comunità
La rete è costantemente impegnata a raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono e si incontrano, attraverso azioni semplici e diffuse che favoriscono informazione e coinvolgimento:

  • affissione di volantini e materiali informativi su bacheche comunali, nei negozi e in altri spazi pubblici;
  • distribuzione di schede informative in biblioteche e negozi locali, da ritirare liberamente;
  • partecipazione a eventi locali, dove vengono presentati i servizi offerti e le modalità per diventare community connector;
  • presenza in gruppi comunitari, per intercettare persone che altrimenti non verrebbero raggiunte;
  • collaborazione con altre organizzazioni che condividono la stessa attenzione alla salute e al benessere, per ampliare la portata e l’impatto delle iniziative.

Connettività e web
È disponibile per tutti la directory www.healthconnectionsmendip.org/mendip-directory/. Sempre accessibile, fornisce un quadro completo per esplorare servizi e supporto.

Interessante analizzare quali sono stati i servizi più visualizzati: esercizio fisico, amicizia, consulenza e terapia, elaborazione del lutto, assistenti familiari, benessere creativo, peso sano, servizi di salute mentale, demenza e assistenza domiciliare.

Per chi preferisce invece una comunicazione diretta, sono operative tre linee telefoniche, ciascuna gestita da un Coordinatore di Team che fornisce informazioni e supporto personalizzati in base alla propria area.

Il modello di Frome in numeri (2024)
Tabella 1

Topic

Dati principali

Abitanti

45.000 circa

Team di sviluppo

1,5 FTE (2 persone) – coordinamento strategico e operativo

Team dedicato

26 operatori (17,5 FTE), di cui 10,5 FTE Health Connector

Community Connector

Oltre 2.400 cittadini formati, provenienti da diversi contesti sociali

Talking Cafés

389 gestiti – 7.037 presenze totali (media 18 per incontro)

Talking Benches

89 sessioni – 642 conversazioni con cittadini

Directory online

123.000 visualizzazioni di pagina – 120 nuovi servizi inseriti

Anno di avvio

2013, modello consolidato ed esportato in altre aree del U.K. e all’estero

Ricoveri ospedalieri

-17%, mentre nelle Contee vicine I ricoveri ospedalieri nello stesso periodo aumentavano del +30%

Ad oggi in Italia
Anche per noi comunità significa un gruppo di persone che condividono un ambiente, interessi, valori o obiettivi comuni, creando legami sociali e spesso interagendo regolarmente. Può riferirsi a un gruppo geografico (come un quartiere o una città), un gruppo con interessi condivisi (come una comunità religiosa o professionale) o un gruppo con legami familiari.

Ecco alcuni elementi che caratterizzano una comunità:

  • Insieme di persone: una comunità è costituita da più individui che si riconoscono come parte di un gruppo.
  • Ambiente condiviso: questo ambiente può essere fisico (come un quartiere o un villaggio) o virtuale (come una comunità online).
  • Legami sociali: le persone nella comunità interagiscono tra loro, condividono esperienze e costruiscono relazioni.
  • Interessi e valori comuni: la comunità si basa sulla condivisione di interessi, valori, tradizioni o obiettivi che uniscono i suoi membri.
  • Senso di appartenenza: i membri della comunità spesso provano un senso di appartenenza e di identità condivisa.

Figure professionali esistenti
L’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) È un professionista specializzato nell’assistenza primaria sul territorio, che opera a domicilio e nella comunità per promuovere la salute, prevenire le malattie e gestire le condizioni croniche. Svolge un ruolo proattivo, creando legami con le persone e le famiglie, collaborando con le risorse territoriali e contribuendo alla rete assistenziale integrata per rispondere ai bisogni di salute di un’area geografica specifica.

Principali funzioni e competenze

  • Promozione della salute e prevenzione: Svolge attività di educazione sanitaria, promuove stili di vita sani e organizza campagne di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
  • Assistenza domiciliare: Fornisce cure e assistenza socio-sanitaria direttamente a casa delle persone, migliorandone la qualità della vita.
  • Presa in carico integrata: Si occupa della presa in carico del singolo, della famiglia e della comunità nel suo complesso, agendo in modo autonomo e proattivo.
  • Collaborazione e rete: Lavora in stretta collaborazione con altre figure professionali (come il Medico di Medicina Generale) e con risorse del territorio (associazioni, volontariato, ecc.) per creare una rete assistenziale efficace.
  • Orientamento e gestione dei servizi: Guida le persone verso i servizi sanitari e sociosanitari appropriati e monitora l’aderenza alle cure.
  • Supporto alla gestione delle condizioni croniche: Aiuta le persone ad adattarsi alle malattie croniche e alle disabilità, offrendo supporto e assistenza continua.

Sembra un “health connector”, ma in realtà ha un rapporto funzionale diverso e competenze diverse …

L’assistente sociale È un professionista che agisce per promuovere il benessere individuale e collettivo, intervenendo in situazioni di disagio, emarginazione e bisogno attraverso la prevenzione, il sostegno e il recupero. Utilizza conoscenze e strumenti specifici del Servizio Sociale per favorire l’autonomia delle persone e un equilibrato rapporto con il loro ambiente, operando con individui, famiglie, gruppi e comunità, in diversi settori come il socio-assistenziale, sanitario e giudiziario.
Cosa fa l’assistente sociale

  • Valuta i bisogni: Analizza e valuta le domande e i bisogni delle persone, identificando le problematiche e i conflitti che generano disagio sociale.
  • Progetta interventi: Co-progetta e realizza interventi individuali e collettivi, sfruttando le risorse personali, comunitarie e istituzionali.
  • Promuove l’autonomia: Aiuta a promuovere il benessere, l’autonomia e la giustizia sociale, favorendo cambiamenti positivi e la partecipazione attiva delle persone.
  • Attiva le risorse: Mette in moto le reti sociali e le istituzioni per fornire supporto e servizi, come l’informazione e l’attivazione di risorse.
  • Sostiene categorie fragili: Si occupa di individui e famiglie in condizioni di vulnerabilità, tra cui anziani, minori a rischio, disabili, immigrati e persone con dipendenze.

L’assistente sociale è, quindi, un professionista che agisce sia sul piano del caso (lavoro con i singoli e le famiglie), sia sul piano del gruppo e della comunità. Il suo obiettivo è creare un legame più armonioso tra l’individuo e il suo contesto, contrastando attivamente discriminazioni, abusi e altri fenomeni di marginalizzazione.

L’animatore di comunità
E‘ un profilo relativamente nuovo che mira a coinvolgere attivamente i membri di una collettività, promuovendo la loro partecipazione e responsabilizzazione nella vita comunitaria. Si tratta di un intervento sociale che mira a sviluppare il potenziale ludico, culturale, espressivo e relazionale degli individui, favorendo la coesione sociale e la prevenzione del disagio. La figura dell’animatore di comunità, sebbene non definita da una specifica legge nazionale, è riconosciuta e normata a livello regionale e locale, in particolare nell’ambito dei servizi socio-assistenziali ed educativi. Questa figura professionale opera per promuovere la partecipazione, l’inclusione e lo sviluppo delle potenzialità di individui e gruppi all’interno di una specifica collettività.

Gli obiettivi dell’animazione di comunità come da normativa regionale e locale dovrebbero essere:

  • Promuovere la coesione sociale: Favorire l’integrazione e la partecipazione di tutti i membri della comunità, riducendo le disuguaglianze e contrastando il disagio.
  • Sviluppare il senso di appartenenza: Creare un legame forte tra gli individui e il territorio in cui vivono, valorizzando le risorse locali e le tradizioni.
  • Favorire la partecipazione attiva: Coinvolgere i cittadini nella vita della comunità, promuovendo la loro responsabilizzazione e il loro contributo al benessere collettivo.
  • Prevenire il disagio sociale: Intervenire tempestivamente per contrastare situazioni di emarginazione e isolamento, offrendo opportunità di crescita e integrazione.
  • Valorizzare le risorse del territorio: Identificare e utilizzare le risorse (materiali, immateriali, umane) presenti nella comunità per promuovere il suo sviluppo.

In sintesi, l’animazione di comunità è un approccio che mette al centro le persone e il loro potenziale, favorendo la creazione di una comunità coesa, partecipativa e in grado di affrontare le sfide del presente.

Confronto di modelli, raccomandazioni, linee guida
Nelle successive tabelle di sintesi, proponiamo un primo confronto tra modello Forme ed esperienze italiane, relativamente agli operatori coinvolti, modalità e strumenti d’intervento che mostrano somiglianze ma anche diversità su cui riflettere e prime proposte sulle figure professionali a ponte tra sanità e sociale

Tabella2 – Modello Frome (UK) e quadro normativo in Italia

Topic

Modello Frome (UK)

Esperienze in Italia

Governance delle reti

Team di coordinamento

Distretti sociosanitari, Case di Comunità, Servizi Sociali dei Comuni

Luoghi di inclusione

Rete di spazi dedicati (talking caffè e talking banches)

Case di Comunità, luoghi del Terzi Settore e dell’Associazionismo, etc …

Health connector

Figura ibrida con competenza sanitarie, ma anche sociali …

Case manager,

Community connector

Volontario con competenze ibride, ma con un back office di rete condiviso

Operatore PUA, COT-D, CUP, Infermiere di Famiglia e Comunità, Animatore di Comunità, Assistente sociale, etc.

Comunicazione

Tutte le modalità possibili su web e in presenza

Modalità web e qualche altro strumento info (Carta dei servizi, Bilancio sociale, etc.)

Tabella 3 – Modello Frome (UK) e limiti in Italia

Topic

Modello Frome (UK)

Esperienze in Italia

Governance delle reti

Team di coordinamento

Competenze disperse

Luoghi di inclusione

Rete di spazi dedicati (talking caffè e talking banches)

Luoghi dispersi e spesso non in rete

Health connector

Figura ibrida con competenza sanitarie, ma anche sociali …

Più figure che non si coordinano spesso fra di loro … prevale la logica dei sylos …

Community connector

Volontario con competenze ibride, ma con un back office di rete condiviso

Più figure che non si coordinano spesso fra di loro … prevale la logica dei sylos …

Comunicazione

Tutte le modalità possibili su web e in presenza

Modalità web e qualche altro strumento info non coordinati fra di loro (Carta dei servizi, Bilancio sociale, etc.)

Verso Raccomandazioni condivise sulla prescrizione sociale
Il percorso avviato in vista del primo convegno di Roma “Comunità come alternativa alla solitudine e per supportare la salute” ha permesso di raccogliere esperienze italiane e internazionali e di avviare un confronto tra protagonisti diversi. Nell’intensa giornata di convegno sono stati attivati Tavoli tematici, che hanno elaborato idee comuni per valorizzare le pratiche già in atto e hanno contribuito a creare un network el. Su queste basi, un Comitato scientifico sta predisponendo una prima bozza di Raccomandazioni/Linee guida, documento che unisce rigore metodologico ed esperienza sul campo.

Il dibattito continuerà nel prossimo convegno, previsto per l’inverno, offrirà l’occasione di presentare e discutere questa bozza con istituzioni, aziende sanitarie, comuni, associazioni di volontariato, cooperative ed enti del Terzo Settore, sia già coinvolti sia di nuovo ingresso nel network.

Si tratta di un percorso complesso ma promettente: si tratta di saper tenere insieme il sapere scientifico con i vissuti delle comunità, la ricerca con le strategie politiche, le istituzioni pubbliche con il 3 settore, e così potremo trasformare idee e sperimentazioni in pratiche consolidate, capaci di rendere i territori luoghi di salute, inclusione e resilienza.

Silvia Scelsi,
Presidente Nazionale ASIQUAS, Presidente ANIARTI, Responsabile Professioni Sanitarie Istituto “Gaslini”, Genova,
Giorgio Banchieri,
Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Laura Franceschetti,
Professoressa, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Università “Sapienza” di Roma,
Andrea Vannucci,
Membro CTS ASIQUAS, Docente DiSM, Università Siena, Membro CD Accademia Nazionale di Medicina, Genova.

Letture consigliate

Concezioni di comunità

  • McMillan, D. W., & Chavis, D. M. (1976). Sense of Community: A Definition and Theory.
  • Putnam, R. D. (2000). Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community. New York: Simon & Schuster.
  • Oldenburg, R. (1989/2023). The Great Good Place. New York: Marlowe & Company.

Social prescribing e comunità in salute

  • Bertotti, M. (a cura di) (2024). Social Prescribing Policy, Research and Practice: Transforming Systems and Communities for Improved Health and Wellbeing. Routledge.
  • World Health Organization & National Academy for Social Prescribing (2023). Social Prescribing Around the World. Disponibile su: https://socialprescribingacademy.org.uk/media/4lbdy5ip/social-prescribing-around-the-world.pdf
  • Kurpas, D., et al. (2023). European Perspective on How Social Prescribing Can Facilitate Health and Social Integrated Care in the Community. International Journal of Integrated Care.
  • Ghogomu, E. T., et al. (2024). Effects of social prescribing for older adults. BMC Geriatrics.
  • A Toolkit on How to Implement Social Prescribing(OMS, 2022):
  • How Arts, Heritage and Culture can support health and wellbeing through social prescribing(NASP, 2022):
  • Social Prescribing Policy, Research and Practice: Transforming Systems and Communities for Improved Health and Wellbeing, 2024, Springer Editor

L’esperienza di Frome

  • The Relationships Project (2023). The Frome Model of Enhanced Primary Care (Compassionate Frome). Disponibile su: https://relationshipsproject.org/project/frome/
  • Abel, J., et al. (2018). Reducing emergency hospital admissions: a population‑based cohort study of social prescribing. British Journal of General Practice, 68(669), e803-e810.
  • Health Innovation South West (2020). Health Connections Mendip: Social Prescribing Case Study. Disponibile su: https://healthinnovationsouthwest.com/wp-content/uploads/publications/SWAHSN-Social-Prescribing-Case-Study-Frome-041220.pdf

S. Scelsi, G. Banchieri, L. Franceschetti, A. Vannucci

12 Settembre 2025

© Riproduzione riservata

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