Gentile Direttore,
tra gli innumerevoli post social inerenti situazioni di carattere sanitario, non poteva non destare la mia attenzione uno recente dal titolo: «Pronto soccorso: gli infermieri potranno richiedere radiografie per i traumi minori secondo protocolli»; successivamente mi accorgo che la notizia è stata divulgata anche in queste pagine [1], destando la solita tanto puntuale quanto sterile ed inutile ridda di polemiche [2], stante una pur citata regolamentazione normativa che – la noia assale me per primo – non ha mai concretamente aiutato (si consoli anche la senatrice Lorenzin) a venir fuori da ogni puntuale andazzo, funzionale a sollevare illegalmente i medici dalle loro incombenze, salvo poi significare negli ambienti che contano che sono sempre loro a fare tutto e che per questo sono sempre parte lesa in ingravescente carenza.
In tale ambiente social tra i commenti ritenuti “più pertinenti” campeggia il seguente, che può forse ascriversi alla opinione media del professionista Infermiere Italiano:
«In Toscana lo facciamo da anni nell’ambito del percorso see and treat. Come facciamo i gessisti la notte perché non ci sono gli ortopedici. Come tamponiamo epistassi perché non ci sono gli otorino. Come gestiamo nefrostomie occluse perché non vengono gli urologi, come gestiamo emergenze neonatali in pronto soccorso generali, come posizioniamo accessi vascolari eco guidati …. con uno stipendio da fame e responsabilità enormi. Chiedere Rx caviglia o mano è il meno a parere mio.».
Premesso che il citato “percorso” è formalmente finalizzato alla gestione immediata di condizioni effettivamente minori, come piccole ferite, contusioni, o problemi dermatologici di lieve entità, e pertanto quello prospettato sarebbe quanto meno un mero abuso del “see and treat”… peraltro assolutamente non nuovo, perché ascrivibile al tourbillon di pratiche sommerse, da sempre praticate nella sanità Italica, dalle Alpi del Trentino a Lampedusa, e che andrebbe meglio approfondita la emergente questione sulle motivazioni per cui si attendono dei medici che «non ci sono» (?) e/o «non vengono» (?) … tali veri o falsi malpancismi, misti a Tafazzonaggine, in epoca di vere e presunte carenze umane d’ogni genere, in un assai preoccupante prospettato scenario di calo demografico [3], con conseguenti misure tampone di ingressi di professionisti (?) provenienti da ogni parte del globo, al punto che non importa più nemmeno tanto se parlano o no una lingua Italiana anche minimamente decente (con ogni ovvia conseguenza di indiretta introduzione di standard sub-sub-subottimali), evidenziano una serie di cattive e perverse abitudini, che vanno da un classico all’altro: dal «qui si è sempre fatto così» al «lega l’asino dove vuole il padrone» … incrostate ideologie che continuano a suggerire di obbedire ciecamente agli ordini di figure di autorità (discendente da chissà quale selezione eccellente), di chi “comanda” (e paga lo stipendio), oppure figure di assortita dominanza medico/forense, senza opporre alcuna resistenza o uno straccio di spirito critico etico/professionale, ed a conformarsi alle decisioni di siffatti “superiori” da epoca medievale, anche quando queste paiono apertamente illogiche, illegali ed/o dannose, in un atteggiamento di subordinazione e passività, dove un neo pseudo-professionista si limita ad eseguire senza iniziativa critica, autorevolezza o giudizio.
Logiche che ovviamente – è tutta la vita che lo si continui a ripetere invano – in ambito sanitario sono tanto illegali quanto pericolose, in quanto essendo le attività sanitarie dirette verso LA PERSONA , possono esitare situazioni anche molto gravi, all’interno di un altro grande andazzo tutto Italico, ove la giustizia si muove sempre troppo elefanticamente ed esclusivamente … se c’è il/la morto/a.
Tutto ciò anche in barba a norme – laddove esistenti e vigenti (certamente fuori dall’universo dei TSRM, che restano, ormai, personaggi in cerca d’autore, visto che anche alla CIMO-FESMED non sanno o fanno finta di non sapere che chi esegue materialmente gli esami radiologici è il TSRM: quindi si andrebbe direttamente da un esercizio abusivo al successivo senza mediazione alcuna) – che dovrebbero tutelare tutti i non medici dall’abusivismo da ipermansionamento, al punto che per quei pochi che per converso agli andazzi subottimali intendono invece esercitare comportamenti tanto virtuosi quanto intransigenti, si spalancano le porte delle incomprensioni, degli incidenti d’ogni tipo, dei battibecchi, dell’apartheid professionale su base di dominanza medica, del pettegolezzo misto a mera diffamazione o anche calunnia, ed infine del mobbing con il concreto rischio di perdere il lavoro unitamente alla credibilità personale, perché “non in linea” con i più (dirigenti ipocriti compresi).
Viaggiare tra l’esercizio abusivo e … nessun esercizio, non è un sentiero salutare, economico … e nemmeno civile.
Il paradosso è che questo sentiero di ipermanzionamento e di standard sub ottimali è tracciato proprio da codeste sconsiderate affermazioni, indegne di ogni vero professionista.
Già infine considerando che, pretestati “protocolli” non hanno salvato i TSRM dal demansionamento normativo e dalla riduzione in schiavitù intellettuale …a quanto pare sono in costruzione nuove barriere di omertà “homade” che uniformemente si aggiungono a vecchi e mai risolti muri di gomma, che esordendo dagli ambiti di criminalità organizzata d’ogni tipo, stanno sempre più spopolando nei c.d. ambienti “white collar” …
Altro che intelligenza artificiale … qui serve una sana ed incrollabile … intelligenza naturale.
Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale
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[1] https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=132099
[2] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=132194
[3] https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=131245
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