Laboratori e clinici insieme per nuove sfide: “L’integrazione dei saperi promuove la medicina personalizzata”

Laboratori e clinici insieme per nuove sfide: “L’integrazione dei saperi promuove la medicina personalizzata”

Laboratori e clinici insieme per nuove sfide: “L’integrazione dei saperi promuove la medicina personalizzata”
Dalle malattie infettive alla neoplasia prostatica, l’evento che si è svolto il primo ottobre al Policlinico Tor Vergata, grazie al contributo non condizionante di Beckman Coulter, ha messo in dialogo professionisti della medicina di laboratorio, clinici e ricercatori. Bernardini: “Solo attraverso il confronto e l’integrazione dei saperi arriveremo davvero alla medicina personalizzata”

Malattie infettive, con uno sguardo mirato a epatite C e HIV, e neoplasia prostatica: attorno a questi temi si è acceso il confronto che ha visto sedere allo stesso tavolo clinici, ricercatori e professionisti dei laboratori. Un dialogo multidisciplinare che ha mostrato come la condivisione delle esperienze sia oggi la vera leva per affrontare le sfide della diagnostica moderna, capace di rendere più rapidi i processi e più precisi i risultati. A fare da cornice il Policlinico Tor Vergata di Roma, che con l’evento “La condivisione di esperienze come strumento di crescita professionale nella diagnostica di laboratorio” si è trasformato in un laboratorio di idee e innovazione.

Ad aprire i lavori, il professor Sergio Bernardini, direttore della UOC di Biochimica Clinica dell’Università di Tor Vergata. Per lui la parola chiave è ‘integrazione’: “La condivisione è fondamentale, soprattutto in un’epoca segnata dai big data – spiega -. Abbattendo le barriere tra discipline e coinvolgendo nuovi attori come data scientist, informatici e associazioni di pazienti, possiamo davvero riscrivere i capitoli della medicina e avvicinarci a una diagnosi e a cure sempre più personalizzate”. L’obiettivo è lavorare in rete, sviluppare progetti comuni, costruire algoritmi basati su grandi quantità di dati per favorire l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei percorsi clinici. Un cambiamento che, secondo Bernardini, alleggerirà il carico sui medici, offrendo strumenti decisionali più rapidi ed efficaci e migliorando la presa in carico dei pazienti.

“Automazione di quarta generazione per tempi più rapidi e maggiore accuratezza”
Dal livello macro dell’innovazione si è passati al cuore del laboratorio, con l’intervento di Alessandra Celli, Direttore ff della struttura complessa di Pistoia ed Empoli. Il suo focus è stato sulle malattie infettive, con particolare attenzione a HIV ed epatite C. “Un test diagnostico deve garantire accuratezza e specificità -sottolinea -. Grazie alle nuove tecnologie abbiamo oggi la possibilità di ridurre i falsi positivi, contenere la necessità di esami di secondo livello e soprattutto fornire risposte in tempi molto più rapidi”. Fondamentale il supporto del nuovo sistema di automazione di quarta generazione introdotto nel Laboratorio di che non segue più la logica sequenziale ma una logica di priorità, simile al triage del pronto soccorso. Questo ha permesso di dimezzare i tempi di risposta: da oltre un’ora a circa 30-35 minuti per le urgenze, e meno di un’ora per la routine. “Ricordiamoci – aggiunge Celli – che dietro ogni provetta c’è un paziente. Ottimizzare i processi significa dare risposte più tempestive e più sicure”.

“Nuovi test per superare i limiti del PSA”
Lo sguardo si è poi spostato sulla neoplasia prostatica, con l’intervento della professoressa Daniela Terracciano, docente di Patologia Clinica all’Università Federico II di Napoli. “Negli ultimi anni – spiega – la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di test innovativi per superare i limiti del PSA e ridurre la sovradiagnosi”. Strumenti come il PHI, il 4K Score, lo Stockholm3 e, più recentemente, il Proclarix e l’ISO PSA, hanno dimostrato un’elevata capacità di identificare tumori clinicamente significativi. Il PHI, in particolare, rappresenta un passo avanti perché consente di distinguere con maggiore precisione l’iperplasia prostatica benigna dal carcinoma e di selezionare i pazienti candidabili a protocolli di sorveglianza attiva. “Combinato con la risonanza multiparametrica – aggiunge Terracciano – il PHI, offre un’accuratezza diagnostica ancora maggiore, permettendo di ridurre biopsie inutili e garantendo un approccio personalizzato al paziente”. Ma per favorire la diffusione del test, Terracciano richiama la necessità di criteri condivisi, linee guida chiare e un modello di sostenibilità economica che lo renda accessibile su tutto il territorio nazionale.

Le altre sessioni: dai dati epidemiologici alle nuove strategie terapeutiche
L’incontro si è articolato in due sessioni tematiche. La prima, dedicata a “Dati, ricerca e diagnosi”, ha visto gli interventi di Loreta Kondili (Istituto Superiore di Sanità), che ha illustrato i trend epidemiologici di epatite B, C e HIV, e di Valentina Svicher (Università Tor Vergata), che ha approfondito i parametri diagnostici delle infezioni virali. Nella seconda sessione, dedicata al tumore alla prostata, Martina Maggi (ASST Santi Paolo e Carlo di Milano) ha presentato il ruolo dei biomarcatori nella diagnosi e nel percorso terapeutico. Un evento, dunque, che ha messo in rete competenze diverse e ha ribadito un concetto chiave: solo attraverso la condivisione delle esperienze e delle conoscenze la diagnostica potrà continuare a crescere come strumento centrale per la salute pubblica.

Isabella Faggiano

02 Ottobre 2025

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