Obesità, senza protezione dai determinanti commerciali la prevenzione resta fragile

Obesità, senza protezione dai determinanti commerciali la prevenzione resta fragile

Obesità, senza protezione dai determinanti commerciali la prevenzione resta fragile

Gentile direttore,
con grande interesse ho letto dell’approvazione definitiva del Disegno di Legge che, per la prima volta, riconosce ufficialmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante in Italia. Questo passo normativo, che introduce una cornice strutturata di prevenzione, cura, educazione e inclusione, rappresenta un fondamentale progresso per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e per la tutela della salute pubblica.

Tuttavia, dopo un’attenta lettura del testo di legge, emerge una criticità che, a mio avviso, ne limita l’efficacia potenziale, alla luce delle più consolidate evidenze scientifiche internazionali: l’assenza di misure vincolanti volte a proteggere i cittadini e le famiglie, in particolare i soggetti più vulnerabili, dall’aggressivo marketing commerciale di prodotti alimentari non salutari e dei sostituti del latte materno.

Il DDL si concentra, giustamente, sulla promozione dell’attività fisica, di una corretta alimentazione e del sostegno all’allattamento al seno. Tuttavia, l’esperienza e la letteratura scientifica (1,2) dimostrano in modo inequivocabile che le politiche di promozione della salute rimangono fragili e inefficaci in assenza di forti misure di protezione dai determinanti commerciali della salute.

Come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (3) i determinanti commerciali della salute – ovvero le attività del settore privato e i sistemi politico-economici che le rendono possibili – hanno un impatto diretto, spesso negativo, sulla salute pubblica. Nel contesto della prevenzione dell’obesità, questo si traduce in due aree critiche non affrontate dalla legge:

  1. protezione dal marketing aggressivo di alimenti non salutari: le strategie di marketing dei cibi ultraprocessati e ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale hanno un impatto decisivo sulle scelte alimentari, specialmente in età infantile. Le campagne promozionali, spesso paragonabili a quelle per tabacco o alcol, sfruttano la vulnerabilità cognitiva di una buona parte della popolazione e l’affidabilità percepita di figure professionali o contesti (come il digitale) per condizionare le famiglie e il personale sanitario (3,4,5). Investire risorse nella sola educazione, senza limitare l’esposizione al marketing di questi prodotti, equivale a chiedere ai cittadini di competere, individualmente e con risorse limitate, con gli ingenti investimenti di un’industria che ha come target proprio la popolazione più a rischio;
  2. protezione dal marketing aggressivo dei sostituti del latte materno: sebbene la legge promuova il sostegno all’allattamento, essa non prevede misure per garantirne la protezione. L’allattamento è un fattore protettivo essenziale contro l’obesità infantile e altre malattie croniche non trasmissibili (6). L’adesione al Codice internazionale di commercializzazione dei sostituti del latte materno e la prevenzione dei conflitti di interesse sono condizioni imprescindibili per il successo di qualsiasi strategia di sostegno (7,8). Senza misure vincolanti di controllo del marketing, ogni politica di promozione rimane esposta e vulnerabile.

La piena efficacia del nuovo Programma Nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, con i relativi stanziamenti, sarà compromessa se non si interviene sui fattori ambientali che amplificano le disuguaglianze di salute. Le famiglie più svantaggiate sono, infatti, le più esposte agli effetti del marketing aggressivo (2,7).

Per consolidare e rafforzare l’impianto del DDL, bisogna integrare misure strutturali e vincolanti che contrastino i determinanti commerciali; ad esempio, si potrebbe incentivare l’adesione del personale sanitario e delle associazioni professionali a politiche anti-sponsorizzazione: il DDL dovrebbe prevedere riferimenti espliciti per il personale del SSN, gli studenti e i professionisti, stanziando fondi per la formazione indipendente e valorizzando le strutture che aderiscono a standard di protezione come la Baby-Friendly Initiative nella sua integralità (incluso il rispetto del Codice di commercializzazione dei sostituti del latte materno); e/o introdurre meccanismi di sorveglianza e regolamentazione del marketing: utilizzare l’istituendo Osservatorio per lo Studio dell’Obesità non solo per monitorare la legge, ma anche per sorvegliare attivamente le pratiche di marketing inappropriato di alimenti ultraprocessati (tra i quali figurano anche le formule per lattanti) in linea con le raccomandazioni OMS; si potrebbe, inoltre, valutare l’introduzione di misure regolatorie sul marketing digitale sempre più sofisticato e difficilmente controllabile, che raggiunge direttamente le famiglie (4, 5, 35).

Sono inoltre del tutto assenti nel DDL riferimenti ai sistemi di sorveglianza nazionale in essere, istituiti da DPCM 3 marzo 2017, quali la sorveglianza bambini 0-2 anni, Okkio alla salute e PASSI, che al momento costituiscono uno strumento imprescindibile di conoscenza sui determinanti di salute nelle diverse fasce di età, inclusa la prevalenza dell’allattamento e dell’obesità, e di orientamento delle azioni di presa in carico, prevenzione e promozione della salute.

Ritengo che attribuire priorità politica a misure di protezione strutturali e vincolanti sia essenziale per garantire che l’importante investimento finanziario e normativo introdotto dalla nuova legge produca il massimo beneficio in termini di salute pubblica e riduzione delle disuguaglianze.

Sergio Conti Nibali
Pediatra

  1. Pérez-Escamilla R et al. Breastfeeding: crucially important, but increasingly challenged in a market-driven world. 2023 Feb 11;401(10375):472-485. doi: 10.1016/S0140-6736(22)01932-8
  2. Baker P et al. The political economy of infant and young child feeding: confronting corporate power, overcoming structural barriers, and accelerating progress. 2023 Feb 11;401(10375): 503-524. doi: 10.1016/S0140-6736(22)01933-X.
  3. Commercial determinants of noncommunicable diseases in the WHO European Region. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2024. https://www.who.int/europe/publications/i/item/9789289061162
  4. Rollins N et al. Marketing of commercial milk formula: a system to capture parents, communities, science, and policy. Lancet. 2023 Feb 11; 401(10375):486-502. doi: 10.1016/S0140-6736(22)01931-6.
  5. WHO/UNICEF. How the marketing of formula milk influences our decisions on infant feeding. Geneva: World Health Organization and the United Nations Children’s Fund (UNICEF); 2022. https://www.who.int/publications/i/item/9789240044609
  6. Rito AI et al. Association between Characteristics at Birth, Breastfeeding and Obesity in 22 Countries: The WHO European Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI 2015/2017. Obesity Facts. 2019; 12(2):226-243. doi.org/10.1159/000500425.
  7. WHO/UNICEF. Implementation guidance: protecting, promoting and supporting breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services – the revised Baby-friendly Hospital Initiative. Geneva: World Health Organization; 2018.
  8. WHA 69.9. Ending inappropriate promotion of foods for infants and young children. Geneva: World Health Organization; 2016. https://apps.who.int/iris/handle/10665/252789
  9. WHA78.18 Regulating the digital marketing of breast-milk substitutes. Geneva: World Health Organization; 2025. https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA78/A78_R18-en.pdf
Sergio Conti Nibali

02 Ottobre 2025

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