Acufene: nuovi dispositivi aiutano il cervello ad abituarsi al rumore

Acufene: nuovi dispositivi aiutano il cervello ad abituarsi al rumore

Acufene: nuovi dispositivi aiutano il cervello ad abituarsi al rumore
L’acufene è un disturbo spesso invalidante, difficile da trattare e ancora oggi complesso da misurare in modo oggettivo. L’audiologo Stefano Di Girolamo spiega perché la diagnosi è fondamentale e come i nuovi strumenti elettromedicali possano aiutare a gestirlo

L’acufene — la percezione di suoni fantasma in assenza di stimoli esterni — è un disturbo più diffuso di quanto si pensi.
Lo studio European Tinnitus Survey (ETS), condotto tra il 2017 e il 2018 in 12 Paesi dell’Unione Europea — tra cui anche l’Italia — mostra che circa un adulto europeo su sette (14,7%) riferisce di percepire acufeni; il sintomo è considerato severo nell’1,2% dei casi. La prevalenza cresce con l’età e con il peggioramento dell’udito, e il ricorso ai servizi sanitari aumenta proporzionalmente alla gravità dei sintomi. In termini assoluti, gli autori stimano che oltre 65 milioni di europei convivano con l’acufene, di cui 26 milioni ne sperimentano una forma fastidiosa e 4 milioni una forma grave.

“L’acufene è un sintomo causato da malattie dell’orecchio, del sistema nervoso centrale o da somatizzazioni ansiose”, spiega Stefano Di Girolamo, specialista in Audiologia, Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale e professore ordinario presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

“Nel caso in cui questo sintomo fastidioso si presenti, la prima cosa da fare è formulare una diagnosi per capire quale causa sottende alla sua genesi.”
La diagnosi è fondamentale per scegliere la terapia più efficace per trattare un disturbo tanto diffuso quanto, per molti pazienti, invalidante. In alcuni casi però, è difficile intervenire sulle cause. “Se il paziente presenta un danno all’orecchio interno, non è semplice fare riabilitazione, se non con apparecchi o protesi acustiche”, sottolinea Di Girolamo.

“Oggi abbiamo a disposizione nuovi strumenti che mascherano il rumore, generando frequenze di intensità simili a quelle dell’acufene e aiutando il cervello ad abituarsi al suono interno. Questi dispositivi elettromedicali, destinati al trattamento dei disturbi dell’udito, rappresentano una risorsa importante per noi medici.”

Si tratta di strumenti che necessitano di una certificazione europea in conformità al Regolamento sui dispositivi medici. “È fondamentale che siano regolamentati sulla base delle norme della Comunità Europea — aggiunge Di Girolamo —, in primo luogo per garantire la sicurezza del paziente.”

L’efficacia, nel caso di soluzioni per l’acufene, è più difficile da valutare, soprattutto perché non esiste un metro neurologico standard che misuri direttamente l’acufene. La certificazione europea indica che il dispositivo raggiunge il risultato clinico dichiarato. Oltre a questo, conclude l’esperto, “occorrono casistiche ampie e in vari centri per confermare i dati che possono aiutarci a redigere indicazioni e linee guida terapeutiche per i pazienti”.

17 Ottobre 2025

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