Cure palliative: 60% di posti vacanti nelle Scuole di Specializzazione italiane. Un fallimento annunciato   

Cure palliative: 60% di posti vacanti nelle Scuole di Specializzazione italiane. Un fallimento annunciato   

Cure palliative: 60% di posti vacanti nelle Scuole di Specializzazione italiane. Un fallimento annunciato   

Gentile Direttore,
nel 2021, il Parlamento ha approvato una legge, da me fortemente voluta come deputato, che istituiva le Scuole di Specializzazione in Cure Palliative. Un traguardo atteso da anni, frutto di un lungo lavoro collettivo, politico e culturale, che finalmente riconosceva dignità e struttura ad una delle aree più complesse e umane della medicina: l’accompagnamento del paziente nel tratto finale della vita. Oggi, a distanza di quattro anni, ci troviamo di fronte a un dato sconfortante: solo il 40% dei posti disponibili è stato coperto. Un segnale chiaro di un sistema che non è riuscito a rendere attrattivo un percorso fondamentale, né a valorizzarlo sul piano formativo e professionale.

Le ragioni di questo fallimento sono diverse, ma tutte riconducibili a precise scelte (o non-scelte) politiche e istituzionali.

Anzitutto, manca ancora il settore scientifico-disciplinare specifico per le Cure Palliative. Senza questo riconoscimento accademico, la disciplina resta di fatto “invisibile” nei percorsi universitari, senza una collocazione autonoma e stabile.

In secondo luogo, le Cure Palliative continuano a essere assenti e quindi non insegnate nella maggior parte dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia del nostro Paese. La maggior parte dei neolaureati arriva alla fine del proprio percorso senza aver mai approfondito, o nemmeno incontrato, il tema dell’accompagnamento nella fase terminale della malattia. Un vuoto formativo che si riflette inevitabilmente anche nella scelta delle specializzazioni.

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la mancata equipollenza tra la nuova specializzazione in Cure Palliative e altre aree affini come oncologia, geriatria, neurologia, anestesia, medicina interna. Un’assenza che genera incertezza, ostacola il riconoscimento delle competenze e penalizza decine se non centinaia di medici che da anni operano con dedizione e professionalità in questo ambito.

Senza un decreto che chiarisca ruoli, accessi e percorsi professionali, la neonata specializzazione rischia di restare isolata, scarsamente attrattiva e senza prospettive concrete.

A tutto questo si aggiunge un disinteresse istituzionale che purtroppo non è nuovo. Le reti di Cure Palliative previste dalle normative esistono spesso solo sulla carta: mancano i finanziamenti, mancano gli organici formati, mancano strutture adeguate e coordinamenti operativi capaci di rispondere davvero ai bisogni dei cittadini.

L’ultimo segnale preoccupante è arrivato con il rinnovo della Sezione ministeriale per le Cure Palliative, da cui sono stati esclusi persino i presidenti delle principali società scientifiche del settore, la SICP e la FEDCP. Una scelta che ha il sapore di una chiusura politica e culturale e che mortifica anni di lavoro, ricerca e confronto di una comunità scientifica che ha sempre messo al centro il valore della cura.

Il rischio oggi è che lo sforzo compiuto nel 2021 venga disperso, che le Scuole di Specializzazione restino vuote, che si perda l’occasione di formare una nuova generazione di medici in grado di garantire una medicina che non guarisce, ma cura, che accompagna e che non abbandona.
Le Cure Palliative non sono un ripiego. Non sono la medicina “del fallimento”. Sono, al contrario, una delle espressioni più alte della responsabilità medica e civile.

Servono scelte chiare e coraggiose. Servono politiche coerenti con i diritti che abbiamo scritto nelle leggi, ma che ancora non trovano applicazione nella realtà.

Il diritto a non soffrire, a non essere lasciati soli, non può restare solo una dichiarazione d’intenti ed è tempo di agire.

Giorgio Trizzino

Giorgio Trizzino

20 Ottobre 2025

© Riproduzione riservata

H9N2 e oltre: perché la vera risposta alle minacce biologiche è l’AI (e l’Italia ce l’ha già)
H9N2 e oltre: perché la vera risposta alle minacce biologiche è l’AI (e l’Italia ce l’ha già)

Gentile Direttore,il primo caso umano europeo di influenza aviaria A(H9N2), identificato in Lombardia in un paziente proveniente dall’estero, conferma l’efficacia dei sistemi di sorveglianza italiani e il coordinamento tra Ministero...

Quando un fatto di cronaca fa emergere una sanità che non funziona
Quando un fatto di cronaca fa emergere una sanità che non funziona

Gentile Direttore, con la brutta vicenda delle sacche di plasma buttate (di cui eri si è occupato anche Qs) la sanità pubblica delle Marche sembra proseguire la sua corsa verso...

Meningite, Epatite A ma non solo. Prevenzione in ritardo, infezioni in anticipo: i segnali di oggi non sono da ignorare
Meningite, Epatite A ma non solo. Prevenzione in ritardo, infezioni in anticipo: i segnali di oggi non sono da ignorare

Gentile Direttore, le notizie di questi giorni offrono un quadro chiaro e, per certi versi, preoccupante: le malattie infettive stanno attualmente circolando con modalità e tempistiche che impongono analisi e...

Il Codice Penale e la Dipendenza cronica da Sostanze
Il Codice Penale e la Dipendenza cronica da Sostanze

Gentile Direttore,con la recente sentenza 21/2026 la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del GUP di Bergamo che era inteso a valutare la legittimità costituzionale dell’art. 95 del codice penale...