Gentile Direttore,
dopo le rassicurazioni del Ministero sulla nuova particolare attenzione data al tema della salute mentale, che hanno accompagnato l’uscita del Piano Azione Nazionale Salute Mentale e la giornata mondiale della Salute mentale, mi sono dedicato con legittime aspettative alla lettura dei bozza della Legge di Bilancio, recentemente approvata in Consiglio dei Ministri per essere inviata al Parlamento.
La Legge, come ci riporta anche Quotidiano Sanità, conferma delle risorse aggiuntive con un incremento totale per il 2026 di 6 miliardi per l’intero settore della Sanità.
Leggendo il programma della loro destinazione, è subentrato tuttavia un inevitabile deluso stupore.
Al di là delle dichiarazioni che avevano fatto immaginare una svolta epocale, alla fine per la Salute Mentale rimangono, ancora una volta, solo le briciole.
L’Art. 64 della Legge è interamente dedicato alle risorse stanziate per “garantire gli obiettivi e le azioni strategiche di intervento previste nel Piano nazionale di azioni per la salute mentale 2025-2030 (PANSM 2025-2030)”, che vengono quantificate in 80 milioni di euro per l’anno 2026, 85 milioni di euro per l’anno 2027, 90 milioni di euro per l’anno 2028 e 30 milioni di euro. Vi è evidentemente grande fiducia nell’adeguatezza e nelle ricadute positive dello stanziamento, dal momento che un decreto, che definirà entro 120 giorni la ripartizione fra le Regioni, definirà anche il “monitoraggio della realizzazione delle azioni strategiche delineate nel PANSM con la finalità di verificare il recepimento nella pianificazione regionale del mandato del Piano nonché il raggiungimento degli obiettivi strategici nazionali.”
Mi permetto di pensare che è una fiducia con basi un po’ fragili.
Basti considerare anche solamente che nel nuovo PANSM è prevista l’introduzione dello psicologo di assistenza primaria, che da solo è stato valorizzato per un impegno economico superiore ai 90 milioni.
E non posso non notare che si tratta di uno stanziamento perfino inferiore a quello attuato dal Ministero nel 2019, che vedeva 100 milioni esclusivamente dedicati ad alcuni problemi nei servizi esistenti, rivelatosi alla fine con ben poche ricadute, come era lecito aspettarsi peraltro, a fronte di una necessità che si quantifica in oltre due miliardi di euro l’anno.
La Legge definisce anche come ripartire la quota assegnata, indicando che un 30 per cento degli importi è destinata all’implementazione delle azioni di prevenzione per la piena realizzazione degli argomenti trattati nel PANSM.
Ogni anno, 30 milioni di euro invece possono essere utilizzati per l’assunzione di personale a tempo indeterminato (la cui spesa quindi deve poi essere mantenuta negli anni successivi), ponendo due legittimi dubbi.
Il primo riguarda l’entità della cifra. Già nel 2023, Starace aveva pubblicato, proprio su Quotidiano Sanità, una analisi della situazione del personale dei servizi della salute mentale utilizzando come riferimento il DM 77, peraltro richiamato anche nel recentissimo PANSM. Va sottolineato che questo riferimento, che in ogni caso era legato a servizi con minori impegni operativi rispetto a quanto ora previsto dal PANSM, era in ogni caso inferiore rispetto a quanto comporta il 5% del FSN più volte indicato in diversi documenti ufficiali come standard necessario per questi servizi.
Starace, rispetto alla situazione allora esistente, aveva calcolato in maniera molto documentata l’assenza nei soli servizi della Salute Mentale Adulti (quindi senza Servizi per le Dipendenze e Servizi per la Neuropsichiatria Infantile) di 13.198 operatori: circa 11.000 delle professioni sanitarie, 1.465 medici, 589 psicologi, con una spesa aggiuntiva necessaria pari a circa 785 milioni di euro annui. Si tratta di ben 26 volte quanto stanziato dalla Legge di Bilancio presentata.
Il secondo riguarda la possibilità per la salute mentale di accedere al piano straordinario di assunzioni nel Servizio sanitario nazionale descritto all’Art. 69, e destinato a “garantire la riduzione delle liste di attesa nonché il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie e per far fronte alla carenza di personale sanitario”, per il quale sono previsti 450 milioni annui. Si tratta di una cifra che può grossomodo corrispondere a 1000 dirigenti sanitari e 5000 professionisti (soprattutto infermieri) del ruolo sanitario non dirigente, ma che corrisponde anche al 57% di quanto sarebbe necessario per i soli servizi della salute mentale della età adulta.
Dato il finanziamento specifico dedicato in articolo 64 emerge peraltro un legittimo dubbio sulla possibilità per la Salute Mentale di sedersi al tavolo della spartizione anche di queste risorse, dove peraltro, considerata la grave situazione generale del personale, non sarebbe stata comunque privilegiata in quella che sarà una dura battaglia per una equa distribuzione.
In conclusione, qualcosa arriverà per i Servizi di Salute Mentale, ma con valori, in ogni caso, drammaticamente inferiori rispetto a quanto necessario.
E per “necessario” faccio riferimento a quanto attualmente esiste, e non ai nuovi compiti che comunque il PANSM individua per i servizi e che rischiano di rimanere un puro elenco di intenti senza attuazione, o di etichette ottime per dichiarazioni ed inaugurazioni, ma del tutto svuotate di operatività.
Andrea Angelozzi
Psichiatra