Educazione sessuale nelle scuole: perché è un’occasione persa

Educazione sessuale nelle scuole: perché è un’occasione persa

Educazione sessuale nelle scuole: perché è un’occasione persa

Gentile Direttore,
questa volta sembrava che il momento fosse finalmente giunto…seppure con qualche discutibile limite l’educazione all’affettività e alla consapevolezza riguardo sessualità e riproduzione pareva veramente potesse approdare nelle nostre scuole. Un passo non certo azzardato, un passo che nella maggior parte dei paesi Europei si è compiuto da tempo, persino in quelli che riteniamo meno avanzati su esti temi come ad esempio l’Irlanda.

Un passo importante ma soprattutto necessario: lo richiedono a gran voce da anni gli stessi ragazzi come dimostra lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto nel 2015 su 16.063 studenti (16-17 anni) che racconta di adolescenti che usano poco i contraccettivi, conoscono molto poco i consultori e ancora meno le Malattie Sessualmente trasmissibili e le modalità di che possono essere messe in atto per prevenirle.

Un quadro sconfortante se pensiamo che il 35% di loro dichiara di avere avuto rapporti completi, nel 10% dei casi senza nessuna protezione.

Solo il 10% degli/delle intervistate dichiara di affrontare queste tematiche in famiglia, mentre oltre l’80% cerca informazioni su internet: però una speranza si accende quando vediamo che il 62% vorrebbe parlarne a scuola, preferibilmente con un esperto esterno e che il 60% di loro ritiene che questi incontri dovrebbero avere inizio nella scuola secondaria di primo grado o anche prima, dato che conferma quanto già emerso nella precedente indagine ISS del 2010.

E questo lo sanno bene quanti di noi, specie tra chi lavora in consultorio, hanno tra i loro obiettivi proprio quello di uscire dagli ambulatori per incontrare i ragazzi nelle scuole e per rispondere alle loro tante domande, dubbi, curiosità e anche disagi.

Ricordiamo che questi sono gli adolescenti che hanno vissuto il trauma del periodo Covid, con le restrizioni sociali e la privazione di momenti collettivi, e forse anche per questo mostrano forme di disagio che in parte ha anche ricadute sugli aspetti riproduttivi (si pensi solo all’aumento dei disturbi alimentari e dell’abuso di alcool) e che richiede comunque momenti di ascolto e di incontro all’interno di una comunità che la scuola può rappresentare.

Trovare le parole giuste e intervenire precocemente sappiamo che è lo strumento principale per evitare che si radichino convinzioni stereotipate che risultano poi difficili poi da modificare e rimuovere: intervenire precocemente rappresenta insomma lo strumento principe per una vera prevenzione.

E questo vale anche per la prevenzione delle relazioni non equilibrate: se non del femminicidio, che è solo una punta di un iceberg, di quelle relazioni malate che purtroppo trovano sempre più spazio anche nelle giovanissime coppie, con l’esercizio del controllo, dell’intrusione, del ricatto affettivo, della messa in mostra di corpi senza consenso. Tutte azioni purtroppo favorite anche dall’uso senza controllo del web.

Imparare che un “no” è un “no” anche all’ultimo momento, che la passione non si esprime con il possesso e il desiderio non esprime con la pretesa, sono cose che si devono cominciare a permeare la coscienza sin da giovanissimi affinché trovino radici nei nostri pensieri e nelle nostre azioni.

E quindi se lo chiedono a gran voce i ragazzi, se lo chiedono gli esperti del settore, se lo chiedono gli stessi dati nazionali sull’uso dei contraccettivi sicuri ( tra i più bassi in Europa), sull’ utilizzo del condom (in calo negli ultimi anni), sull’età del primo rapporto che nel quasi 2% dei casi avviene prima dei 13 anni…. allora?

E allora di cosa abbiamo paura? Abbiamo paura che rompere un tabù, come è ancora il sesso nel nostro Paese, possa davvero portare sovvertimenti sociali? Abbiamo paura di sdoganare comportamenti a ischio che, come abbiamo visto, sono già ampiamente presenti e incontrastati tra i nostri giovani? Abbiamo paura di incitare i ragazzi a sperimentare forme di sessualità che nella realtà rispondono solo alle proprie percezioni ed emozioni e non possono certo essere insegnate? Abbiamo paura di favorire la denatalità parlando di contraccezione, pur sapendo che sono i Paesi con maggiore uso di contraccettivi quelli in cui si fanno poi più figli (Francia, Svezia, Danimarca…)?

Davvero abbiamo paura di queste cose? Davvero vogliamo perdere questa occasione?

La paura è spesso un sentimento che coinvolge aspetti che vediamo pericolosi solo perché potrebbero riguardarci da vicino: forse abbiamo paura del nuovo, forse di troppe libertà, o forse semplicemente abbiamo bisogno di restare ancorati a vecchi schemi che sono andati rapidamente frantumandosi negli ultimi anni, dando l’impressione di travolgerci e di privarci del rassicurante riferimento dell’ordine delle cose cui siamo abituati.

Ma il risultato è che alla fine lasciamo gli adolescenti ancora più soli, li priviamo di una possibilità di confronto e di dialogo su argomenti che tanta importanza rivestono nella nostra vita e rivestiranno nella loro, li lasciamo soli in un momento in cui i timori per il futuro generano tanta difficoltà e ansia: ripensiamoci allora, siamo in tempo… riprendiamo il cammino intrapreso e percorriamolo fino in fondo nel nome di una società che vogliamo rispettosa e consapevole.

Non mettiamo i problemi sotto il tappeto ma proviamo ad affrontarli tutti insieme: noi ginecologi territoriali con le nostre competenze, con le capacità sviluppate incontrando tanti giovani nelle strutture nelle quali lavoriamo, ci siamo e siamo pronti da tempo.
Ed è proprio per questo che ribadiamo convinti … non lasciamo che sia un’occasione persa.

Valeria Dubini
Presidente Agite

Valeria Dubini

23 Ottobre 2025

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