Gentile Direttore,
scrivo in riferimento all’interessante e puntuale analisi del collega Roberto Romano, Presidente AIES, pubblicata in data 21 ottobre, che ha riacceso la discussione sulla composizione degli equipaggi del 118, in particolare a seguito dei recenti e drammatici fatti di Foggia.
Concordo pienamente con il collega Romano sulla necessità di superare una visione riduttiva che focalizza il dibattito sulla sola “medicalizzazione” universale dei mezzi, per abbracciare invece un ripensamento complessivo del modello organizzativo. In questo senso, è fondamentale richiamare l’attenzione sulle nuove linee guida internazionali per la Rianimazione Cardiopolmonare (RCP), pubblicate da organismi come l’American Heart Association (AHA) e l’European Resuscitation Council (ERC).
Queste recenti pubblicazioni, infatti, sembrano porre fine a mesi di dibattito caratterizzato da posizioni difensive e, talvolta, evasive (“non cambia nulla”, “basta un’ambulanza ILS”, “c’è il rendez-vous: carica e corri”).
Le indicazioni internazionali sono chiare e sostengono in modo inequivocabile la necessità di un soccorso pre-ospedaliero avanzato, rapido ed eseguito da team con ruoli ben definiti:
1. AHA (American Heart Association): Le linee guida suggeriscono che i team dovrebbero avere “abbastanza operatori per dividere i ruoli” e raccomandano come “ragionevole la presenza di un medico (ALS provider) già al sospetto di arresto cardiaco extra-ospedaliero (OHCA)”.
2. ERC (European Resuscitation Council): Sottolinea come l’Advanced Life Support (ALS) debba essere “garantito nel minor tempo possibile”.
Tradotte in pratica operativa, queste raccomandazioni richiedono inevitabilmente la presenza di équipe multiprofessionali (con medico e infermiere) con un numero congruo di operatori, in grado di giungere sul posto in tempi minimi e con tutti i ruoli già divisi. È l’unica via per massimizzare le chance di sopravvivenza nell’OHCA, garantendo la continuità e la qualità delle manovre.
Tale impostazione non è una novità per chi da anni si occupa seriamente di formazione e training nell’emergenza, dove gli scenari sono normalmente strutturati per almeno tre operatori con ruoli divisi (compressioni, ventilazioni/vie aeree, leader/somministrazione farmaci).
In questo contesto, il ruolo delle Automediche si rivela strategico e cruciale. La loro capillare diffusione, in affiancamento alle ambulanze di soccorso di base o intermedio, permette di ridurre al minimo il tempo di intervento medico (come richiesto dalle Linee Guida) e di garantire il “rendez-vous” con un’équipe medica e/o infermieristica avanzata in modo rapido, assicurando l’arrivo sul luogo dell’evento di un’équipe intera con tutti i ruoli divisi su congruo numero di operatori, come raccomandato. Questo modello rispetta pienamente l’esigenza di prossimità e tempestività, senza la necessità di medicalizzare ogni singolo mezzo di trasporto. L’automedica è, di fatto, il veicolo ideale per veicolare l’ALS medico sul territorio nel minor tempo possibile.
Queste indicazioni internazionali non fanno altro che confermare ciò che molti professionisti sostengono da tempo, ovvero che il Decreto Ministeriale 70 (DM70), se correttamente interpretato riguardo ai Mezzi di Soccorso Avanzato (MSA), presupporrebbe esattamente un modello basato su équipe intere e multiprofessionali.
È dunque evidente che il nodo non è se l’ALS sia necessario (lo è), ma come venga garantito in modo uniforme, equo e tempestivo su tutto il territorio nazionale. In questo senso, l’analisi del collega Romano sulla necessità di valorizzare pienamente la figura dell’infermiere dell’emergenza territoriale e di adottare protocolli nazionali uniformi è cruciale. L’infermiere formato, pur non essendo vicario del medico, è un anello fondamentale di una catena di sopravvivenza che deve essere integrata, non gerarchizzata in modo esclusivo.
Il caso di Foggia non deve alimentare sterili contrapposizioni professionali, ma agire da catalizzatore per un’assunzione di responsabilità: è ora che alcune posizioni, che hanno a lungo minimizzato l’esigenza di team avanzati e completi, vengano riviste alla luce delle più recenti e autorevoli evidenze scientifiche internazionali, abbracciando il modello integrato (ambulanza + automedica) che solo può garantire la piena aderenza alle Linee Guida.
Solo adottando reti realmente multiprofessionali, con ruoli chiari, standard uniformi e un numero sufficiente di operatori qualificati in prossimità, potremo onorare le raccomandazioni AHA ed ERC e, soprattutto, garantire ai cittadini quella risposta equa ed efficace che il servizio di emergenza-urgenza merita.
Distinti saluti,
Dr. Manuel Monti
Direttore Dipartimento Emergenza Accettazione Usl Umbria 1
Direttore UOC Pronto Soccorso P.O. Gubbio-Gualdo Tadino
Vicepresidente Nazionale SIMEDET