Gentile Direttore,
la recente aggressione ad una donna sconosciuta, cui va tutta la solidarietà, avvenuta in Piazza Gae Aulenti a Milano da parte di una persona con problemi di salute mentale ha di nuovo acceso il dibattito sull’adeguatezza dei percorsi per le persone con disturbi mentali autrici di reati. Ancora una volta si è parlato di REMS, lista di attesa, disponibilità di posti. Il ministro degli Interni ha accennato a possibili “terze vie”.
Se con questo si allude a quanto previsto dal PASM 2025-30 cioè di destinare il 10% dei posti in carcere ad Articolazioni Tutela Salute Mentale creando circa 6.000 posti contro i 320 attuali, si avrebbe di fatto la riapertura di manicomi. Tra l’altro con un significativo impiego di risorse.
Ben diverso è pensare ad una revisione delle REMS facendo accurate valutazioni regionali rinforzando la rete dei Dipartimenti di Salute Mentale e le collaborazioni interistituzionali. E magari procedere una revisione organica del codice penale superando il doppio binario.
Dalle notizie di stampa, il caso di Milano evidenzia che la persona era stata detenuta e per tre anni presso una Comunità Terapeutica. Il punto che la vicenda sembra porre in rilievo è quello del welfare di comunità, delle risorse dei servizi sociali e dipartimenti di salute mentale e dipendenze. Sono questi che dal 2015 si fanno carico della maggior parte dei pazienti autori di reato, circa 7.000, sia mediante inserimenti in Residenze e Comunità Terapeutiche senza aggiuntive e con oneri a carico della sanità, stimati in circa 400 milioni anno. Vanno promosse, come per altro previsto dal ministero della Giustizia, le misure alternative alla detenzione in carcere, in particolare per le persone con problemi di sostanze. Dopo un periodo di detenzione o di permanenza in Residenze, il reinserimento sociale rappresenta una fase complessa, difficile, specie se connotata da povertà economiche, relazionali, vitali, mancanza di lavoro e casa, in condizioni di isolamento/solitudine, abbandono che portano a vissuti di v
Per non alimentare stigmi occorre ricordare che secondo la letteratura internazionale, le persone con disturbi mentali commettono il 3-5% di tutti i reati e sono spesso sono più vittime che autori.
Recentemente episodi isolati si sono avuti anche in Francia (investimento con auto) e nel Regno Unito (accoltellamento di diversi passeggeri su un treno) dove pure vi sono ospedali psichiatrici, articolazioni in alta media e bassa sicurezza delle residenze psichiatriche giudiziarie. Ciò indica che non è con le strutture che si previene ma tramite un sistema sociale, sanitario e di sicurezza di comunità che si prenda cura delle persone e riduca la disponibilità di armi. Vi sono poi tanti episodi che interrogano sulle capacità di autoregolazione, la tolleranza, il rispetto reciproco, di persone senza disturbi mentali conclamati.
Bisogna investire risorse nei Dipartimenti di Salute Mentale per migliorare il welfare di comunità, utilizzare strumenti come il Budget di Salute, creare lavoro, inclusione, co-housing, cultura e socialità. Promuovere diritti, responsabilità e un clima sociale solidale e la proficua collaborazione tra le istituzioni che con diverse specifiche competenze, possono creare salute e sicurezza per tutti.
La legge di bilancio all’art. 65 prevede (solo): “80 milioni di euro per l’anno 2026, 85 milioni di euro per l’anno 2027, 90 milioni di euro per l’anno 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029”. Nell’ambito di quel finanziamento “è autorizzato l’impiego di una quota pari a 30 milioni di euro annui per l’assunzione a tempo indeterminato di personale dei ruoli sanitario e socio-sanitario da destinare ai Servizi di salute mentale”. Una quota molto limitata se si pensa che per il personale servirebbero, secondo la SIEP, almeno 785 milioni. Altre risorse previste sono contenute all’art 63 “1. Il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato è incrementato di 2.400 milioni di euro per l’anno 2026 e 2.650 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027, anche per le finalità di cui agli articoli da 64 a 84.” E’ quindi essenziale che alla salute mentale sia destinata una percentuale adeguata (8,5%) di risorse. La precisazione su quanti finanziamenti
Vi è da augurarsi che in sede di approvazione della legge di Bilancio, in modo unanime le forze politiche, a fronte di un aumento dei bisogni di cura vi sia per la salute mentale un significativo aumento delle risorse al momento, come da tutti segnalato, ritenute del tutto insufficienti. Solo un welfare pubblico universale e una comunità solidale può assicurare salute e il sostegno ai progetti di vita di tutti compresi gli autori di reato.
Pietro Pellegrini
Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma