Gentile Direttore,
il recente articolo in cui il segretario Fimmg Scotti (propone maggiore autonomia e flessibilità nel contratto dei medici di medicina generale (mmg) per attrarre maggiormente i giovani ci ha suscitato non poche perplessità.
Il segretario nel commentare gli ultimi dati sulle scelte dei giovani medici in tema di formazione e specializzazioni, motiva l’allontanamento dei giovani mmg con un impersonale “non si è ancora riusciti a leggere le esigenze di questi professionisti e a tradurle in una adeguata forma contrattuale che possa offrire le risposte che chiedono”, come se non fosse compito dei sindacati individuare tali esigenze.
Né comprendiamo l’accostamento tra il basso interesse dei giovani alla Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie (che non forma i futuri mmg come afferma, semmai li “formerebbe” se venisse colmato il vuoto normativo che la penalizza non consentendole tale sbocco professionale) e le cause di scarsa attrattività da lui citate, che invece sono proprie della medicina generale, quali motivi economici, rischio professionale e carichi di lavoro più elevati.
Non si capisce poi su quali dati o fonti si basi l’affermazione che “l’irrigidimento su diritti apparentemente legati alla subordinazione finisce per rendere meno attrattiva una professione che, invece, se strutturata nella sua autonomia organizzativa e professionale, regolata da responsabilità e da progetti reddituali connessi agli obiettivi di salute dei cittadini, può essere molto attrattiva” o addirittura che a rendere attrattiva la professione possa essere la trasformazione dei mmg del futuro in “slash worker” o “freelance” perché nativi digitali, sotto un cappello contrattuale che consenta un’attività “in presenza o a distanza, su base oraria o a volume, con retribuzioni per servizi e obiettivi”. Tutto questo inquadrabile in un mondo del lavoro moderno e attrattivo per le nuove generazioni, cui non apparterrebbe il passaggio alla dipendenza, segno a suo dire di scarsa comprensione delle nuove aspettative.
Mentre Scotti inneggia all’autonomia e alla flessibilità dei freelance e degli slash worker, tra luci ed ombre i più liberi tra i liberi professionisti, senza peraltro specificare come intenda declinarli nella pratica, e dimenticando forse che dietro tali nuovi profili potrebbe concretizzarsi anche il rischio di precariato o della necessità di cimentarsi in più lavori per compensare introiti bassi o discontinui, nasconde le rigidità contrattuali apportate all’ultimo contratto della medicina generale, e quanto questo abbia potuto contribuire alla scarsa attrattività della medicina generale tra i giovani.
A causare smarrimento e timore tra i giovani mmg e tra gli attuali corsisti ha infatti contribuito non tanto l’ipotetico irrigidimento sui diritti legati alla dipendenza ma la concreta realtà delle riforme contrattuali relative al ruolo unico e alle AFT introdotte dall’ultimo ACN, applicando modelli portati avanti proprio per allontanare l’ipotesi della dipendenza voluta dal Ministro e dalle Regioni per portare a compimento il modello di assistenza territoriale indicato dal PNRR e dal DM 77/22 con la realizzazione delle Case di Comunità nelle quali è previsto che lavorino anche i mmg.
Il ruolo unico, che impone al mmg di esercitare sia attività a ciclo di scelta che attività oraria, è temuto dalla categoria come portatore di un carico di lavoro insostenibile e inconciliabile. L’AFT rappresenta invece un modello di associazionismo forzato, dove i mmg sono obbligati ad entrare senza possibilità di scelta in associazioni costruite dall’alto e tenute alla continuità dell’assistenza. E’ evidente che tale organizzazione lasci al mmg ben poca autonomia professionale, senza peraltro garantirgli tutele. Vincolare una quota significativa della remunerazione al raggiungimento di obiettivi da parte dell’AFT limita ulteriormente l’autonomia professionale del mmg, introducendo sia un elemento di incertezza nello stipendio che un elemento vincolante di valutazione.
Negli ultimi anni sono stati effettuati diversi sondaggi indipendenti sulle preferenze dei mmg tra libera professione convenzionata e dipendenza, e in tutti la categoria è risultata abbastanza equamente divisa, con una quota che potremmo quantificare tra il 40 e il 50% a favore della dipendenza, che risulta preferita in maggioranza tra i giovani. Una scelta che corrisponde poco al profilo del medico imprenditore o freelance.
Il lavoro autonomo ed in particolare la modalità “freelance”, che si rivolge ad una pluralità di occupazioni ma anche di datori di lavoro, è adatto a chi desidera maggiore autonomia e flessibilità nei propri orari, con la possibilità di guadagnare di più rispetto ai colleghi dipendenti, ma può richiedere maggiori necessità di adattamento e una maggiore inclinazione al rischio. Un lavoro che potrebbe non essere l’ideale per chi invece preferisce maggiore stabilità e maggiori tutele, per chi aspira ad una maggiore integrazione all’interno del SSN e per chi si ispira al modello più tradizionale del mmg clinico.
Di fronte a questi dati e a questa realtà, condividiamo che certamente una delle parole chiave per restituire attrattività alla professione del mmg sia “flessibilità”, che però va intesa anche nel senso più ampio di una pluralità di forme contrattuali che includa la dipendenza dal SSN, con possibilità di scelta tra questa e la libera professione, venendo così incontro alle diverse esigenze dei potenziali futuri mmg e riuscendo così ad attrarne un maggior numero. Solo in questo modo si potrà salvare la medicina generale.
Movimento Medici di Medicina Generale per la Dirigenza