Calì (Smi): “Ok sentenza ma ora serve intervento legislativo più ampio”
Per Salvo Calì, segretario generale Smi, “la situazione in Italia è ai livelli di guardia: è intollerabile che i medici subiscano, spesso, denunce per ragioni estranee al loro operato. Si pensi ai molti problemi organizzativi derivanti dal taglio dei posti letto o dalla chiusura di diversi Pronto soccorso. Un professionista costretto a lavorare con il paziente in barella, in un corridoio, a causa del sovraffollamento, rischia più di altri di incorrere in errori, ed è, quindi, egli stesso vittima della malasanità non solo il paziente. In questi anni abbiamo assistito all'incremento del 24% delle denunce, ma, badate bene, il 98,1% dei procedimenti penali si conclude con l'archiviazione. Eppure, l'unico a pagarne le conseguenze in termini di danno psicologico ed economico è il medico”.
“Al ministero guidato da Balduzzi – continua il segretario Smi – proprio questa settimana, in un incontro con l’Intersindacale, abbiamo proposto un intervento strutturale: depenalizzare l'atto medico e auspicato il potenziamento delle camere arbitrali con chiari criteri di qualità (con medici e avvocati) al fine di ridurre il contenzioso, ora, forti anche della sentenza di ieri della Cassazione, pur in attesa di leggere il dispositivo, facciamo un ulteriore appello alla Politica: non si chiede l’impunità, attenzione, ciò che si auspica è che si interrompa la spirale perversa del boom delle denunce sull’attività medica e si definiscano chiaramente i contorni delle responsabilità civili e penali, nonché dei protocolli di intervento e di buona pratica. Il cittadino ha diritto al risarcimento e, in caso di dolo, ad avere giustizia con la condanna del professionista che ha sbagliato. Ma per ottenere tutto ciò è necessario depenalizzare l’atto medico e potenziare le camere arbitrali per avere giudizi rapidi e di qualità a tutela del paziente e dei camici bianchi. Non possiamo rimanere ostaggi delle assicurazioni e della medicina difensiva”.
01 Febbraio 2013
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