Gentile Direttore,
ieri sono stati presentati a Roma i dati del Programma Nazionale Esiti 2025 con i dati 2024, come puntualmente riportato e commentato su Quotidiano Sanità. Seppure con qualche ritardo rispetto all’orario annunciato (le 10:00!) nel sito del PNE si trovano da ieri i dati analitici di tutte le elaborazioni oltre a una descrizione dei metodi. Per fortuna quest’anno si è abbandonata formalmente la sciagurata logica delle classifiche, come giustamente sottolineato nel commento di Qs, ma ormai la frittata è stata fatta negli scorsi anni e i media generalisti continuano a farla per conto loro (da il Corriere della sera , a il Sole 24 ore per arrivare all’ANSA senza citarli tutti). Il filo conduttore della narrazione del PNE quest’anno è rappresentato dal collegamento sin dal titolo del capitolo più importante della edizione 2025 (L’assistenza ospedaliera e il DM 70/2015:
un bilancio, dieci anni dopo) con il DM 70, di cui il PNE viene proposto come strumento di declinazione e verifica, come scritto in più passaggi del testo. Ho alcune perplessità su questo collegamento, che dimentica il ruolo del DM 70 che non era solo quello di concentrare le casistiche e migliorare la tempestività di accesso a procedure essenziali, l’appropriatezza clinico-organizzativa, la sicurezza e gli esiti, ma anche quello altrettanto decisivo di riequilibrare il rapporto ospedale/territorio attraverso una razionalizzazione della distribuzione e organizzazione complessiva delle reti ospedaliere. Ma il PNE rimane comunque uno strumento importante nel guidare le scelte delle Regioni. Ha, infatti, ragione Giovanni Baglio quando scrive nella edizione del PNE presentata ieri che va fatta una sottolineatura importante per quanto “riguarda il ruolo strategico che il PNE ha assunto nel tempo quale strumento di governance del SSN, ai diversi livelli del sistema: a livello nazionale, sostenendo e alimentando il Nuovo Sistema di Garanzia, per la verifica degli adempimenti previsti dai LEA; a livello regionale, divenendo un riferimento per la definizione degli obiettivi dei direttori generali delle aziende sanitarie; e a livello locale, fornendo informazioni essenziali al governo clinico e allo sviluppo di cruscotti gestionali, in un’ottica di Audit & Feedback”.
Purtroppo, se non si procede allo stesso modo con il territorio e il focus rimane sempre sulla assistenza ospedaliera, il livello centrale, Agenas inclusa, fa un lavoro a metà proprio per quello che ha scritto Baglio: c’è governance dove c’è monitoraggio e sul territorio non c’è alcuna forma di monitoraggio. Il PNE ha una sezione dedicata alla assistenza territoriale che dovrebbe cambiare denominazione perché legge il territorio usando i dati dell’ospedale (un po’ strano no?). A riprova di quel che ho appena affermato nella Regione Marche ieri sono usciti due dati, quelli del PNE, ovviamente commentato solo in chiave trionfalistica dalla Regione nel suo comunicato stampa (Rapporto Agenas 2025, eccelle la sanità marchigiana. L’Azienda Ospedaliera Umberto I – Lancisi si conferma tra le migliori in Italia) e quelli del Gruppo Solidarietà (un gruppo molto attivo nelle Marche sui temi della tutela della salute dei soggetti più fragili) che nel suo sito ha pubblicato un intervento dal titolo già significativo “Impressionanti dati delle liste di attesa nelle Residenze sociosanitarie anziani e funzionamento Centri Diurni demenze”. Questi dati relativi alla Regione Marche dimostrano in maniera chiara quali sono gli effetti dell’abbandono del territorio, e in particolare della residenzialità per gli anziani, come area di governo da guidare e monitorare. Dai dati riportati in questo intervento (dati chiesti alla Regione ed elaborati faticosamente dal Gruppo Solidarietà ) estrapolo alcuni numeri:
le persone in lista di attesa per le strutture residenziali per anziani nelle Marche sono 7.650 (1.015 nelle Residenze Sanitarie Assistenziali e 6.635 nelle Residenze Protette di cui 1.668 per i posti dedicati alle demenze). Il totale delle persone in lista è superiore, a livello regionale, non solo ai 6.800 posti potenzialmente convenzionabili, ma anche ai 7.320 autorizzabili;
per quanto riguarda le persone con demenza, in lista per l’inserimento nelle strutture residenziali ce ne sarebbero 1.668 (poco più del 20% del totale). Dovrebbero rappresentare quelle attualmente in attesa di un posto e non tengono verosimilmente conto quelle impropriamente ricoverate in posti non dedicati, che sono al momento numerosissime (1.938 persone, numero verosimilmente sottostimato);
per quanto riguarda i Centri Diurni (CD) per pazienti affetti da demenza, in lista di attesa risultano 264 persone, ma 178 riguardano due soli Centri diurni. Per una migliore comprensione del dato i centri diurni nelle Marche sono 18 per complessivi 295 posti convenzionati, mentre 358 sono quelli autorizzati.
Allontanandoci dai numeri e cercando di vederne l’impatto sui cittadini, questi dati ci dicono che a meno di una diversa politica da parte della Regione, nelle Marche:
la gran parte delle persone anziane in lista di attesa per l’ingresso in una struttura residenziale non entreranno mai nei posti convenzionati, problema ancor più grave per le persone anziane con problemi di demenza che raramente già oggi trovano posti organizzati per una assistenza dedicata;
si corre il rischio di aprire, come scrive il Gruppo Solidarietà, autostrade per privati che, considerata la quantità della domanda, hanno poco interesse anche al convenzionamento e molto all’investimento;
si corre il rischio che crescano le richieste di autorizzazione per strutture sociali (che non hanno più il vincolo del tetto autorizzabile) per autosufficienti, con il chiaro obiettivo di ospitare, seppur illegittimamente, persone non autosufficienti;
la rete dei Centri Diurni per le Demenze è altrettanto sottostimata tanto da non esserci convenzionamento nemmeno per tutti i posti autorizzati.
Non mi addentro ulteriormente nei problemi specifici delle assistenza socio-sanitaria nelle Marche (per i quali rimando al sito del Gruppo Solidarietà e al blog di Franco Pesaresi ) per tornare alla riflessione iniziale: manca un PNE del territorio perché manca una governance (come si dice oggi) di questa componente del Ssn di cui tutti reclamano l’importanza, salvo poi occuparsi prevalentemente dell’ospedale. Ma le due realtà si toccano: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche con sede ad Ancona, e cioè uno dei “migliori ospedali d’Italia”, ha al Pronto Soccorso problemi gravi in termini di tempi di attesa e drammatici in termini di boarding proprio per quelle persone anziane con pluripatologia che avrebbero bisogno di una residenzialità “forte” che nell’area di Ancona è particolarmente carente. Ma questo dato il PNE non lo vede, ma l’Agenas lo vede come tempi di attesa al Pronto Soccorso riportati nel Portale Statistico dell’Agenas dedicato alla valutazione della performance delle Aziende Ospedaliere.
Morale finale: il Ssn non può essere governato a pezzi come avviene oggi con un territorio fuori fuoco nei sistemi di monitoraggio come lo è nei sistemi di governo (si pensi alla residenzialità che non ha di fatto riferimenti nazionali né in termini di classificazione delle strutture né in termini di personale e modelli organizzativi).