Procede a testa alta l’industria farmaceutica italiana a dispetto dei complessi scenari mondiali. È il motore dell’export del nostro paese: +33,7% da gennaio-ottobre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, per un totale di 58,8 miliardi. Il primo settore per crescita rispetto al +3,4% media manifatturiero è +0,4% altri settori, con una previsione di chiudere il 2025 con una stima di poco più di 70mld di export.
È un’istantanea nitida quella scattata dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani che nel corso di un incontro con i giornalisti tratteggia un bilancio decisamente in positivo per il 2025 definito un anno “importante e significativo”. Ma per non fermare la corsa ha ammonito bisagna invertire rotta mettendo in atto scelte innovative, flessibili e veloci.
“L’industria ha una missione unica, fare innovazione – ha detto – abbiamo l’obbligo di alzare gli standard e sfondare nuove barriere terapeutiche. Se c’è un settore che naviga questa incertezza come nessun altro è l’industria farmaceutica. Il 2025 è stato un anno importante e significativo, l’Italia ha avuto un anno positivo e il settore non è spaventato dalle crisi mondiali ma servono riforme. Serve avere un alleato per far atterrare in Italia investimenti e competenze. Quindi regole aperte, flessibili e velocità”.
E il cambio di passo deve essere realizzato prima possibile anche perché la Ue langue. “L’Ue si è trincerata in ideologie green e non riesce a partorire idee giuste. La governance Ue oggi non va. Il pericolo è che si mettano a rischio 100 mld di investimenti, per l’Italia si tratta di 25 mld in 10 anni”.
Bisogna quindi cambiare strategia e regole o “siamo perdenti” ha ammonito. Da un punto di vista industriale, l’Europa deve riconciliare “una serie di neuroni cerebrali e politici” e avere una strategia diversa dai dossier attuali, come il Critical Medicines Act o il Biotech Act. “La soluzione può essere industriale quando hai nuovi incentivi per impiantare nuova capacità – ha detto – non ce la facciamo con quello che abbiamo oggi. Servono anni per trovare le competenze, formarle e costruire gli stabilimenti. È una strategia di medio-lungo periodo che deve essere sviluppata, insieme alla competitività”.
Per Cattani il governo Meloni può agire sulla Commissione europea “oggi debole” e cambiare l’elenco delle priorità. “Dobbiamo avere dei dossier competitivi per stare al passo di Stati Uniti e Cina: se non siamo come loro nelle regole, a partire dal brevetto e dalle acque reflue, siamo perdenti. O abbiamo l’ambizione di essere al pari degli altri, o partiamo già con uno svantaggio. Se la strategia europea è mettere tasse e ingabbiare non ne usciremo”.
Invece i tempi per l’Italia sono maturi: il dialogo con il governo Meloni è “positivo” ha sottolineato Cattani come dimostrano l’emendamento al ddl Bilancio che prevede un aumento della quota per la spesa farmaceutica e l’obiettivo di raggiungere entro il prossimo anno nel Testo unico sulla farmaceutica con “una riduzione del payback al 13% anche se i Ceo dell’industria chiedono di arrivare al tetto del 10”.
“I dati mostrano inoltre che la spesa farmaceutica pubblica non sta crescendo a dismisura” ha poi evidenziato Cattani: “Nel periodo 2022-2024 l’aumento al netto del payback è stato del 2,8%, di cui lo 0,7% legato all’invecchiamento della popolazione. Una dinamica quindi contenuta e inferiore alla crescita dell’inflazione nello stesso periodo (+3,3%)”.
Inoltre, ha aggiunto Cattani, il meccanismo del payback ha svolto un ruolo sempre più rilevante nel contenimento della spesa: dai 769 milioni di euro del 2015 si è passati a 1.396 milioni nel 2020, fino a una stima di 2,3 miliardi nel 2025. In dieci anni il payback è quindi triplicato, confermando che il sistema nel suo complesso è orientato al controllo dei costi, non a una crescita incontrollata. ?
Per Cattani bisogna quindi continuare a collaborare con il Governo per garantire più risorse al Sistema sanitario, all’industria alla valorizzazione dei farmaci, più qualità nell’outcome, e naturalmente più possibilità di fare riforme importanti: l’accesso, avere un meccanismo di early access rapido e veloce sui tempi di approvazione dell’Ema e andare a omogeneizzare l’accesso a livello regionale.
Infine, Cattani promuove la futura manovra: “Ci sono interventi che fanno parte di un miglioramento. Non posso che ringraziare il governo Meloni per una sensibilità, in una Manovra rigorista, nell’identificare risorse ulteriori. È un segnale aggiuntivo. Anche riconoscere un aumento del Fondo sanitario di 7,4 miliardi, che nessuno aveva fatto prima, ma pure aggiungere uno 0,1-0,2 che fa scendere il Payback”.