Gentile Direttore,
l’approvazione della Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2026–2030, da parte del Ministero della Salute, rappresenta un passaggio decisivo per il futuro della prevenzione nel nostro Paese. Non siamo di fronte a un semplice atto programmatico, ma a un’occasione concreta per ripensare il ruolo degli attori della prevenzione e gli strumenti operativi a livello territoriale.
L’obiettivo “Vision Zero”, che assume come principio guida la prevedibilità di ogni infortunio, impone un cambiamento culturale profondo: superare definitivamente una visione repressiva e meramente sanzionatoria della vigilanza per costruire un sistema fondato su accompagnamento, competenza e responsabilità condivisa.
In questo scenario, il sostegno alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) non è una dichiarazione di intenti, ma una necessità strutturale. Ed è proprio a livello territoriale che questa visione può diventare realtà attraverso uno strumento già esistente, ma ancora sottoutilizzato nel suo pieno potenziale: i Piani Mirati di Prevenzione (PMP).
I PMP rappresentano la forma più evoluta e moderna di prevenzione: interventi programmati, basati sull’analisi dei rischi prevalenti nei diversi comparti produttivi, che integrano assistenza, informazione, formazione e vigilanza. Non controlli spot, ma percorsi strutturati che consentono alle imprese di comprendere i propri rischi, adottare misure efficaci e migliorare nel tempo i livelli di salute e sicurezza.
Attraverso i Piani Mirati, a livello territoriale è possibile:
• individuare settori prioritari e fattori di rischio emergenti;
• accompagnare le MPMI con strumenti operativi e indicazioni chiare;
• ridurre le disomogeneità territoriali;
• trasformare la vigilanza in un’occasione di crescita organizzativa e culturale.
In questo contesto, la figura centrale e imprescindibile è quella dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro. Professionisti sanitari che non possono essere relegati al ruolo di meri “ispettori”, ma che devono essere riconosciuti come protagonisti della prevenzione, capaci di leggere i contesti produttivi, dialogare con i datori di lavoro e tradurre la normativa in pratiche concrete e sostenibili.
Il nostro approccio è coerente con la visione One Health, che considera inscindibili la salute dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei processi produttivi. Accompagnare le imprese significa renderle edotte, consapevoli e partecipi di un percorso virtuoso, non semplicemente sottoporle a sanzioni.
Ma la prevenzione efficace non può fermarsi ai luoghi di lavoro. Se vogliamo davvero incidere nel lungo periodo, è necessario investire sull’educazione sanitaria e alla sicurezza fin dalle scuole, costruendo una cultura della prevenzione che preceda l’ingresso nel mondo del lavoro. Formare oggi studenti consapevoli significa avere domani lavoratori e datori di lavoro più responsabili.
La Strategia 2026–2030 traccia una direzione chiara. Ora serve il coraggio di attuarla pienamente, valorizzando strumenti come i Piani Mirati di Prevenzione e riconoscendo il ruolo strategico dei professionisti sanitari della prevenzione. Solo così potremo spostare davvero il baricentro dalla gestione delle conseguenze alla prevenzione strutturale, riducendo infortuni e morti sul lavoro e rafforzando la concretamente la salute pubblica.
Dr. Luigi Fasanella
Tecnico della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro