Nomine Asl. La Consulta boccia le legge della Sardegna, scontro con Todde in commissione Salute

Nomine Asl. La Consulta boccia le legge della Sardegna, scontro con Todde in commissione Salute

Nomine Asl. La Consulta boccia le legge della Sardegna, scontro con Todde in commissione Salute

Per la Consulta la legge regionale n. 8 del 2025 presenta profili di illegittimità laddove prevede la decadenza automatica dei direttori generali e la sostituzione dei dirigenti senza garanzie procedurali adeguate. L’Opposizione contesta la presidente, che risponde: “Io rappresento il potere esecutivo, non quello legislativo, che è in capo al Consiglio regionale che ha approvato la legge”.

Per la presidente della Regione Sardegna, assessore alla Sanità ad interim, Alessandra Todde, quello di ieri in commissione Sanità è stato “un confronto franco, a tratti aspro, ma corretto. Ed è giusto che sia così, perché la sanità non è un terreno neutro e riguarda la vita quotidiana delle persone”. Non sembra, tuttavia, che il confronto richiesto dai capigruppo della minoranza consiliare per discutere le “conseguenze della sentenza della Corte costituzionale n. 198/2025 e sulle azioni intraprese per restituire al servizio sanitario condizioni di stabilità e serenità” abbia portato a un punto di incontro. Piuttosto, Todde ha rispedito al mittente le accuse in merito alla legge di iniziativa della Giunta regionale, sottolineando di rappresentare “il potere esecutivo, non quello legislativo, che è in capo al Consiglio regionale che ha approvato la legge n. 8/2025”.

“Ho voluto chiarire il percorso che ci ha portato fino a qui, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale, arrivata qualche giorno prima di Natale, che ha inevitabilmente inciso sulle scelte della maggioranza. Ma soprattutto ho ritenuto necessario rimettere ordine su ruoli e responsabilità. Fino a maggio 2025 la gestione era affidata ai direttori generali. I commissari sono stati in carica per sette mesi e il loro compito è stato anche quello di fotografare una situazione complessa e segnalare priorità rimaste irrisolte per troppo tempo”, spiega la presidente in una nota. “Ho ribadito che fuori da questo palazzo ci sono i cittadini sardi. Ed è a loro che dobbiamo rispondere. Non ai tecnicismi, non ai cavilli giuridici, non ai rimpalli di responsabilità. I cittadini chiedono una sanità che funzioni, che riduca le liste d’attesa, che abbia ospedali capaci di prendersi cura delle persone e una sanità territoriale finalmente rafforzata”.

“Sappiamo che il lavoro davanti a noi è lungo. Ci sono le scadenze del PNRR, ci saranno valutazioni e misurazioni puntuali. I direttori generali risponderanno degli obiettivi che verranno assegnati loro”. “Non sono interessata a mantenere un interim per principio”, ha poi chiarito la presidente. “Sono interessata ai risultati. La responsabilità che mi sono assunta passa da una cosa sola: far funzionare la sanità pubblica sarda. Su questo terreno si misura la credibilità di chi governa. Su questo terreno non intendo arretrare”.

La sentenza n. 198/2025 della Corte Costituzionale, che ha esaminato il ricorso di legittimità costituzionale presentato dal Governo italiano contro alcuni articoli della Legge regionale Sardegna 8/2025 (che aveva riformato l’assetto organizzativo e istituzionale del servizio sanitario regionale), ha in particolare sottolineato l’illegittimità di alcune parti della legge regionale laddove attribuisce poteri di sostituzione dei dirigenti senza garanzie procedurali adeguate e il commissariamento dell’azienda ospedaliera ARNAS “G. Brotzu”, dell’AREUS e delle due aziende ospedaliero-universitarie con la decadenza immediata dei Dg al momento dell’insediamento del commissario di ciascuna azienda.

Nel corso del suo intervento, riferisce una nota di fine seduta della commissione, “la presidente della Giunta ha ripercorso gli atti amministrativi adottati e illustrato le decisioni e le scelte politiche intraprese dall’esecutivo a seguito del deposito della sentenza della Corte costituzionale del 23 dicembre 2025, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità dell’articolo 6, comma 1, e dell’articolo 14 della legge regionale n. 8 dell’11 marzo 2025. Tra le prime azioni ricordate, la nomina dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie locali, ad eccezione delle Asl di Sassari, Cagliari e Gallura”.

La presidente, spiega il resoconto dell’ufficio stampa del consiglio regionale, “ha evidenziato come l’esecutivo abbia operato in sintonia con l’Avvocatura regionale, con il conforto del parere legale dello studio Cerulli Irelli e in linea con la procedura già avviata prima della pubblicazione della sentenza per l’individuazione dei nuovi direttori generali in sostituzione dei commissari straordinari, nominati dopo l’approvazione della legge n. 8/2025 (Disposizioni urgenti di adeguamento dell’assetto organizzativo e istituzionale del sistema sanitario regionale. Modifiche alla legge regionale 11 settembre 2020, n. 24), legge di cui sono state cassate le parti riferite al cosiddetto spoils system”.

Todde ha quindi ribadito la correttezza delle procedure di nomina dei nove direttori generali di Asl, Aou, Areus e Arnas, deliberate dalla Giunta lo scorso 31 dicembre. Ha inoltre spiegato che non si è proceduto alla nomina del direttore generale dell’Azienda sanitaria di Sassari poiché, in via prudenziale, si è scelto di attendere il pronunciamento del Tar, previsto per il 14 febbraio 2026, sul ricorso presentato a suo tempo dall’allora direttore generale Sensi all’indomani del commissariamento dell’Asl 1. Quanto alle Asl di Cagliari e della Gallura, Todde ha fatto riferimento a una interlocuzione non positiva con gli ex direttori generali per giustificare la mancata nomina dei nuovi vertici. In ogni caso – secondo la presidente – è scongiurato il rischio di un vuoto di governance nelle tre aziende, attualmente rette dal più anziano per età tra i responsabili amministrativi e sanitari, precedentemente nominati dai commissari straordinari cessati dall’incarico all’indomani del deposito della sentenza della Corte costituzionale.

Sul punto è intervenuta con fermezza l’opposizione. I consiglieri Truzzu (FdI), Peru (Sardegna 20Venti), Ticca (Riformatori), Meloni (FdI), Sorgia (Misto), Piras (FI), Schirru (As-Misto) e Aroni (Udc-Misto) hanno espresso netta contrarietà, sostenendo che la sentenza della Corte costituzionale dichiara l’illegittimità dello spoils system e che la procedura corretta non sarebbe quella di procedere a nuove nomine, bensì di reinsediare i direttori generali in carica prima dell’approvazione della legge n. 8, successivamente sostituiti dai commissari nominati dalla Giunta Todde con mandato semestrale.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Truzzu, ha inoltre incalzato sulle procedure adottate per l’affidamento dell’incarico allo studio Cerulli Irelli (per un importo di 20 mila euro), evidenziando come la richiesta del parere non sia stata firmata dal direttore generale della Presidenza e sollevando dubbi anche sulla sigla apposta alle delibere presentate in Giunta per la nomina dei nuovi direttori (“non è quella del direttore generale dell’assessorato della Sanità”). Truzzu ha definito il parere acquisito dalla Presidenza “non dirimente” sulla questione delle nomine e ha paventato il rischio di “una serie di ulteriori ricorsi da parte di una moltitudine di portatori di interesse”.

Antonello Peru (Sardegna 20Venti) ha ricordato come i gruppi della minoranza avessero già denunciato, durante l’esame della legge n. 8/2025 in Commissione e in Aula, i rischi di illegittimità costituzionale. Rivolgendosi direttamente alla presidente, ha chiesto chiarimenti sulle ragioni e sui contenuti “delle interlocuzioni intercorse nelle ultime ore tra l’assessora e presidente Todde e gli ex direttori generali delle aziende sanitarie”.

Analoghe perplessità sono state espresse dal capogruppo dei Riformatori, Umberto Ticca, che ha manifestato dubbi e timori «sull’opportunità dell’incarico ad interim all’assessorato della Sanità», affermando che “non si potrà fare finta di non vedere quanto accaduto in questi ultimi due anni di governo del Campo Largo in sanità, compresa la parentesi dell’assessore Bartolazzi”.

A difesa della presidente sono intervenuti i consiglieri Giuseppe Frau (UpT), Lara Serra (M5S) e Giuseppino Canu (SF), che hanno definito coraggiosa l’azione intrapresa dalla Giunta e invitato l’opposizione a riconoscere “prudenza e saggezza” nell’operato di Todde, richiamando anche alcuni risultati positivi: dalla riduzione delle liste d’attesa all’accelerazione dei lavori delle commissioni per l’invalidità, fino a interventi strutturali negli ospedali e allo stanziamento di risorse per adeguamenti contrattuali e per gli specializzandi.

“Interventi parziali che dimostrano l’assenza di una visione complessiva sulla sanità sarda», ha replicato la minoranza, che con il consigliere Schirru (As-Misto) ha chiesto la convocazione di una seduta del Consiglio regionale «aperta ai sindaci e a tutti i portatori di interesse sul tema della sanità sarda”.

Nella replica finale, riferisce la nota di fine seduta, l’assessora e presidente Alessandra Todde ha ribadito il “pieno rispetto della sentenza della Corte costituzionale” e la correttezza delle scelte intraprese, sottolineando come fino al maggio 2025 le aziende del sistema sanitario regionale siano state guidate da manager nominati nella precedente legislatura. A chiudere il dibattito, una dichiarazione che ha riacceso la polemica con la minoranza: “Rappresento il potere esecutivo, non quello legislativo, che è in capo al Consiglio regionale che ha approvato la legge n. 8/2025”.

09 Gennaio 2026

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