Gentile Direttore,
il nuovo anno ci regala (si fa per dire) la nuova Finanziaria e, mentre la esaminiamo con attenzione e malcelato sgomento, ritengo particolarmente utile ripercorrere le tappe principali di questo complesso arco di tempo vissuto all’interno della FASSID e della nostra Confederazione di afferenza (CODIRP).
Come tutti sanno, non abbiamo apposto la nostra firma in calce alla pre-intesa contrattuale e i motivi di questa scelta sono stati già ampiamente esplicitati nel Comunicato Stampa diffuso il giorno stesso (18 novembre u.s.) e contestualmente richiamati dalle testate di settore con una serie di articoli.
Eravamo già convinti di manifestare il nostro dissenso per un contratto chiuso in maniera decisamente affrettata, nonostante le pochissime risorse messe in campo (5,78% di aumento a fronte di un’inflazione vicina al 18%) e senza i necessari correttivi nella parte normo-giuridica che meritava di essere rivista, almeno in parte, per rendere il contratto stesso davvero esigibile essendo, come noto, “obbligo per le parti”. Ancora più grave, da parte dell’ARAN, aver ignorato la nostra richiesta di non accelerare la trattativa, per arrivare a gennaio 2026 con una Finanziaria pubblicata in G.U. In tal modo si sarebbero potuti utilizzare da subito, già in questa tornata contrattuale, quei fondi aggiuntivi attesi e auspicabilmente destinati (per il 2026) all’allineamento economico della indennità di specificità della dirigenza sanitaria e all’incremento di quella dell’emergenza-urgenza. Non ultima, la questione della sperequazione delle risorse destinate ai sanitari non medici rispetto a quelle previste per medici e veterinari con un ulteriore allargamento della forbice economica.
Così, ancora una volta, siamo costretti a subire gli effetti delle scelte poste in essere da un Governo che stanzia risorse diversificate per l’Area unica della Dirigenza Sanitaria creando, in tal modo, una sorta di “dicotomizzazione economica” tra dirigenti medici e sanitari come se il mondo sanitario possa ruotare esclusivamente intorno alle professionalità di medici ed infermieri. Questo atteggiamento, che crea ulteriori spaccature all’interno delle professioni sanitarie, di certo non aiuta ad affrontare (e tantomeno a risolvere) le problematiche che stanno investendo i percorsi assistenziali.
Di esempi ne potremmo fare tanti, ma basti pensare allo stato di frustrazione dei Dirigenti sanitari non medici nel momento in cui sono messi di fronte ad un CCNL che, invece di armonizzare gli aspetti normo economici di tutta la dirigenza, li relega in un cantuccio economico, alla fuga dei medici dalle specializzazioni meno remunerative (emergenza urgenza, patologia clinica, anatomia patologica, radiodiagnostica, radioterapia, tanto per citarne alcune più critiche), al costante allontanamento di medici già specializzati dal pubblico impiego. Sono tutte motivazioni, quelle sinteticamente rappresentate sin qui, che hanno determinato la nostra decisione di non firmare un CCNL che è eufemistico definire offensivo e discriminatorio. Un contratto che viene classificato, giusto per edulcorare una realtà ben diversa da quella rappresentata, “contratto di transizione” per il quale il MINSAL si era impegnato a produrre un emendamento finanziario teso a elevare la quota destinata all’indennità di specificità. Ma, di questo emendamento tanto annunciato e sbandierato che avrebbe dovuto prevedere ulteriori fondi per l’indennità di specificità (405 mln per medici e veterinari e 23 mln per la dirigenza sanitaria), si sono perse le tracce.
La firma della preintesa richiesta ai sindacati, con gran fretta dall’Aran a novembre scorso ha, di fatto, sottratto alle organizzazioni sindacali la possibilità di fare pressione sul Governo per ottenere ulteriori finanziamenti perequativi per tutta la dirigenza. Fassid ha chiaramente espresso la propria opinione sulla questione e ha reiteratamente chiesto alla controparte le motivazioni di tanta fretta. Naturalmente le nostre domande di chiarimento sono rimaste orfane di risposte. Precisiamo, giusto per chiarire la realtà delle cose senza indulgere ad alcuna mistificazione della realtà, che la quota economica concessa riassorbe in gran parte quanto già erogato come indennità di vacanza contrattuale e che gli effetti decorreranno dal giorno successivo alla data di stipulazione definitiva, ovvero dopo il passaggio al MEF e alla Ragioneria dello Stato. Infine sarà portata a conoscenza delle Aziende ed Enti mediante la pubblicazione nel sito web dell’ARAN e nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, perché si possa godere appieno dei frutti (si fa per dire) di questa tornata contrattuale.
La mancata firma, da parte nostra, dell’ipotesi di un contratto che non porta alcun beneficio alla dirigenza sanitaria, aumenta ancor di più il divario economico con la dirigenza medica e non mette mano alle criticità che ancora persistono nella parte normo giuridica, è ascrivibile unicamente alla nostra ferma determinazione di non accettare supinamente scelte che deludono e mortificano, in particolare, la dirigenza sanitaria non medica.
Continueremo, comunque, a percorrere la strada maestra per rivendicare un contratto che premi TUTTA la dirigenza medica e non medica, tutelando i diritti e le sacrosante aspettative dei colleghi che rappresentiamo!
Restiamo fiduciosi (e di questi tempi non è così scontato) che la lezione sia servita a tutti, anche a coloro che ci hanno contestato e contrastato pur sapendo che avevamo ragioni da vendere.
In definitiva ci piace pensare, non essendo utopisti, che la vera azione sindacale non sia già stata posta in soffitta tra le cose vecchie da conservare e torni quanto prima a mostrarsi in tutta la sua potenzialità.
Solo in questo modo continueremo ad onorare l’etimo della parola Sindacato: insieme per la giustizia!
Roberta di Turi
Coordinatore Nazionale FASSID (AIPaC, AUPI, SIMeT, SiNaFO, SNR)