Riforma Ssn. Medicina generale al centro del cambiamento, ma cosa ne pensano i rappresentanti di categoria?

Riforma Ssn. Medicina generale al centro del cambiamento, ma cosa ne pensano i rappresentanti di categoria?

Riforma Ssn. Medicina generale al centro del cambiamento, ma cosa ne pensano i rappresentanti di categoria?

QS ha chiesto ad Anelli (pres. Fnomceo), Rossi (pres. Simg) e Scotti (pres. Fimmg) cosa pensano della Riforma del Ssn e della ricostruzione del rapporto ospedale-territorio. L'orientamento è positivo, ma Scotti avverte: "Se si sceglie la dipendenza dei mmg, io mi dimetto".

Il ddl Delega, approvato lo scorso 12 gennaio in Consiglio dei Ministri, ventila un’importante riforma del Servizio sanitario nazionale e una modifica dei dm 70 e 77, che passa direttamente da un miglioramento delle rete che coinvolge la medicina di famiglia e la pediatria di libera scelta, il primo punto di contatto tra il Ssn e il cittadino. I rappresentanti della medicina generale hanno visionato la bozza, c’è fiducia verso il provvedimento a patto che si resti aderenti all’identità della professione.

“Siamo tra i Paesi più longevi al mondo – ha commentato Filippo Anelli, presidente Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri) – quindi abbiamo una risposta importante da dare ai problemi dei cittadini, che naturalmente mostra molte crepe. Il tema delle liste d’attesa è soltanto l’apice di un sistema che andrebbe chiaramente rafforzato. Il disegno di legge del ministro si propone proprio questo: dare maggiore possibilità ai cittadini di avere risposte sui loro territori. Ci sono molti spunti in quel disegno di legge che vanno ulteriormente rafforzati. Noi dichiariamo la nostra disponibilità a dare una mano come sempre, perché siamo quelli che ogni giorno provano a lavorare sul campo e a dare risposte ai cittadini”.

“La prima valutazione di questo decreto è positiva – ha confermato anche Alessandro Rossi, presidente Simg (Società italiana di medicina generale) – nel senso che c’è bisogno assolutamente di integrare l’assistenza ospedaliera con il territorio e che l’assistenza ospedaliera naturalmente si stratifica in diversi livelli, dagli ospedali di alta eccellenza di alta qualità fino agli ospedali territoriali. In questo si va in una direzione positiva e assolutamente auspicabile viste le problematiche di cui parliamo. Dobbiamo capire meglio, naturalmente come e in che direzione va la riforma delle cure territoriali. Noi vorremmo una riforma delle cure territoriali che veda al centro una figura rinnovata di medico di medicina generale, con nuovi strumenti, nuovi apporti a disposizione proprio per svolgere quel tipo di attività che non è solamente a domanda ma è proattiva. Un medico di medicina generale come infrastruttura delle cure territoriali, del nuovo servizio sanitario nazionale e anche con competenze diverse rinnovate di tipo formativo e di curriculum su cui, come succede in medicina generale, stiamo lavorando”.

Anche Silvestro Scotti, presidente Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale), ha letto la bozza che sembra, dice, non riprendere la questione “dipendenza” che aveva in passato scaldato gli animi. “Verificheremo in vivo – ha detto – ma non mi pare che ci sia scritto che stia ripartendo la diffusione dipendenza o convenzionata, anche perché poi qualcuno ancora mi dovrà portare i numeri dei costi di un passaggio alla dipendenza e spiegare ai pazienti che a parità di costo, un medico dipendente deve avere 3000 pazienti per cui c’è il limite del parere del ministero dell’Economia”.

“Io sono molto fiducioso – prosegue Scotti – che si è risposto a uno degli appelli che abbiamo fatto negli ultimi mesi, che era quello di rivedere il DM 77, che ha molte problematiche: non ultima quella di non andare a valorizzare in maniera chiara la responsabilità delle AFT (Aggregazioni funzinali territoriali), anche da un punto di vista economico e contrattuale. Se noi facciamo solo Case di Comunità e non creiamo i giusti spoke sul nostro territorio, responsabilizzandoli non nel singolo ma nel gruppo a mantenere l’effetto, forse riusciamo a creare una sanità di qualità con dei sistemi in upgrade: dal rapporto fiduciario con il singolo medico al rapporto continuativo con l’équipe della AFT, al rapporto di coordinamento ospedale-territorio dentro la Casa di comunità. Non mi va di fare né il ministro né l’assessore, ma almeno di poter essere ascoltato. Devo dire partendo dal senatore Zaffini, il ministro Schillaci e la viceministra Bellucci sono tutti soggetti che hanno sempre dimostrato piena disponibilità”

Scotti però chiude con un reminder sulla sua posizione netta rispetto ad un eventuale dipendenza del mmg: “La mia posizione che è stata espressa anni fa con la stessa proposta che uscì durante il Governo con Roberto Speranza: il giorno dopo io mi dimetto, ma non da segretario della Fimmg, ma da medico di famiglia. Non farò il dipendente, voglio vedere chi mi sostituisce”.

Gloria Frezza

14 Gennaio 2026

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