Gentile Direttore,
il sistema è al collasso ed ormai è lapalissiano che non esiste la volontà di fermare questa deriva, pertanto prevedo ulteriori dimissioni dal SSN. I politici ed il loro braccio armato, i manager, hanno trasformato le corsie in uffici e i clinici in burocrati; hanno trasformato l’attività sanitaria in una anonima catena di montaggio. Formiamo medici eccellenti nel compilare tabelle Excel, redigere Linee Guida, ma sempre più distanti nel riconoscere il bisogno umano di chi soffre. Il risultato? Una sanità in cui nessuno vuole più lavorare, in cui poche persone vorrebbero essere curate e questo è dimostrato dal successo delle medicine alternative; semplicemente perché ASCOLTANO IL PAZIENTE, perché hanno compreso che:
- La salute non è un bene di consumo.
- Il paziente non è un codice a barre.
- Il medico non è un erogatore automatico di prestazioni e i sanitari non sono ingranaggi sostituibili di una macchina prestazionistica.
Richiamiamo i Politici e i Direttori Generali alle loro responsabilità: il Codice di Deontologia Medica è chiaro, il tempo della comunicazione è tempo di cura; negarlo significa costringere i medici a VIOLARE i propri doveri professionali.
Smantellare questo principio in nome del budget aziendale è un atto autolesionista che distrugge il patto sociale, sancito dall’Articolo 32 della Costituzione.
Fermiamoci prima che non resti più nulla da salvare.
Il tempo della pazienza è scaduto e ce lo insegnano i 10 gg di sciopero dei sanitari francesi che si sono ribellati a condizioni lavorative percepite come autoritarie e disumanizzanti. Tutti i sindacati hanno dimostrato nelle piazze, assieme ai liberi professionisti, studenti, cittadini creando un movimento di protesta che ha fatto capitolare il governo francese e la sua riforma iniqua.
È indispensabile esigere il riconoscimento del tempo di comunicazione come tempo di cura e lo stop immediato alla gestione aziendalistica della salute. Non è più tollerabile lavorare in un sistema “tayloristico” che ha smarrito la propria anima e che considera pazienti e personale, un parco buoi, dove i medici sono pagati per lavorare come bovini, non per pensare o contestare la dirigenza e lo dimostra lo scandaloso procedimento disciplinare, per danno d’immagine, nei confronti di una sindacalista CISL Fp sospesa recentemente, da una AO, per aver denunciato la carenza di personale e macchinari osoleti. Chi ha idee dà fastidio e chi obbedisce viene premiato. Chi non segue il decalogo aziendale è malvisto e viene limitato o, peggio, burnizzato.
Attualmente i sanitari hanno meno diritti degli operai dell’800, con buona pace di Taylor e Ford, arriverà la nuova generazione di robot sanitari umanoidi, molto versatili, con l’IA che simulerà il comportamento umano, finalmente scevro da quel “noioso” pensiero critico autonomo!
Per passare dalla protesta alla proposta, è fondamentale incidere sui centri decisionali, con richieste concrete che scardinino la logica del profitto e della prestazione a tempo.
A mio avviso potrebbero sussistere 3 strade percorribili:
1) Umanizzazione: oltre gli slogan inutili è indispensabile integrare, ufficialmente, nei LEA, il tempo della comunicazione come tempo di cura, come sostenuto dalle LG dell’ISS. Inserimento di minuti minimi garantiti, per il colloquio clinico, NON NEGOZIABILI per logiche di budget. Questo, obbligherebbe i Direttori Generali a non penalizzare i medici che dedicano ascolto ai pazienti.
2) Revisione dei Carichi di Lavoro: Chiedere una riforma dei criteri di valutazione dei dirigenti sanitari, affinché non siano legati solo al pareggio di bilancio, ai DRG, ma anche a indicatori di benessere del personale sottoposto, garantire ambienti di lavoro sicuri e welfare aziendale (mense, nidi aziendali, palestre all’interno degli H, etc.) tarato sui 3 turni giornalieri, puntare sul benessere organizzativo, sulla soddisfazione reale del paziente, come promosso da vari sindacati. Investire sulla qualità del lavoro più che sulla quantità di pazienti visitati nell’unità di tempo.
3) Investire non solo sulle competenze, ma sui TALENTI. Le competenze le acquisisci col tempo, il talento no, lo devi coltivare! L’ospedale di successo è quello che stimola anche la creatività, l’ingegno, l’iniziativa del dipendente perché, dopo 4/5 anni, in Medicina, le competenze diventano obsolete, i talenti no!
I Direttori Generali devono essere valutati soprattutto sul benessere del personale sanitario, collegando, in maniera inversamente proporzionale, il numero delle aggressioni del personale dipendente, al raggiungimento degli obiettivi dei vari DG,DS DA : “ Più aggressione, più burn out, più dimissioni del personale? Meno introiti stipendiali concessi alle “alte sfere”! Al centro della cura ci deve essere, sì il paziente, ma anche il sanitario, finora relegato alla periferia della cura!
Il punto di partenza deve tornare ad essere l’Art. 32 della Costituzione Italiana, che definisce la salute non come una prestazione commerciale, ma come un “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Trasformare il medico in un contabile e il paziente in un costo viola lo spirito stesso della nostra Carta.
Game Over per la sanità-azienda; è ora di tornare alla sanità-comunità perché la salute non si fattura, si condivide!!!
Mirka Cocconcelli
Chirurgo Ortopedico Bologna