Un modello di assistenza ostetrica basato sulla continuità delle cure in ambito comunitario è associato a una significativa riduzione del rischio di parto pretermine. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato su BJOG: An International Journal of Obstetrics & Gynaecology, che ha analizzato i dati di 6.600 gravidanze nel sud di Londra, un’area caratterizzata da elevata diversità etnica e svantaggio sociale.
Le donne che ricevono un’assistenza continuativa da ostetriche di comunità presentano un rischio significativamente inferiore di parto pretermine rispetto a quelle seguite con il modello di assistenza standard. Questo approccio si è dimostrato particolarmente efficace anche tra le donne con un rischio sociale più elevato di esiti avversi.
Lo studio – finanziato dal National Institute for Health and Care Research (NIHR), ente pubblico del Regno Unito – ha analizzato i dati relativi al periodo 2018-2020. In questo arco di tempo, circa un quarto delle donne ha ricevuto assistenza comunitaria continuativa da parte di ostetriche, mentre le altre sono state seguite secondo i percorsi assistenziali standard.
Nel programma di Continuità Assistenziale Ostetrica su Base Comunitaria (Cbmcoc ), lo stesso team di ostetriche accompagna la donna durante tutta la gravidanza, il parto e il periodo postnatale. L’assistenza viene fornita sia in ambito comunitario sia ospedaliero, in collaborazione con le donne e con team multidisciplinari. In presenza di complicazioni, le pazienti vengono indirizzate a cure ostetriche specialistiche secondo le linee guida standard, continuando comunque a ricevere supporto dal proprio team di ostetriche.
Nel modello di assistenza standard, invece, ostetriche, medici di base e ostetrici condividono la responsabilità dell’organizzazione e dell’erogazione delle cure, dalla prima visita fino al periodo postnatale, sia in ambito ospedaliero sia comunitario.
Benefici anche per i gruppi socialmente più vulnerabili
Il modello CBMCOC si è dimostrato vantaggioso per tutte le donne, comprese quelle appartenenti ai gruppi socialmente più a rischio. In particolare, il rischio di parto pretermine tra le donne di origine nera, asiatica e di altre minoranze etniche si è ridotto dal 9,5% al 6,4%. Analogamente, nelle aree socialmente più svantaggiate, il rischio è diminuito dall’8,2% al 5,1%.
I ricercatori hanno inoltre osservato che, nel gruppo Cbmcoc , le donne avevano una maggiore probabilità di parto vaginale spontaneo, minori probabilità di saltare gli appuntamenti prenatali e maggiori possibilità di ricevere i necessari invii ai servizi di supporto per la salute mentale.
“Il nostro studio dimostra il potenziale degli interventi basati sulla prossimità che integrano l’assistenza comunitaria e la continuità ostetrica”, ha affermato la dottoressa Cristina Fernandez Turienzo, autrice principale dello studio del King’s College di Londra. “Questo approccio riduce significativamente il rischio di parto pretermine rispetto alle cure standard e può contribuire a ridurre le disuguaglianze sanitarie nei gruppi ad alto rischio sociale”.
Cbmcoc e salute della popolazione
Nel settembre 2022, NHS England ha annunciato la sospensione del piano per l’implementazione nazionale del programma “Midwife Continuity of Carer” a causa della carenza di personale. Attualmente, le donne non possono scegliere il percorso assistenziale e il modello Cbmcoc è disponibile solo in alcuni Trust del NHS.
Commentando i risultati, l’autrice senior dello studio, la professoressa Jane Sandall, docente di Scienze Sociali e Salute della Donna al King’s College di Londra e responsabile del tema “Maternità e Salute Mentale Perinatale” presso l’NIHR ARC South London, ha dichiarato: “I nostri risultati offrono una potenziale soluzione per ridurre le disuguaglianze nell’assistenza alla maternità. Le donne possono conoscere il piccolo team di ostetriche, ricevere assistenza vicino a casa e contare sul coordinamento con il sistema sanitario più ampio quando necessario. Una delle priorità del Piano Sanitario Decennale del NHS per l’Inghilterra è il trasferimento dell’assistenza dall’ospedale alla comunità, e i nostri risultati supportano chiaramente questa strategia”.