Osteopati, dal riconoscimento alla sfida dell’integrazione nel Ssn

Osteopati, dal riconoscimento alla sfida dell’integrazione nel Ssn

Osteopati, dal riconoscimento alla sfida dell’integrazione nel Ssn

Gentile Direttore, il recente accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sul testo relativo al Decreto sulle equipollenze rappresenta, anche sotto il profilo istituzionale, la fase conclusiva di un lungo e articolato percorso di riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria...

Gentile Direttore,
il recente accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sul testo relativo al Decreto sulle equipollenze rappresenta, anche sotto il profilo istituzionale, la fase conclusiva di un lungo e articolato percorso di riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria. Un passaggio decisivo, che definisce i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e istituisce gli elenchi speciali presso la Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP, offrendo garanzie di continuità lavorativa e certezza giuridica ai professionisti già formati.

Questo traguardo normativo apre, al contempo, una nuova e fondamentale prospettiva: quella dell’integrazione concreta dell’osteopatia nel sistema salute. È in questo contesto che il ROI – Registro degli Osteopati d’Italia – è stato recentemente ascoltato in audizione dalla XII Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega sulle professioni sanitarie (AC 2700). Un’occasione preziosa per condividere alcune questioni centrali per la piena attuazione della riforma e per allineare la cornice normativa alla realtà operativa anche della figura dell’osteopata, formalizzate in una memoria consegnata alla Commissione nei giorni scorsi.

Un primo ambito su cui riteniamo necessario un chiarimento istituzionale riguarda il profilo professionale dell’osteopata. Il riferimento alle “disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie”, contenuto nel DPR 131/2021, è stato talvolta interpretato in modo restrittivo, generando confusione sul ruolo e sugli ambiti di intervento dei professionisti, fino a ipotizzare una limitazione dell’attività alla sola prevenzione primaria. È indispensabile ribadire che il richiamo alle “patologie” riguarda l’oggetto dell’intervento – disfunzioni somatiche, alterazioni delle funzioni non equivalenti a diagnosi patologiche – e non il profilo del paziente.
Una definizione chiara degli ambiti di competenza e dei criteri di reinvio al medico è indispensabile per garantire appropriatezza, sicurezza delle cure e una reale collaborazione interprofessionale.

La seconda questione concerne l’inquadramento dell’osteopatia all’interno di tutte le aree della prevenzione, e non esclusivamente di quella primaria. Il contributo dell’osteopata può svilupparsi lungo l’intero continuum preventivo – primaria, secondaria, terziaria e quaternaria – in coerenza con il Piano Nazionale della Prevenzione e con il Piano Nazionale della Cronicità. L’intervento nella gestione delle disabilità funzionali, nella fragilità, nella promozione della salute e nell’empowerment dei pazienti rappresenta un valore aggiunto che il sistema sanitario non dovrebbe disperdere.

Infine, il ROI ha proposto un percorso graduale e programmato di inserimento dell’osteopatia nel Servizio Sanitario Nazionale, oggi di fatto assente dai principali setting pubblici e convenzionati. Si tratta di un passaggio necessario non solo per garantire equità di accesso alle cure, ma anche per sostenere concretamente i corsi di laurea recentemente avviati, che rischiano altrimenti di non disporre di sedi adeguate per i tirocini clinici. L’istituzione di ambulatori sperimentali, l’accreditamento di strutture pubbliche e private e l’attivazione di protocolli di integrazione con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta possono costituire strumenti efficaci per accompagnare questa fase di transizione.

A ciò si aggiunge il tema del raccordo con i Livelli Essenziali di Assistenza, strettamente connesso alle finalità del riordino in discussione. L’indagine conoscitiva sui LEA, recentemente avviata in XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, rappresenta un’opportunità significativa per definire in modo trasparente e rigoroso dove e come l’osteopatia possa generare valore all’interno del sistema salute, attraverso progetti pilota, valutazioni di esito e percorsi fondati sulle evidenze scientifiche.

L’osteopatia può e deve essere parte di un Servizio Sanitario moderno, integrato e centrato sulla persona. Perché ciò avvenga, sono necessarie scelte chiare, coraggiose e condivise. Il ROI, da sempre, è disponibile a offrire la propria collaborazione.

Cordiali saluti,

Mauro Longobardi
Presidente ROI – Registro degli Osteopati d’Italia

Mauro Longobardi

29 Gennaio 2026

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