Salute Artificiale. Il 94% degli italiani cerca online, e 1 su 7 cambia terapia senza consultare il medico. I giovani preferiscono l’AI a Google

Salute Artificiale. Il 94% degli italiani cerca online, e 1 su 7 cambia terapia senza consultare il medico. I giovani preferiscono l’AI a Google

Salute Artificiale. Il 94% degli italiani cerca online, e 1 su 7 cambia terapia senza consultare il medico. I giovani preferiscono l’AI a Google

Il 94% degli italiani cerca informazioni mediche online. Il 43% usa già ChatGPT e l'AI generativa per la salute. Il 14% modifica le terapie senza consultare il medico. I dati di una rivoluzione silenziosa.

È una fotografia senza precedenti quella che emerge da “Salute Artificiale”, la prima ricerca in Italia a misurare scientificamente come l’Intelligenza Artificiale stia trasformando il rapporto degli italiani con la salute e con i medici.

Lo studio, realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, documenta con dati inediti l’irruzione di ChatGPT, Gemini e Claude nelle abitudini sanitarie quotidiane degli italiani. I risultati, che sono stati presentati in una conferenza stampa hosted by Assolombarda, rivelano una trasformazione già in atto, profonda e per molti versi inattesa.

La ricerca online sulla salute non è più un’eccezione: è la norma. Il 94,2% della popolazione cerca informazioni su sintomi, malattie e terapie attraverso internet e AI. Di questi, oltre la metà (53,3%) lo fa con frequenza regolare. Ma il dato più straordinario riguarda l’Intelligenza Artificiale generativa: il 42,8% degli italiani la utilizza già per informarsi sulla propria salute, facendone il secondo strumento dopo Google (73,5%). Un’adozione fulminea, considerando che ChatGPT è stato lanciato solo nel novembre 2022.

La ricerca evidenzia una spaccatura netta tra generazioni. Tra i giovani (18-34 anni), l’AI ha già superato Google: il 72,9% la usa come primo strumento per cercare informazioni sulla salute, contro il 57,4% che preferisce il motore di ricerca tradizionale. Tra gli over 54, il rapporto si inverte drasticamente: Google domina al 93,1%, l’AI si ferma al 26,1%. “Non si tratta di una differenza marginale, ma di due modelli completamente diversi di rapportarsi all’informazione medica”, spiega Antonio Preiti, autore della ricerca. “I giovani dialogano con l’AI come fosse un consulente sempre disponibile. Gli adulti mantengono l’approccio tradizionale della ricerca su Google. È una frattura destinata a ridefinire la medicina dei prossimi anni”.

 La visita medica non è più un momento isolato. L’85,7% degli italiani consulta internet o l’AI prima o dopo l’appuntamento con il medico. Il digitale “assedia” la consultazione professionale, la precede, la segue, la mette in discussione. Il 63,9% ha utilizzato informazioni trovate online per verificare la diagnosi o la terapia suggerita dal medico. E tra chi verifica, il 62,7% ammette di aver messo in dubbio almeno una volta le raccomandazioni ricevute.

Il fenomeno più preoccupante riguarda chi passa dal dubbio all’azione. Il 14,1% degli italiani ha modificato o interrotto una terapia basandosi su informazioni trovate online, senza consultare il medico. Di questi, il 6% lo ha fatto più di una volta o sistematicamente. “Sono i ‘ribelli silenziosi’ della sanità contemporanea”, commenta Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute. “Non contestano apertamente il medico, ma prendono decisioni autonome sulla base di ciò che leggono online o chiedono a ChatGPT. È un fenomeno che il sistema sanitario non può più ignorare.”

La ricerca documenta il passaggio da un modello duale (medico-paziente) a un modello triangolare (medico-paziente-digitale). L’informazione algoritmica è diventata il terzo attore della relazione sanitaria, con tutte le opportunità e i rischi che questo comporta. “L’Intelligenza Artificiale generativa obbliga i medici a ridefinire la relazione con i pazienti”, sottolinea Antonio Palmieri, presidente Fondazione Pensiero Solido. “La capacità relazionale dell’IA generativa produce rischia di essere più forte e seducente di quella umana. L’algoritmo ascolta, risponde con pazienza e tratta con gentilezza, quindi acquista autorevolezza. Sta a noi umani non essere superati dall’empatia artificiale nel rapporto tra medico e paziente.”

02 Febbraio 2026

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