Lombardia. Via libera in Consiglio a odg di Maggioranza, respinti i 5 documenti di Minoranza

Lombardia. Via libera in Consiglio a odg di Maggioranza, respinti i 5 documenti di Minoranza

Lombardia. Via libera in Consiglio a odg di Maggioranza, respinti i 5 documenti di Minoranza

La seduta straordinaria era stata chiesta dalle Opposizioni, nella prima mattinata in presidio sotto Palazzo Pirelli per protestare contro le politiche sanitarie della Giunta. Majorino (PD): “Molto delusi”. Garavaglia (FdI): “Dibattito utile”. Bertolaso: “Lombardia modello di eccellenza”.

È uscita delusa l’Opposizione dalla seduta straordinaria richiesta ieri in Consiglio regionale per accertare la situazione sanitaria in Regione Lombardia: via libera all’ordine del giorno approvato dalla maggioranza e firmato da Christian Garavaglia (FdI), bocciati i 5 documenti della Minoranza.

L’atto di Garavaglia, come illustra una nota del Consiglio regionale, impegna la Giunta a proseguire le politiche sanitarie e sociosanitarie già avviate, in coerenza con il Piano Sociosanitario Regionale e con gli atti di programmazione approvati dal Consiglio regionale; a garantire continuità alle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e monitoraggio del sistema sanitario e sociosanitario regionale, valorizzando il ruolo centrale della Direzione Generale Welfare quale struttura di governo unitario del sistema; a rafforzare le attività di prevenzione e sanità pubblica, il governo e lo snellimento delle liste d’attesa, l’appropriatezza delle prestazioni, la continuità assistenziale e lo sviluppo della sanità territoriale e delle Case di Comunità; a proseguire con il piano degli investimenti strategici per il Sistema Sanitario Regionale finalizzati al potenziamento della sanità regionale, nonché a potenziare la digitalizzazione, l’utilizzo integrato dei sistemi informativi regionali e lo sviluppo della telemedicina. Si invita inoltre a confermare il modello sanitario lombardo fondato sull’integrazione tra pubblico e privato accreditato e sulla libera scelta del cittadino e a continuare il potenziamento e proseguire la valorizzazione del sistema di emergenza-urgenza, un’eccellenza lombarda.

Importante, come si legge nel documento presentato dalla maggioranza, “il confronto con il Governo centrale per proseguire con l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale, tenendo conto della mobilità sanitaria e del reale carico assistenziale sostenuto da una Regione come la Lombardia”. Tra le richieste avanzate alla Giunta anche quella di “proseguire nel percorso verso una maggiore autonomia regionale in campo sanitario, in modo che la Lombardia possa utilizzare le risorse per superare le criticità retributive che rendono più attrattive per il personale sanitario nazioni vicine come la Svizzera”.

Respinti invece, come già detto, i cinque ordini del giorno presentati dall’opposizione, rispettivamente uno a firma Pierfrancesco Majorino (PD) e quattro presentati dal Gruppo Misto, di cui tre a firma Massimo Vizzardi e uno a firma Luca Ferrazzi.

Numerosi i temi identificati come “criticità del sistema sanitario lombardo” presenti nei testi proposti dai gruppi di minoranza che spaziano dal rapporto tra sanità pubblica e privata, alla carenza che colpisce il personale sanitario, alla situazione della medicina territoriale e nello specifico allo stato di realizzazione delle Case di Comunità, alle liste d’attesa, fino agli interrogativi sullo stato di implementazione del Centro Unico di Prenotazione (CUP), sullo sviluppo dell’attività intramoenia negli ospedali e sulla carenza di medici di medicina generale.

In sede dichiarazione di voto sono intervenuti Pierfrancesco Majorino (PD) che ha sottolineato “l’importanza della seduta che si è svolta in Consiglio dimostrando ancora una volta che siamo solo di fronte ad annunci che spostano sistematicamente in avanti l’asse temporale entro cui verranno garantiti una serie di obiettivi, come ad esempio il Centro Unico di Prenotazione (CUP) che doveva essere messo a regime entro fine 2025, mentre è stato di nuovo posticipato a fine 2026”.

Nicola Di Marco (M5stelle) ha sollevato il tema della intramoenia commentando che “nelle strutture pubbliche lombarde questa pratica supera quella pubblica e in alcuni reparti il 100% delle prestazioni vengono effettuate a pagamento, creando uno squilibrio tra cittadini di serie A e di serie B”. Onorio Rosati (AVS) ha dichiarato che “una seduta straordinaria come quella odierna sulla sanità verrà richiesta periodicamente per monitorare lo stato dell’arte e il rispetto delle scadenze del cronoprogramma che è stato presentato”.

Sullo stato di realizzazione delle Case di Comunità e sulla loro concreta operatività è intervenuta Lisa Noja (Italia Viva) che ha sottolineato che “sebbene in Lombardia 142 di queste strutture siano già attive e a disposizione dei cittadini, dai dati Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) risulta che solo l’8% di queste abbiano le strumentazioni adeguate e i medici siano presenti solo in 32 strutture, mentre gli infermieri solo in 17, non garantendo in questo modo i servizi che erano stati previsti nel Decreto Ministeriale 77 del 2022”.

Il capogruppo del Patto Civico, Luca Paladini, ha insistito “sulla necessità di un cambiamento di direzione, rafforzando le strutture pubbliche sul territorio”.

Massimo Vizzardi (Gruppo Misto) ha ribadito, anche attraverso i tre ordini del giorno presentati, “il rafforzamento del Servizio Informativo Sociosanitario (SISS) che presenta problematiche infrastrutturali, la revisione del ruolo della sanità privata nella riduzione delle liste d’attesa e il rafforzamento della medicina territoriale”.

Christian Garavaglia (FdI) ha sottolineato che “le criticità della sanità lombarda devono essere contestualizzate in un quadro nazionale e che hanno radici nelle scelte politiche fatte negli anni passati dal Governo Monti in poi”. “Siamo consapevoli che il sistema sanitario regionale ha delle difficoltà – prosegue Garavaglia – ma siamo anche consapevoli che Regione Lombardia, con un investimento di quasi 8 miliardi di Euro, sta mettendo in campo tutte le azioni per affrontarle con concretezza”.

Fabrizio Figini (FI) ha definito “la sanità lombarda un faro in Italia e in Europa, dove anche il privato accreditato può integrarsi nel sistema sanitario lombardo e contribuire a un accesso più equo alle cure per tutti”.

“Serve più autonomia e più libertà nella gestione del Fondo Sanitario Regionale” – ha dichiarato il capogruppo della Lega Alessandro Corbetta -. Il costo della vita nella nostra Regione è alto e più autonomia ci permetterebbe di spendere la nostra quota parte per integrare la retribuzione di medici, infermieri e fronteggiare così la concorrenza della Svizzera dove i salari per il personale medico sono più alti”.

Giudizio positivo sulla sanità lombarda è stato espresso anche da Nicholas Gallizzi (Noi Moderati).

Nel corso della seduta spazio anche alla replica dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso che ha definito la Lombardia “un modello di eccellenza anche internazionale”. “Una capacità organizzativa che”, secondo l’Assessore, “è stata evidente anche nella gestione dell’emergenza di Crans-Montana”.

Bertolaso ha inoltre ribadito “l’impegno nell’attuazione del Piano sociosanitario regionale presentato a inizio mandato, con una forte attenzione alla prevenzione” e ha annunciato “una profonda riorganizzazione della medicina territoriale, puntando sulla digitalizzazione”. “Entro la fine dell’anno – ha concluso l’Assessore – saranno operative in tutta la regione le centrali UniCA 116117, che daranno un contributo importante all’integrazione del sistema. Per quanto riguarda le Case di comunità e gli Ospedali di comunità, Regione Lombardia rispetterà i tempi del PNRR”. E ancora: “Sarà Poste ad occuparsi dal punto di vista informatico delle liste d’attesa e il Centro Unico di Prenotazione (CUP) sarà a pieno regime entro fine 2026”.

A termine della seduta, i consiglieri e l’assessore hanno voluto ribadire le proprie posizioni attraverso delle note. “Tredici no a tredici proposte delle opposizioni per cambiare la sanità regionale lombarda. In Regione la giunta Fontana e la maggioranza di destra ha fatto muro contro l’intero documento con cui Pd, M5S, Patto Civico, AVS e Italia Viva avevano sollecitato un cambio di rotta durante la seduta straordinaria appositamente convocata. No all’aumento del finanziamento al 7,5% del Pil, per aumentare qualità e quantità delle cure e per incrementare adeguatamente i livelli di retribuzione di tutto il personale dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari; no a correggere il rapporto con la sanità privata, oggi così sbilanciato; no a vincolare i privati a garantire stipendi in linea con quelli del pubblico e ad aderire al centro unico di prenotazione, così importante per ridurre le liste d’attesa; no al potenziamento della sanità territoriale e no al ritiro delle norme sulla intramoenia”, osserva il Pd.

“Siamo molto delusi perché le nostre proposte, che abbiamo avanzato come opposizioni unitariamente, sono proposte per migliorare le cose, per affrontare il tema delle liste d’attesa, per aiutare i medici, gli infermieri e il personale sociosanitario a poter operare nel modo migliore, per potenziare la medicina territoriale, perché non ci possono essere solo i grandi ospedali” dichiara il capogruppo Pierfancesco Majorino. “E noi abbiamo avanzato proposte, idee, progetti di fronte ai quali la destra ha detto una sola cosa: no. Ed è un no che ci preoccupa, perché le cose non miglioreranno, non cambieranno. Del resto, l’assessore Bertolaso ha presentato dei numeri inquietanti. Ad esempio, è evidente che oggi Regione Lombardia non pensa di abbattere le liste d’attesa, non ha gli strumenti per poterlo fare. O ancora il centro unico di prenotazione, uno strumento molto importante per gestire insieme le prenotazioni della sanità pubblica e della sanità privata. Chiaramente non verrà realizzato al 100% entro la fine della legislatura. Noi continuiamo a dare battaglia, e come eravamo presenti oggi in aula e fuori dal palazzo, insisteremo anche nei prossimi mesi con altre proposte, con interventi che ci auguriamo possano far sì che le cose migliorino”, conclude Majorino.

La sanità lombarda è al centro di una fase di profonda trasformazione, chiamata a confrontarsi con criticità strutturali che interessano l’intero Paese ma che in Lombardia vengono affrontate con programmazione, investimenti e scelte concrete.

“Credo che sia stato un dibattito utile, in grado di chiarire aspetti importanti – dichiara da parte sua il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Christian Garavaglia –. Tre sono, a mio avviso, i punti nodali, oggettivi e suffragati dai numeri. Il primo è contestualizzare le criticità del sistema sanitario regionale all’interno di un quadro nazionale: difficoltà che derivano da scelte assunte a partire dal Governo Monti in poi, quasi sempre con il Partito Democratico presente negli esecutivi, con tagli a fondi, personale e formazione. È bene ricordare che servono almeno otto anni per formare un medico”.

Il secondo punto riguarda il finanziamento del Servizio sanitario nazionale. “Si è passati – prosegue Garavaglia – dai 126 miliardi del 2022 ai 136 miliardi del 2025, fino ai 144 miliardi del 2026, grazie a un incremento strutturale voluto dal Governo Meloni. Una pianificazione finalmente orientata al futuro”.

Terzo elemento, il riconoscimento delle criticità e delle risposte messe in campo. “L’assessore è stato chiaro nel non negare i problemi – aggiunge – ma ha anche indicato con precisione le azioni concrete avviate da Regione Lombardia per affrontarli, con la consueta concretezza dello spirito lombardo. Accanto alle lamentele, riceviamo quotidianamente anche molti apprezzamenti per servizi sanitari di alto e altissimo profilo”.

In questo contesto, sottolinea la nota, si inserisce il programma pluriennale di investimenti 2025-2031, che prevede quasi 8 miliardi di euro destinati al rafforzamento delle strutture sanitarie lombarde. Le risorse, pari a 7,9 miliardi di euro, saranno utilizzate per ristrutturazioni integrali, adeguamenti strutturali, sostituzioni edilizie, digitalizzazione, implementazione tecnologica ed efficienza energetica, con l’obiettivo di garantire cure sempre più vicine, tempestive e di qualità.

“Il CUP unico regionale, il taglio delle liste d’attesa – con 310 milioni di euro dedicati – la sanità territoriale e la gestione delle RSA – conclude Garavaglia – insieme a 8 miliardi di investimenti previsti nel programma 2025-2031 dimostrano che non ci limitiamo a denunciare i problemi, ma lavoriamo per risolverli. Governo nazionale e Regione Lombardia stanno operando con il medesimo spirito e nella stessa direzione”.

Sul piano della programmazione sanitaria interviene il presidente della III Commissione Sanità, Patrizia Baffi, che richiama il quadro epidemiologico e sociale che ha guidato le scelte regionali. “Il Piano sociosanitario regionale nasce dalla consapevolezza di una fase storica complessa – afferma – caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche e delle fragilità sociali. Tutti elementi che determinano una crescita delle richieste di assistenza e impongono una riorganizzazione strutturale del sistema”.

Al centro della strategia regionale, sottolinea Baffi, vi è la prevenzione, considerata leva fondamentale per la sostenibilità del sistema. “Abbiamo rafforzato gli screening neonatali e oncologici, valorizzato il ruolo del terzo settore e avviato sperimentazioni innovative, anche attraverso l’intelligenza artificiale, a supporto della diagnosi e della presa in carico dei pazienti. Prevenire significa tutelare la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, garantire un uso più efficiente delle risorse”.

Un pilastro decisivo, ha aggiunto. è rappresentato dall’attuazione del PNRR e del DM 77, che stanno ridisegnando la sanità territoriale. “Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali – conclude Baffi – sono strumenti fondamentali per superare la separazione tra ospedale e territorio, rafforzare la medicina di prossimità e migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e degli accessi al pronto soccorso. La Lombardia sta proseguendo nella propria attività con concretezza e senso di responsabilità”.

La Regione, dal canto suo, ribadisce come la Lombardia “si conferma punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per qualità ed efficienza del sistema sociosanitario. È quanto ha evidenziato l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, intervenendo nel corso della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alla situazione del Sistema sociosanitario lombardo. L’assessore ha anche sottolineato che sarà Poste ad occuparsi dal punto di vista informatico delle liste d’attesa e che i ragazzi feriti nell’incendio di Crans-Montana, ricoverati negli ospedali milanesi, non sono più in immediato pericolo di vita”.

“Regione Lombardia – ha detto Bertolaso – si conferma la guida e il riferimento non solo a livello nazionale, ma anche internazionale – ha dichiarato Bertolaso – come dimostrano i dati di AGENAS e le analisi dei principali organismi internazionali. Una capacità organizzativa e professionale che, secondo l’assessore, è stata evidente anche nella gestione dell’emergenza di Crans-Montana”.

L’assessore ha ribadito l’impegno nell’attuazione del Piano sociosanitario regionale presentato a inizio mandato, con una forte attenzione alla prevenzione. “Stiamo lavorando sia sulla prevenzione primaria sia su quella secondaria, “ha aggiunto l’assessore citando in particolare il progetto della ‘tessera a punti’. La fase sperimentale sullo screening per il tumore del colon-retto partirà a Pavia. “È il primo intervento di questo genere realizzato in Europa – ha sottolineato – e al termine valuteremo i risultati. Intanto va riconosciuto che siamo gli unici a promuovere una prevenzione strutturata sulle principali problematiche di salute”.

Bertolaso ha annunciato una profonda riorganizzazione della medicina territoriale. “Puntiamo sulla digitalizzazione per ridurre la burocrazia che scoraggia i medici e li allontana dalla professione. Su questo fronte è stata avviata un’interlocuzione con le altre Regioni e con il Ministero”.

“Non riteniamo che per i medici di medicina generale l’unica strada sia la dipendenza – ha spiegato l’assessore al Welfare – ma crediamo in un sistema a doppio binario che consenta ai medici di restare liberi professionisti, garantendo però prestazioni nelle Case di comunità con orari coerenti con le esigenze organizzative”. Bertolaso ha inoltre parlato dell’attuale sistema di specializzazione dei medici di medicina generale affidato agli enti locali: “deve diventare una specializzazione universitaria come le altre. I medici di medicina generale non sono di serie B, ma il primo punto di riferimento dei cittadini”.

“Entro la fine dell’anno – ha ribadito Bertolaso – saranno operative in tutta la regione le centrali UniCA 116117, che daranno un contributo importante all’integrazione del sistema. Per quanto riguarda Case di comunità e Ospedali di comunità, Regione Lombardia rispetterà i tempi del PNRR: probabilmente saremo l’unica Regione in grado di garantirlo”.

“Sulle liste d’attesa, Regione Lombardia – ha aggiunto – applicherà un modello simile a quello adottato per la campagna vaccinale anti-Covid: Analizzeremo le richieste dei cittadini e daremo indicazioni puntuali, che gli enti dovranno eseguire. Per la gestione informativa è stata scelta Poste Italiane, già protagonista nel 2021. Anche il CUP rientra nel piano: entro la fine dell’anno contiamo di renderlo omogeneo su tutto il territorio regionale”.

Sul fronte del personale, Bertolaso ha evidenziato segnali positivi per i medici in prospettiva 2030, mentre resta critica la carenza di infermieri. “Stiamo lavorando anche sull’estero – ha ribadito – con l’obiettivo di far arrivare in Lombardia 3.500 infermieri entro il 2027”.

11 Febbraio 2026

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