Il Piano pandemico 2025-2029 ancora non si sblocca, il Mef frena: “Stima dei costi incompleta, servono chiarimenti su risorse e oneri”

Il Piano pandemico 2025-2029 ancora non si sblocca, il Mef frena: “Stima dei costi incompleta, servono chiarimenti su risorse e oneri”

Il Piano pandemico 2025-2029 ancora non si sblocca, il Mef frena: “Stima dei costi incompleta, servono chiarimenti su risorse e oneri”

La Ragioneria generale dello Stato chiede chiarimenti e modifiche al Piano pandemico 2025-2029, giudicando incompleta la stima dei costi e non pienamente coerenti le coperture finanziarie. Sotto osservazione risorse, personale, investimenti e oneri per Regioni e autonomie speciali.

Il Piano strategico operativo per una pandemia da patogeni respiratori a maggiore potenziale pandemico 2025-2029 incassa il via libera solo condizionato del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La Ragioneria generale dello Stato, con un parere trasmesso il 23 gennaio 2026 che Quotidiano Sanità ha potuto visionare, chiede infatti chiarimenti e modifiche sostanziali prima dell’intesa in Conferenza Stato-Regioni, segnalando criticità sulla quantificazione degli oneri, sulle coperture finanziarie e sull’impatto per Regioni e autonomie speciali.

Al centro delle osservazioni del MEF c’è innanzitutto l’assenza della relazione tecnica aggiornata. Ai fini del parere, la Ragioneria ha dovuto fare riferimento a un documento di “stima delle risorse” allegato a una versione precedente del Piano e non allineato all’ultimo testo. Una lacuna che, secondo il Ministero dell’Economia, non consente allo stato una verifica puntuale dei costi complessivi connessi all’attuazione del Piano.

Sul fronte delle risorse, il MEF ricorda che la legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024) ha autorizzato una spesa pari a 50 milioni per il 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni annui a decorrere dal 2027. Tuttavia, le stime riportate nel documento allegato all’Accordo, in alcuni casi, eccedono gli importi annuali previsti dalla norma, soprattutto per gli interventi a livello regionale e delle Province autonome. Inoltre, per alcune spese correnti riferibili a Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Istituto nazionale per la salute dei migranti, si ipotizza il ricorso a risorse aggiuntive non previste o addirittura non disponibili.

Un ulteriore nodo riguarda il personale. La Ragioneria segnala che le valutazioni dei costi si basano in parte su dati superati e su macrocategorie prive dell’indicazione dei profili professionali da reclutare. In particolare, per il potenziamento dei Dipartimenti di prevenzione viene ammesso che una stima definitiva delle risorse sarà possibile solo al termine delle attività istruttorie in corso, come la definizione degli standard nazionali di dotazione organica. Una situazione che, secondo il MEF, rende il quadro finanziario ancora troppo incerto.

Criticità anche sugli investimenti: il Piano prevede l’utilizzo di oltre 11,7 milioni di euro a valere sull’articolo 20 della legge n. 67/1988, nell’ambito della quota di riserva CIPE per interventi urgenti. Ma, osserva la Ragioneria, le risorse effettivamente disponibili risultano inferiori rispetto a quanto indicato nel documento.

Sul piano istituzionale, il MEF richiama l’attenzione sulla posizione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome. Pur non accedendo – salvo parziale eccezione per la Sicilia – alle risorse statali, queste autonomie dovranno comunque attuare il Piano sull’intero territorio nazionale. Per questo la Ragioneria chiede che siano esplicitati gli oneri a loro carico e che venga introdotta una clausola di salvaguardia uniforme per tutte le autonomie speciali, non solo per la Provincia autonoma di Bolzano. Il testo proposto mira a garantire l’applicazione dell’Intesa nel rispetto degli statuti speciali e delle norme di attuazione, evitando però formulazioni che possano portare a un’applicazione disomogenea del Piano .

Non mancano, infine, osservazioni di carattere formale e di drafting legislativo: dagli arrotondamenti nelle tabelle di ripartizione delle risorse – che determinerebbero uno scostamento complessivo di circa 110 mila euro – fino alla richiesta di aggiornare le scadenze previste nell’Accordo e di uniformare la terminologia riferita a Regioni e Province autonome . Le Regioni, da parte loro, sottolineano di aver già garantito pieno supporto tecnico alla stesura del documento e di aver fornito tempestivamente tutti i riscontri richiesti. In una nota del Coordinamento interregionale Prevenzione viene evidenziato come ulteriori rinvii non siano sostenibili e rischino di comprimere i tempi necessari agli adempimenti regionali, con possibili ricadute sulla capacità di preparedness e risposta del Servizio sanitario nazionale in caso di nuove emergenze pandemiche.

In attesa dei chiarimenti richiesti al Ministero della Salute e delle modifiche indicate, il parere della Ragioneria generale dello Stato rappresenta di fatto un passaggio obbligato prima del via libera definitivo al nuovo Piano pandemico. Un segnale che, a distanza di anni dall’emergenza Covid-19, la preparazione alle future pandemie resta una priorità strategica, ma deve fare i conti con vincoli finanziari stringenti e con la necessità di un quadro economico solido e trasparente.

Luciano Fassari

11 Febbraio 2026

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