Uil Fpl: “Formazione e flessibilità utili solo se in contratti esigibili, con salari adeguati e diritti garantiti
“Il recente rapporto Flexible Learning Pathways into Healthcare Occupations, elaborato da OECD e International Labour Organization, analizza la crescente carenza di personale sanitario e socio-assistenziale, indicando nella flessibilità dei percorsi formativi uno degli strumenti principali per ampliare l’accesso alle professioni della cura. Si tratta di una fotografia che intercetta una criticità reale e strutturale, ma che presenta anche limiti evidenti”
Così Rita Longobardi, Segretaria generale Uil Fpl.
Il rapporto spiega il sindacato, individua correttamente alcune cause della crisi: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei bisogni assistenziali, la difficoltà dei sistemi formativi a rispondere alla domanda di lavoro e la scarsa attrattività di molte professioni sanitarie. L’attenzione a percorsi modulari, accessibili anche agli adulti, e al riconoscimento delle competenze maturate sul campo è coerente con richieste che la Uil Fpl sostiene da tempo, soprattutto per valorizzare chi già opera nei servizi in condizioni precarie o con qualifiche non pienamente riconosciute. Tuttavia, il documento concentra l’analisi quasi esclusivamente sull’accesso e sulla formazione, mentre gli aspetti legati ai contratti, alle retribuzioni, alle condizioni di lavoro e alle tutele non risultano rappresentati. Eppure, è proprio su questi elementi che si gioca l’attrattività delle professioni sanitarie. La carenza di personale, per il sindacato, non dipende solo dall’insufficienza dei percorsi formativi, ma anche da carichi di lavoro eccessivi, turnazioni gravose, responsabilità crescenti e salari inadeguati. Senza intervenire su questi fattori strutturali, la flessibilità rischia di non incidere sulle cause profonde della crisi.“Da anni denunciamo che non si può affrontare l’emergenza di personale nella sanità limitandosi a intervenire sui percorsi di accesso – chiarisce Rita Longobardi – Formazione e flessibilità sono strumenti utili solo se inseriti in contratti pienamente esigibili, con salari adeguati, diritti garantiti e risorse certe per investimenti strutturali nel Servizio Sanitario Nazionale. Senza queste condizioni, il rischio è quello di intervenire sugli effetti senza affrontare le cause profonde della crisi. In questo quadro – aggiunge la Segretaria – l’introduzione di nuove figure come l’assistente infermiere potrebbe aumentare le criticità già esistenti, se non accompagnata da investimenti sugli organici e da una chiara definizione di ruoli e responsabilità. Il rischio è che tali soluzioni vengano utilizzate per compensare la mancanza di infermieri e contenere i costi, generando ulteriore frammentazione professionale e pressioni organizzative, senza migliorare realmente la qualità dell’assistenza”.
Lo stesso rapporto riconosce che le evidenze sull’impatto concreto delle politiche di flessibilizzazione sono ancora limitate.
Per la Uil Fpl è quindi necessario evitare interventi parziali e sperimentazioni non monitorate. Servono politiche strutturali che misurino non solo quanti lavoratori entrano nel sistema, ma anche quanti restano e in quali condizioni. Le indicazioni contenute nel rapporto possono rappresentare uno spunto utile solo se inserite in una strategia più ampia che rimetta al centro il lavoro pubblico, la contrattazione collettiva e la qualità dell’occupazione. Formazione e flessibilità possono essere parte della soluzione, ma non possono sostituire investimenti sul Servizio Sanitario Nazionale, contratti solidi e condizioni di lavoro dignitose. Per la Uil Fpl la priorità resta chiara: non può esistere una sanità pubblica forte senza lavoro di qualità.
19 Febbraio 2026
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