Tubercolosi. MSF: “1,2 milioni di bambini colpiti ogni anno, il 43% senza diagnosi e cure”

Tubercolosi. MSF: “1,2 milioni di bambini colpiti ogni anno, il 43% senza diagnosi e cure”

Tubercolosi. MSF: “1,2 milioni di bambini colpiti ogni anno, il 43% senza diagnosi e cure”

In occasione della Giornata mondiale della tubercolosi, Medici Senza Frontiere esorta i governi e i donatori internazionali a porre i bambini al centro della risposta globale alla tubercolosi e a impegnarsi a garantire investimenti costanti per diagnosticare, curare e prevenire la tubercolosi in età infantile.

“Gli strumenti per diagnosticare e curare i bambini affetti da tubercolosi esistono, anche se imperfetti, eppure solo la metà di essi ha accesso alla diagnosi o alla terapia. Per una risposta davvero globale alla tubercolosi, i bambini non possono continuare a essere posti in secondo piano e devono diventare una priorità fin da subito”. Lo dichiara in una nota Cathy Hewison, responsabile progetti TB di Medici Senza Frontiere (Msf), l’organizzazione medico umanitaria che, in occasione della Giornata mondiale della tubercolosi (TB) esorta i governi e i donatori internazionali a porre i bambini al centro della risposta globale alla tubercolosi e a impegnarsi a garantire investimenti costanti per prevenire, diagnosticare e curare la tubercolosi in età infantile, che rimane uno dei gruppi più vulnerabili. “Nessun bambino dovrebbe soffrire o morire a causa di una malattia prevenibile e curabile”, sottolinea l’associazione medica umanitaria.

“In un contesto in cui la risposta alla tubercolosi era già caratterizzata da scarsi finanziamenti, oggi i bambini vengono ulteriormente messi in secondo piano a causa dei tagli agli aiuti, dei conflitti o degli sfollamenti” spiega Cathy Hewison. Secondo il Rapporto globale sulla tubercolosi 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), richiamato nella nota di MsF, 1,2 milioni di bambini e adolescenti di età inferiore ai 15 anni hanno sviluppato la malattia tubercolare nel 2024.

Il rapporto ha inoltre evidenziato che nel 2024 un impressionante 43% dei bambini sotto i 15 anni non ha avuto accesso alla diagnosi e non ha potuto accedere alle cure, un dato che non è migliorato rispetto agli anni precedenti. La situazione è ancora più grave per i bambini affetti da tubercolosi di età inferiore ai 5 anni, dei quali solo la metà ha avuto accesso alla diagnosi e alle cure. Si prevede che la combinazione tra le interruzioni dei servizi di cura per la tubercolosi, causate dai recenti tagli ai finanziamenti internazionali, e il numero record di persone sfollate nei paesi ad alta prevalenza della malattia, porterà a un aumento dei casi non diagnosticati né trattati soprattutto tra i minori.

Nonostante questa situazione preoccupante, l’attuazione efficace delle linee guida dell’OMS permetterebbe di individuare e curare più facilmente e tempestivamente i bambini con tubercolosi. Ad esempio, per i bambini sotto i 10 anni, un approccio efficace include l’utilizzo di algoritmi diagnostico-terapeutici raccomandati dall’OMS. Si tratta di sistemi di punteggio che permettono alle operatrici e agli operatori sanitari di diagnosticare la tubercolosi sulla base dei sintomi clinici – eventualmente supportati da una radiografia, se disponibile – anche in assenza di test di laboratorio o quando questi risultino negativi.

Sulla base di una recente ricerca di Msf condotta in 5 paesi africani (Guinea, Niger, Nigeria, Sud Sudan e Uganda), l’utilizzo di questi algoritmi può quasi raddoppiare il numero di bambini diagnosticati per i quali è quindi possibile avviare un trattamento salvavita.

“L’impatto dell’utilizzo degli algoritmi diagnostico-terapeutici dell’OMS in Niger è stato un catalizzatore di speranza” afferma il dottor Moussa Mamane Oumarou Farouk, responsabile TB di Msf in Niger. “Nel 2024 e nel 2025, quasi la metà di tutti i bambini sotto i 5 anni a cui è stata diagnosticata la tubercolosi nel Paese si trovava nei 5 distretti in cui Msf supporta l’utilizzo degli algoritmi. Considerando che ci sono un totale di 72 distretti in Niger, estendere questi approcci in tutto il Paese, insieme al Ministero della sanità pubblica e dell’igiene, potrebbe migliorare in modo significativo la capacità di diagnosi della tubercolosi nei bambini e prevenire ulteriori decessi evitabili.”

Le storia di Iqra e Francisco

“Quando sono arrivata alla clinica di Msf non nutrivo grandi speranze di ricevere le cure giuste, vista la mia esperienza passata, in cui avevo assunto molti farmaci senza nessun miglioramento” racconta Iqra, una studentessa di 14 anni di Gujranwala, in Punjab. “Per più di un mese ho preso medicine prescritte da diverse cliniche e ospedali senza aver effettuato alcun esame, sperando di guarire. Ma è stato solo quando ho iniziato il trattamento specifico per la tubercolosi che ho cominciato a stare meglio”. Da oltre 13 mesi è in cura per la tubercolosi farmacoresistente presso una clinica supportata da Msf. La sua malattia è iniziata con febbre persistente, stanchezza e dolori muscolari, e dopo aver consultato diverse cliniche senza che le venissero effettuati gli esami necessari, le sue condizioni sono peggiorate. Alla fine, un medico ha sospettato la tubercolosi e ha inviato un campione di espettorato al laboratorio, confermando la diagnosi di tubercolosi. Dopo aver iniziato il trattamento presso la clinica di MSF, la salute di Iqra è gradualmente migliorata ed è riuscita a tornare a scuola.

I team di Msf vedono spesso bambini malati il cui trattamento è rallentato a causa di approcci diagnostici inesistenti o inadeguati, o semplicemente perché la diagnosi di tubercolosi non viene presa in considerazione dai medici.

In Mozambico, racconta l’associazione, Francisco, un ragazzo di 11 anni, nel luglio 2024 ha iniziato a presentare sintomi di tubercolosi trascurati per mesi. È stato solo nel marzo 2025 che ha finalmente iniziato un trattamento adeguato, molto tempo dopo i primi segnali di allarme. “All’inizio ho notato che mio figlio era debole e non aveva appetito” racconta Fernando Jorge Anasomia, padre di Francisco, di Mueda, in Mozambico. “Subito, i medici non hanno fatto alcun esame. Quando gli esami sono stati finalmente effettuati, non è emerso nulla. Ci hanno detto che il bambino non aveva alcuna malattia. Quando siamo andati in ospedale per la seconda volta e abbiamo rifatto i test, è stato allora che ci hanno detto che il bambino aveva la tubercolosi resistente ai farmaci. Ci è voluto molto tempo per iniziare il trattamento, anche se aveva iniziato a stare male otto mesi prima.”

Ogni sintomo non riconosciuto e ogni ritardo diagnostico, sottolinea Msf, “aumentano il rischio dei bambini di sviluppare forme gravi della malattia e il rischio di morte. Sono quindi urgenti una maggiore volontà politica e maggiori investimenti da parte dei governi e dei donatori internazionali per garantire che tutti i bambini abbiano a disposizione strumenti salvavita per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento della tubercolosi”.

24 Marzo 2026

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