Guerra, un +1% sulla spesa militare comporta un -0,62% della spesa sanitaria pubblica. Il report The Lancet

Guerra, un +1% sulla spesa militare comporta un -0,62% della spesa sanitaria pubblica. Il report The Lancet

Guerra, un +1% sulla spesa militare comporta un -0,62% della spesa sanitaria pubblica. Il report The Lancet

Su "The Lancet" lo studio Oxford-Gawch mostra le conseguenze dei conflitti sulla sanità. In 27 anni 29,4 milioni di morti "in eccesso" dovute all'interrruzione dei servizi sanitari dovuti alla guerra. Ora tra Iran e Libano il bilancio è già alto. Gli autorI: "La salute non può – e non deve – essere trascurata nelle economie di guerra"

“Ogni aumento dell’1% della spesa militare comporta una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria pubblica“, a lanciare l’allarme l’analisi pubblicata su The Lancet, firmata da Alhadi Khogali, ricercatore dell’Università di Oxford e Elsara Badri, ‘Global Alliance on War, Conflict and Health’ (Gawch).

Nei paesi a basso reddito, la disparità si traduce in un calo ancora più grande, ovvero lo 0.96% delle spese sanitarie in meno. “Con i bilanci della difesa globali che raggiungono livelli record a causa dell’escalation dei conflitti in Medio Oriente, Ucraina e altrove, questa non è un’equazione astratta; è una realtà quotidiana per una persona su sei nel mondo che vive attualmente in zone di conflitto attivo”, scrivono gli autori.

Lo studio ha preso in evidenza prove raccolte tra il 1990 e il 2017 nelle aree di conflitto in cui i servizi sanitari hanno subito delle interruzioni, nel corso di questi 27 anni circa 29,4 milioni di morti “in eccesso” sono state dovute proprio a cause indirette come la sospensione delle cure.

“L’Oms – si legge nella ricerca – ha verificato 13 attacchi contro strutture sanitarie in Iran dall’inizio del conflitto nel febbraio 2026, con quasi 1000 morti segnalate in Iran e 50 in Libano. In Libano si è assistito alla chiusura di 43 centri di assistenza sanitaria primaria e due ospedali”, per via dello stop alla catena di approvvigionamento. Inoltre, “l’Hub logistico globale per le emergenze sanitarie dell’Oms a Dubai è bloccato, con 18 milioni di dollari di forniture sanitarie umanitarie bloccate, con ripercussioni su oltre 50 richieste di forniture di emergenza provenienti da 25 paesi”.

Gli autori rimarcano che la pace è condizione essenziale per la copertura sanitaria universale (UHC), quest’ultima andrebbe comunque mantenuta anche durante i conflitti, periodi in cui la richiesta di servizi medici e cure aumenta in maniera esponenziale. A questo si aggiungono “Le sanzioni e i blocchi” che dovrebbe essere, secondo gli autori, “riconosciuti come determinanti sociali quantificabili della salute”. Se i numeri sono questi, concludono: “Le strutture sanitarie devono essere protette e l’accesso agli aiuti umanitari non deve essere ostacolato. La salute non può – e non deve – essere trascurata nelle economie di guerra”.

G.F.

13 Aprile 2026

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