Liste di attesa. Tra inappropriatezza prescrittiva e no show, miliardi di spesa sanitaria inutile

Liste di attesa. Tra inappropriatezza prescrittiva e no show, miliardi di spesa sanitaria inutile

Liste di attesa. Tra inappropriatezza prescrittiva e no show, miliardi di spesa sanitaria inutile

Gentile Direttore, un importante quotidiano nazionale ha pubblicato un approfondito articolo sui costi sociali ed economici di due fenomeni che affliggono, pesantemente, il governo delle liste di attesa: l’inappropriatezza prescrittiva e il tasso di abbandono (no show).

Gentile Direttore,
un importante quotidiano nazionale ha pubblicato un approfondito articolo sui costi sociali ed economici di due fenomeni che affliggono, pesantemente, il governo delle liste di attesa: l’inappropriatezza prescrittiva e il tasso di abbandono (no show).

Il primo fenomeno è ampiamente noto e trova forte e principale radicamento nella medicina difensiva.
Il no show, parimenti, è un fenomeno ancora più distorsivo, un ossimoro dell’intero assetto sanitario, per effetto del quale un significativo novero di cittadini prenotanti non si presenta all’evento prestazionale.

Le due macro-dinamiche provocano un significativo danno al servizio sanitario nazionale, la cui imputazione economica viene stimata, crediamo al ribasso, intorno ai 10 miliardi di euro.
La traduzione numerica delle inappropriatezze (stimate nella cauta misura del 20 %) e dei no show (stimata tra il 10 e il 20 %) può tradursi in milioni di prestazioni ambulatoriali erogate anche in assenza di utilità clinico-diagnostiche e terapeutiche e di milioni di slot prenotativi persi a causa degli abbandoni non disdettati.

Sino ad ora, l’attenzione del Sistema sanitario nazionale si è focalizzata sul governo dell’Offerta di prestazioni ambulatoriali, con risultati evidenti, visti i progressivi incrementi di produzione. Rimane da affrontare, in maniera cogente e puntuale, il governo della Domanda, vero e proprio ambito di svolta per la riduzione delle liste di attesa.

Andiamo per gradi. L’inappropriatezza prescrittiva, com’è noto, è una sorta di “male necessario” del sistema. A fronte di una sostanziale deregolazione, favorita dal vuoto normativo, essa rappresenta il danno collaterale prodotta dalla vigente responsabilità colposa del medico. Ma non solo. Essa è anche un fatto socio-culturale allineato alla diffusione della medicina predittiva e del consumismo sanitario.

Il tasso di abbandono è, più specificatamente, un’abitudine sociale, che esiste da sempre e che gli strumenti di recupero crediti (si recupera il solo valore del ticket), non hanno e non possono mitigare.

Chiunque operi nel settore, conosce bene gli esiti medi dei tentativi di anticipazione delle prestazioni prenotate fuori garanzia. In aliquote percentuali significative, spesso gli utenti rinunciano alla proposta di anticipazione, in quanto non corrispondente al luogo, al giorno, all’unità operativa, al presidio desiderato. Così come è acclarato il fatto che molti primi accessi in realtà nascondano prestazioni di controllo e di follow up. Sarebbe opportuno fare anche un punto sul funzionamento reale dei PDTA. Accade spesso che anche nel caso di sessioni straordinarie ed aggiuntive di produzione, gli slot vadano deserti. Insomma, l’incremento progressivo dell’Offerta è probabilmente una strada che, da sola, non produce, né produrrà mai un effetto risolutivo.

Il governo della domanda è la chiave di volta dell’imminente processo di riforma.

La prescrizione è un atto pubblico, che produce impegni di spesa e che obbliga le articolazioni sanitarie territoriali alla relativa erogazione.

E’ necessario che essa sia più puntualmente regolata attraverso quesiti diagnostici esaustivi e correlati alla prestazione richiesta, nonché è necessario che vi siano meccanismi di verifica e di blocco automatico delle inappropriatezze.

Sui no show, anche considerando il peso economico della spesa sanitaria nazionale, forse sarebbe il caso di individuare modalità di contrasto proattive e più efficaci. In conclusione, due numeri. Il 20 % di circa 57 milioni di prestazioni ambulatoriali erogate nel 2025 equivale a 11,4 milioni di prestazioni (area potenziale dell’inappropriatezza), mentre il 15 % (media semplice tra il 10 e il 20 %) di abbandoni (no show) equivale a circa 8,5 milioni di slot perduti. Insomma, il montante è di quasi 20 milioni di prestazioni ambulatoriali che potrebbero, una volta per tutte, sollevare il sistema dalla condizione di criticità. Un danno inferto al SSN e alle casse dello Stato probabilmente in una misura molto superiore ai riferiti 10 miliardi di euro.

Gianni Di Giacomantonio
Docente a contratto SEC-S/P 01
Università degli studi di Teramo
Dirigente ASL Teramo

15 Aprile 2026

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