Prescrizioni e inappropriatezza: i dati shock del sistema ts
Gentile Direttore, ancora una volta, uno dei maggiori osservatori informativi del Paese ha pubblicato i dati delle prescrizioni emesse, nel 2025, per prestazioni ambulatoriali (visite ed esami strumentali), su base regionale. Le risultanti sono l’ennesima dimostrazione che il Ssn non ha l’assoluto carattere dell’unicità...
Gentile Direttore, Ancora una volta, uno dei maggiori osservatori informativi del Paese ha pubblicato i dati delle prescrizioni emesse, nel 2025, per prestazioni ambulatoriali (visite ed esami strumentali), su base regionale. Le risultanti sono l’ennesima dimostrazione che il Servizio sanitario nazionale non ha l’assoluto carattere dell’unicità, ma è la somma delle diverse declinazioni regionali.
Una sanità a macchia di leopardo. Non solo sul fronte dei servizi, sull’eterogenea integrazione e sussidiarietà con gli erogatori accreditati, ma anche sul fronte delle prescrizioni emesse nei diversi contesti regionali.
Non vi è da stupirsi se in Veneto il tasso di prescrizione per 1.000 abitanti è pari a 889, mentre nel Lazio è pari 1.569, per uno scostamento incrementale pari al 76,41 %. Un dato del genere non può trovare fondamento in alcuna analisi strutturale: né di composizione demografica, né epidemiologica, nè socio-culturale. E’ una distorsione del sistema, che va immediatamente corretta. L’età media nel Lazio è pari a 46,7 contro il 47,1 del Veneto (46,9 anni), gli over 65 anni nel Lazio sono 1.358.961 milioni, mentre nel Veneto sono 1.209.133. Insomma, scostamenti minimi che non giustificano il così diverso ricorso alle prestazioni ambulatoriali.
In termini generali, ci sono cinque regioni nelle quali il tasso di prescrizione per 1.000 abitanti ha superato, nel 2025, la soglia delle 1.200. Tra di esse, il Lazio (top score), l’Emilia Romagna, la Puglia, l’Umbria e l’Abruzzo.
Nella seguente tabella, gli indicatori prescrittivi vengono correlati con il coefficiente di cronicità potenziale (tasso di vecchiaia x aspettativa di vita), al fine di verificare l’eventuale dipendenza dell’inflazione prescrittiva a fenomeni demografici strutturali.
I dati esposti dimostrano, in maniera eloquente, quanto l’intensità prescrittiva non sia maggiormente presente nei contesti nei quali la struttura demografica è particolarmente caratterizzata da elevati indicatori di vecchiaia ed aspettativa di vita.
A titolo esemplificativo, in Abruzzo, a fronte di un coefficiente medio di vecchiaia / aspettativa di vita, vi è un iper prescrizione.
Di contro, in Liguria, prima posizionata nel coefficiente di cronicità potenziale, si rileva un tasso di prescrizione molto basso. Insomma, c’è qualcosa che non funziona, evidentemente. Appare evidente che qualora tali dati fossero la matrice della domanda sulla quale costruire i relativi flussi di offerta, ci troveremmo dinanzi a squilibri di sistema in alcun modo surrogabili dalle articolazioni sanitarie locali.
Senza volerci addentrarci in ulteriori analisi multivariate del dato esposto, appare ancora una volta evidente che il matching tra domanda ed offerta di prestazioni ambulatoriali si definisce essenzialmente sul fronte della domanda.
E’ su tale aspetto che deve concentrarsi l’azione normativa e programmatoria, considerando che l’espansione della domanda, in un momento storico caratterizzato dalla ricapitolazione della spesa pubblica, ha raggiunto o è prossima a raggiungere il break even point.
L’eccesso di domanda, che è in parte inappropriatrezza prescrittiva, secondo l’osservatore informativo che ha pubblicato i dati esposti, ammonterebbe a circa 20 miliardi di euro.
Una spesa imponente, che potrebbe concorrere, qualora utilizzata efficacemente, a finanziare e ad ottimizzare, ulteriormente, il Servizio sanitario nazionale.
Gianni Di Giacomantonio Università di Teramo Dirigente ASL Teramo
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