Lettera aperta ai “proprietari del capitale umano”

Lettera aperta ai “proprietari del capitale umano”

Lettera aperta ai “proprietari del capitale umano”

Gentile Direttore, ho scritto questa lettera aperta indirizzata ai vari burocrati/politici che continuano a utilizzare il linguaggio dei mercati per descrivere l’attività dei sanitari. Dedicata a Voi, che dai palazzi del potere e dagli uffici di vertice parlate di “efficientamento”, “target”, ”budget”, “capitale umano”....

Gentile Direttore,
ho scritto questa lettera aperta indirizzata ai vari burocrati/politici che continuano a utilizzare il linguaggio dei mercati per descrivere l’attività dei sanitari. Dedicata a Voi, che dai palazzi del potere e dagli uffici di vertice parlate di “efficientamento”, “target”, ”budget”, “capitale umano”.

A voi che guardate il mondo attraverso la lente deformante di un indicatore di performance e che avete trasformato la dignità del SANITARIO in un asset da contabilizzare.

È ora di dirvelo forte e chiaro: la parola “capitale umano” mi ha sempre dato fastidio perché la ritengo un insulto o, peggio, una presa in giro. È il sintomo di una malattia morale che Vi permette di ignorare l’unicità di chi lavora per voi, riducendo i sanitari a numeri di un codice a barre, ingranaggi interscambiabili di una macchina che macina profitti e tagli alle spese della salute. Io, sanitario, esisto anche al di fuori dei vostri grafici a torta e dei vostri PowerPoint. Il mio lavoro non è un costo da abbattere, ma l’unica ragione per cui la vostra economia ha ancora un senso. Quando parlate di “ottimizzare le risorse”, state parlando di tagliare U.O., quando calcolate il “ritorno sull’investimento” di un dipendente, state ignorando la fatica, l’esperienza e la vita racchiusa dietro quel badge.

VOI che gestite gli ospedali come se fossero fabbriche di auto, ricordate che il vostro “successo” gestionale non può essere misurato sulla capacità di spremere il personale, fino alle dimissioni di massa. Ogni volta che parlate di “ottimizzazione della risorsa umana”, state parlando di infermieri che saltano i riposi, medici che lavorano oltre i limiti della sicurezza e professionisti che non hanno più tempo da dedicare alla cura del malato. Smettete di trattare le aggressioni nelle corsie come un “rischio collaterale” accettabile, mentre il burnout dei sanitari è il prezzo pagato per la vostra “ottimizzazione”.

Il vostro linguaggio aziendalistico applicato alla sanità è la morte del SSN, per questo non accetto il termine ipocrita: “capitale umano”, perché IO non sono un “Capitale”, sono un professionista della Salute!

Definire il lavoro sanitario come “capitale umano” non è solo una scelta lessicale infelice, ma è una insopportabile ipocrisia, è un atto di violenza semantica. Il “capitale” è qualcosa che si possiede, si sfrutta, si ammortizza e si scarta quando non rende più. Io NON sono una voce di costo, né una risorsa da spremere per far quadrare i conti di un sistema che ha dimenticato il valore di una professione.

Dietro ogni camice, ogni intervento chirurgico, ogni turno massacrante e ogni notte passata a lottare contro la malattia e la morte, non c’è un “asset” finanziario, c’è una persona, c’è una competenza che nasce dallo studio, una sensibilità che non può essere contabilizzata.

Usare queste espressioni ipocrite e preconfezionate serve solo a nascondere una realtà scomoda: quella di una sanità trasformata in azienda (a minuscola!), dove il paziente è un “cliente” e il sanitario una “risorsa” da spremere oltre ogni limite, considerato che il gradino successivo è lo schiavismo. Altroché capitale umano!

Rigetto la vostra terminologia umiliante, ripeto NON sono un capitale umano! Riconoscete la dignità del mio lavoro, non con le frasi fatte da consulenti di marketing sanitario. La salute non è un mercato e chi cura non è merce.

Ho una idiosincrasia per questa ipocrita narrazione.

Esigo rispetto e non retorica. Cancellate il termine “capitale umano” dal vostro lessico e dai vostri atti deliberativi. Un sistema che calpesta la dignità di chi cura è destinato a fallire e se continuerete a considerarmi come un numero/capitale, vi resteranno solo sterili numeri. Le persone, quelle vere, si dimetteranno perché curare è soprattutto un atto umano, non un profilo di spesa!

Restituitemi la mia dignità perché io non sono: “capitale umano”!

Mirka Cocconcelli
Chirurgo Ortopedico

28 Aprile 2026

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