La Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG) interviene nel dibattito sul riordino dell’assistenza primaria territoriale, chiedendo un confronto strutturato con istituzioni e cittadini e mettendo in guardia da interventi unilaterali privi di una chiara cornice normativa.
Il sindacato accoglie positivamente i segnali di apertura emersi nelle ultime ore dal quadro istituzionale: “È un segnale che accogliamo. E che interpretiamo come un’indicazione di metodo prima ancora che di merito”. Tuttavia, avverte, il dossier attualmente in discussione presenta criticità rilevanti.
Secondo la FIMMG, infatti, le linee programmatiche “contengono previsioni che implicano numerosi e complessi interventi ordinamentali”, toccando legislazione nazionale e direttive europee su lavoro e organizzazione dei servizi sanitari. Un impianto che, sottolinea il sindacato, non può essere affrontato “con la leggerezza di un documento di indirizzo non accompagnato da un quadro normativo di riferimento chiaro”.
Da qui l’allarme per le conseguenze sul sistema: “Presentarli senza quella cornice […] ha prodotto allarme sociale e incertezza del diritto”. Un clima che coinvolge sia i cittadini, “che non sanno cosa cambia nel loro rapporto con il medico di fiducia”, sia i medici di medicina generale, “che vedono messa in discussione la propria condizione giuridica”.
La FIMMG rivendica la tutela dell’attuale assetto convenzionale: “Nessun atto di indirizzo unilaterale può derogare a quella cornice senza violare principi di ordine superiore”. E ribadisce la propria disponibilità al confronto: “Non siamo contro il cambiamento: siamo contro un cambiamento imposto senza i medici, che non funzionerebbe e che i cittadini pagherebbero in termini di qualità e continuità delle cure”.
Sul piano operativo, il sindacato propone una strada alternativa: “Un atto di indirizzo per l’ACN 2025–2027 potrebbe affrontare quegli stessi obiettivi con maggiore celerità, efficacia e condivisione”, attraverso una negoziazione tra le parti che “rimane un diritto costituzionalmente garantito”.
Da qui la richiesta formale di apertura di un tavolo di concertazione con le istituzioni competenti. L’obiettivo, spiega la FIMMG, è “verificare la praticabilità di soluzioni condivise e applicabili” e garantire che il riordino sia coerente con l’assetto vigente e con gli obiettivi del PNRR, senza compromettere il modello di cure primarie.
Il sindacato richiama anche il ruolo dei cittadini nel processo decisionale, citando la recente mobilitazione promossa dal Codacons: “I cittadini hanno qualcosa da dire sul loro medico di famiglia, e vanno ascoltati”. Un messaggio chiaro: “I cittadini non vogliono un medico diverso. Vogliono poter contare sul medico che hanno”.
Per la FIMMG, ignorare questa dimensione significherebbe fallire l’obiettivo: “Qualunque processo di riordino che ignori questa voce non sarà una risposta ai bisogni di salute del Paese”.
Infine, il richiamo simbolico alla vigilia del 1° maggio: “Sarebbe un vero paradosso celebrare […] i diritti del lavoro ignorando il diritto di una categoria […] alla legittima negoziazione sindacale”. E avverte: negarla “non è una scelta organizzativa: è la negazione di principi costituzionali”.
In assenza di sviluppi concreti, la FIMMG annuncia che il 16 maggio riunirà il proprio Consiglio nazionale: “Saranno deliberate le azioni a tutela delle posizioni della categoria e — prima ancora — degli interessi fiduciari dei nostri pazienti”.