“Il finanziamento previsto a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità per i Dirigenti della sanità peggiora le sperequazioni esistenti tra professionisti appartenenti alla medesima area contrattuale, che in verità provengono da percorsi formativi di analoga complessità e che condividono nella quotidianità lavorativa oneri e responsabilità di medesima caratura. Stiamo parlando della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie, destinataria di un aumento mensile dell’indennità di specificità di soli 60 euro lordi”.
È quanto denunciano Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Aaroi-Emac, Fassid, Fp Cgil Medici e Dirigenti Sanitari, Fvm e Cisl Medici che in una nota congiunta lanciano un appello a governo e regioni affinché l’indennità di specificità sanitaria venga finanziata.
“Non si tratta solo di una questione di cifre, ma di svalorizzazione professionale e della funzione sociale della tutela della salute – scrivono – si tratta di approssimazione e disinteresse nei confronti di Professionisti che nei servizi, anche in condizione strutturali, organizzative ed economiche avverse, garantiscono la cura e la salute delle persone; un disinteresse che comincia fin dal percorso di specializzazione, finanziato in misura economicamente minore per i dirigenti sanitari.
Oggi, come dirigenti biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie sentiamo il dovere di accendere un faro su questa situazione discriminante, ponendola all’attenzione di tutti i colleghi e le colleghe. Non possiamo più accettare che si legittimi e perpetui una sperequazione vergognosa che oltre ad offendere la dignità dei professionisti, mina l’unità e la compattezza dei servizi.
Il Ssn, infatti, si regge su un’architettura interprofessionale, multiprofessionale e multidisciplinare – proseguono – perché i bisogni di salute hanno natura multidimensionale e richiedono una presa in carico globale, articolata e continuativa. La tenuta del Ssn passa anche dalla capacità di sviluppare modelli organizzativi innovativi, resilienti e sostenibili, in cui ciascun professionista possa esprimere le proprie competenze professionali e gestionali. Trattare biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie come figure “minori” significa ignorare il cuore pulsante della prevenzione, della gestione integrata delle cure, della diagnostica, della riabilitazione, della ricerca e del benessere psicologico, pilastri insostituibili del diritto alla salute.
La prospettiva dell’iniquo finanziamento che ricade sul Ccnl 2025/2027 dell’indennità di specificità dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rischia di avallare una visione ospedalocentrica, tutta incentrata sulla singola prestazione, frammentando e logorando il Servizio Sanitario Nazionale; una visione che non trova riscontro nella realtà operativa dei nostri ospedali e servizi territoriali e va in direzione contraria al modello bio-psico-sociale adottato dall’Oms e ispiratore del Pnrr. L’equa valorizzazione dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rappresenta invece la dimostrazione concreta che le linee di attività garantite dai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie non sono accessorie, bensì complementari a quelle di tutti gli altri professionisti; tale complementarietà assicura che il Servizio Sanitario Nazionale risponda alla complessità dei bisogni di salute di tutti e tutte con una speculare complessità della presa in carico, dell’assistenza e della cura”.
La trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 è l’occasione per cambiare rotta, aggiungono le sigle: “Vogliamo dare voce ai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie che non vogliono rassegnarsi a essere trattati come ‘dirigenti di serie B’. Continueremo a difendere il Ccnl come strumento di equità e di attuazione dei più moderni sviluppi delle politiche di salute”.
Per questo invitano colleghe e i colleghi, indipendentemente dalla propria appartenenza sindacale, a sottoscrivere l’appello (CLICCA QUI)
“Chiediamo un impegno formale, pubblico e vincolante di Governo e Regioni a impegnarsi perché venga riparato il danno del sottofinanziamento dell’indennità di specificità previsto dalla legge di bilancio 2026, sperequato di ben 5 volte a danno dei Dirigenti sanitari, che ancora una volta prevedono un’iniqua distribuzione delle risorse – concludono – riprendiamoci la dignità che ci spetta per tutelare la dignità dei servizi in cui lavoriamo e delle persone di cui ci prendiamo cura; per difendere, in definitiva, il nostro Servizio Sanitario Nazionale integrato, pubblico, universale, equo, solidale”.