Il rischio di involontarie posizioni “no-nurse alone”

Il rischio di involontarie posizioni “no-nurse alone”

Il rischio di involontarie posizioni “no-nurse alone”

La riorganizzazione del 118 in Piemonte e Toscana che affida le ambulanze ai soli infermieri specializzati solleva le proteste di sindaci e medici. Il rischio è che l'infermiere d'emergenza venga lasciato solo, invece di essere valorizzato come figura autonoma e matura.

Mi è cascato non casualmente l’occhio su una vicenda apparentemente locale che ha però mi sembra segnai un problema di carattere nazionale molto rilevante per il Ssn. La vicenda riguarda la riorganizzazione del sistema dell’emergenza territoriale 118 da parte dell’Azienda Zero della Regione Piemonte. Questa riorganizzazione prevede che (leggo qui in un giornale locale): “Il 118 andrebbe avanti con infermieri specializzati, mentre il medico sarebbe a servizio sull’auto medica. A partire dall’Albese e dall’Alta Val Tanaro.”

L’articolo, molto ben fatto ricostruisce bene le motivazioni della Regione che ha previsto questa riorganizzazione e quelle dei Sindaci della zona interessata. La Regione per bocca dell’Assessore Riboldi aveva chiarito che «Non si tratta di un “taglio” ma di una riorganizzazione … L’infermiere, altamente specializzato e in costante contatto col medico, può effettuare in autonomia la maggior parte delle procedure salvavita”. Posizione, direi, perfetta. Ai Sindaci però la riorganizzazione del 118 che toglie i medici dalle ambulanze non è piaciuta e  il presidente della Rappresentanza dei Sindaci dell’ASL interessata ha fatto presente che: “Come sindaci abbiamo espresso il nostro disagio di fronte alla annunciata riforma di un servizio di cui non eravamo stati informati e rispetto alla quale abbiamo letto di criticità in alcune parti della Provincia… Abbiamo chiuso l’incontro ottenendo la sospensione della riorganizzazione, sino al confronto con l’assemblea dei sindaci”.

Già che c’ero ho fatto un giro in rete per vedere se ci sono attualmente analoghe situazioni in giro per l’Italia e ne ho trovata una in un altro giornale locale che riguarda la Garfagnana, in Toscana. Qui il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Lucca ha dichiarato che “La recente scelta di eliminare la presenza del medico a bordo delle ambulanze dell’Emergenza territoriale nelle Misericordie di Borgo a Mozzano e Castelnuovo Garfagnana impone una riflessione attenta e responsabile». E continua: “Tale atto non costituisce una semplice riorganizzazione del servizio, ma configura una decisione che rischia di incidere in modo significativo sulla qualità, sulla tempestività e sull’efficacia delle cure. L’emergenza sanitaria è per definizione il contesto in cui il tempo e la competenza fanno la differenza tra esiti favorevoli e conseguenze drammatiche. In numerosi studi clinici (dall’arresto cardiaco al trauma maggiore, dall’ictus all’infarto miocardico) la presenza del medico accanto all’infermiere consente non solo una valutazione diagnostica immediata e più approfondita, ma anche l’attivazione di interventi terapeutici avanzati; si tratta di competenze che non possono essere considerate accessorie o sostituibili, ma che rappresentano un elemento essenziale della catena di sopravvivenza”.

A questo punto continuo la ricerca e trovo su Rescue Press un articolo dell’anno scorso sul ruolo dell’infermiere dell’emergenza che “non è un ripiego, è il futuro”. L’articolo nasce come commento ad una situazione verificatasi nel Casertano dove in automediche senza medico, l’infermiere del 118 viene descritto come “lasciato solo”, trasformato in un surrogato improprio del medico. L’articolo poi spiega bene come la situazione del Casertano “in altri parti del Paese è quotidiana e governata: postazioni demedicalizzate, interventi complessi gestiti senza supporto medico in autonomia dall’infermiere, aumento degli interventi in cui l’infermiere sul territorio si confronta con il medico in centrale operativa. Normalità che non va neanche giustificata in tanti paesi Europei e in Regioni del Nord Italia.”

Mi chiedo se la enorme difficoltà di far passare in Italia la “nuova” figura dell’infermiere dell’emergenza territoriale, matura sul piano tecnico-scientifico da molti anni, non sia il segno di una sorta di approccio no-nurse alone (no all’infermiere “da solo”) che certamente nessuno esplicitamente assume, ma che sottotraccia a volte passa. Certamente non un bel segnale per quella professione che il 12 maggio tutti abbiamo celebrato.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

14 Maggio 2026

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