Cronicità, screening, clima e lavoro. Ecco il nuovo Piano prevenzione 2026-2031. Per le Regioni 200 milioni all’anno e più controlli sui risultati

Cronicità, screening, clima e lavoro. Ecco il nuovo Piano prevenzione 2026-2031. Per le Regioni 200 milioni all’anno e più controlli sui risultati

Cronicità, screening, clima e lavoro. Ecco il nuovo Piano prevenzione 2026-2031. Per le Regioni 200 milioni all’anno e più controlli sui risultati

Il provvedimento è all’ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni di giovedì. Nel nuovo PNP entrano One Health, salute mentale, clima, cronicità, screening, lavoro e infezioni. Previsti 14 programmi obbligatori per tutte le Regioni e indicatori progressivi per certificare gli obiettivi raggiunti. IL PIANO

La prevenzione prova a cambiare passo. Dopo mesi di lavoro tecnico, il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 è pronto per il via libera e approda il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni. Un passaggio decisivo per ridisegnare la strategia di sanità pubblica dei prossimi sei anni: non più solo vaccinazioni, screening e campagne sugli stili di vita, ma una cornice più larga che mette insieme cronicità, salute mentale, ambiente, clima, sicurezza sul lavoro, infezioni, alimentazione, digitale e contrasto alle disuguaglianze.

Il Piano conferma 200 milioni di euro l’anno alle Regioni per l’attuazione degli interventi e prevede altri 50 milioni aggiuntivi per il 2026. Ma soprattutto introduce una griglia più stringente di monitoraggio: 14 Programmi predefiniti, obbligatori per tutti i territori, obiettivi “traccianti” e indicatori certificativi con soglie crescenti fino al 2031. In altre parole, non basterà programmare: le Regioni dovranno dimostrare, anno dopo anno, di raggiungere risultati misurabili.

Il Piano, predisposto dal Ministero della Salute, si muove in continuità con il PNP 2020-2025 ma introduce una cornice più ampia, segnata dall’approccio One Health, dall’integrazione con l’assistenza territoriale prevista dal Dm 77/2022, dall’uso dei dati e delle piattaforme digitali e da una più forte attenzione alle disuguaglianze. L’obiettivo è consolidare gli interventi già avviati su screening oncologici, vaccinazioni, stili di vita, sicurezza nei luoghi di lavoro e malattie croniche, ma anche rispondere alle nuove sfide: cambiamenti climatici, riemergenza delle malattie infettive, invecchiamento della popolazione, fragilità, salute mentale e benessere psicologico.

Il documento conferma il Piano nazionale della prevenzione come strumento di attuazione dei Lea nell’area “Prevenzione collettiva e sanità pubblica” e ne rafforza il raccordo con i Piani di settore, dalla cronicità alla salute mentale, dalla sicurezza alimentare all’antimicrobico-resistenza, fino alla prevenzione nei luoghi di lavoro e alla tutela ambientale.

Sette i macro-obiettivi individuati: malattie croniche non trasmissibili; dipendenze e problemi correlati; incidenti domestici e stradali; salute, sicurezza e benessere dei lavoratori; ambiente, clima e salute; malattie infettive prioritarie; sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria.

La vera ossatura operativa del Piano sarà però rappresentata dai 14 Programmi predefiniti che tutte le Regioni saranno chiamate ad attuare. Si va da “Scuole che promuovono salute” a “Comunità attive”, dai “Luoghi di lavoro che promuovono salute” alle dipendenze, dalla prevenzione dei rischi professionali agli screening oncologici, dall’ambiente alla sorveglianza delle malattie infettive, fino alla gestione integrata della cronicità, ai primi mille giorni di vita, alla sicurezza alimentare e alle problematiche sanitarie emergenti legate agli animali da compagnia.

Il nuovo PNP introduce anche un sistema di monitoraggio più stringente. Per ciascun programma saranno individuati almeno un obiettivo “tracciante”, ritenuto prioritario per l’impatto sui determinanti di salute o sul funzionamento del sistema di prevenzione, e almeno un indicatore di copertura, utile a misurare quante persone, strutture o operatori vengano effettivamente raggiunti dagli interventi.

Sul fronte della certificazione, il meccanismo sarà progressivo. Per gli anni 2027-2031 la valutazione positiva dei Piani regionali di prevenzione dipenderà dal raggiungimento di una quota crescente degli indicatori certificativi: 60% nel 2027, 70% nel 2028, 75% nel 2029, 80% nel 2030 e 90% nel 2031. La stessa progressione varrà anche per gli indicatori collegati agli obiettivi traccianti.

Centrale sarà la piattaforma web-based per la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione dei Piani regionali di prevenzione, già utilizzata nel ciclo precedente e confermata come strumento vincolante. La nuova versione dovrà accogliere anche la pianificazione nazionale 2026-2031 e potenziare le funzioni di interrogazione e reportistica, anche attraverso software basati sull’intelligenza artificiale.

Il cronoprogramma prevede che le Regioni recepiscano l’intesa con un proprio atto, inseriscano nella piattaforma le informazioni relative alla pianificazione regionale, adottino i nuovi Piani regionali di prevenzione e documentino annualmente lo stato di avanzamento degli interventi.

Quanto alle risorse, l’intesa conferma per l’intero periodo 2026-2031 lo stanziamento di 200 milioni di euro annui per la completa attuazione del Piano, oltre alle risorse già previste sulla quota vincolata per gli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Per il 2026 è inoltre previsto un importo aggiuntivo di 50 milioni di euro, nelle more di un finanziamento centrale ulteriore destinato al raggiungimento degli obiettivi per i restanti anni di vigenza del Piano.

Tra le novità di maggiore rilievo figura anche l’impegno del Ministero della Salute ad avviare una collaborazione con Agenas per definire il percorso più idoneo alla costruzione di criteri sugli standard per la rideterminazione delle dotazioni organiche dei Dipartimenti di prevenzione. Un passaggio atteso da tempo, considerando il ruolo decisivo che queste strutture dovranno avere nell’attuazione concreta del Piano sui territori.

Sul piano strategico, il documento insiste sulla necessità di superare la frammentazione tra prevenzione, diagnosi, cura e assistenza, puntando su percorsi integrati e multidisciplinari. Nelle malattie croniche, ad esempio, il Piano richiama la necessità di rafforzare l’identificazione precoce dei fattori di rischio, dal tabagismo alla sedentarietà, dal consumo rischioso di alcol alla cattiva alimentazione e all’obesità, valorizzando il raccordo tra Dipartimenti di prevenzione, cure primarie, ospedale, riabilitazione, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Grande attenzione viene riservata anche agli screening oncologici. Il Piano punta a consolidare i programmi già attivi per cervice uterina, mammella e colon-retto, ma apre anche alla valutazione di interventi stratificati in base al rischio individuale e di nuovi programmi per tumori emergenti, come polmone e prostata. Obiettivo dichiarato: ridurre le disuguaglianze di accesso, in particolare nelle aree più fragili del Paese e nelle Regioni del Sud.

Altro asse trasversale è l’equità. Il PNP prevede che questo principio entri stabilmente nella governance, nella progettazione, nell’attuazione e nella valutazione degli interventi. Il profilo di salute ed equità della comunità diventa così il punto di partenza per individuare priorità, bisogni e azioni, confrontando l’offerta dei servizi con le condizioni reali della popolazione.

La governance sarà articolata su tre livelli. Al Ministero della Salute, attraverso la Direzione generale della prevenzione, spetteranno coordinamento, indirizzo e monitoraggio nazionale. Le Regioni dovranno tradurre gli obiettivi del Piano nei rispettivi PRP e istituire cabine di regia regionali. Le Aziende sanitarie, infine, saranno chiamate a declinare gli interventi nei territori, con il coinvolgimento di Comuni, scuole, Terzo settore, luoghi di lavoro e comunità locali.

Con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il nuovo PNP diventerà quindi la cornice nazionale della prevenzione fino al 2031. Una cornice ambiziosa, che prova a tenere insieme sanità pubblica, ambiente, cronicità, digitale, prossimità ed equità. La sfida, come sempre, sarà trasformare gli obiettivi in servizi, coperture reali e risultati misurabili per i cittadini.

Luciano Fassari

19 Maggio 2026

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