Pnrr. Corte dei Conti: avanza la sanità territoriale ma persistono divari tra Nord e Sud. Pienamente attivo solo il 3,8% delle Case della comunità

Pnrr. Corte dei Conti: avanza la sanità territoriale ma persistono divari tra Nord e Sud. Pienamente attivo solo il 3,8% delle Case della comunità

Pnrr. Corte dei Conti: avanza la sanità territoriale ma persistono divari tra Nord e Sud. Pienamente attivo solo il 3,8% delle Case della comunità

Digitalizzazione ospedaliera a buon punto, ritardi nell'attivazione degli Ospedali di Comunità. Solo 66 strutture su 1.722 (il 3,8%) garantiscono tutti i servizi obbligatori. Il sistema anticipa 4 miliardi per i pagamenti in attesa dei trasferimenti statali. LA DELIBERA

A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la Missione Salute del PNRR segna progressi significativi ma sconta ancora criticità territoriali e finanziarie. È quanto emerge dal Referto approvato dalla Corte dei Conti – Sezione delle autonomie con delibera n. 11/SEZAUT/2026/FRG, che fotografa l’avanzamento al 13 febbraio 2026 dei progetti affidati agli enti territoriali.

Con una dotazione di 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF), la Missione 6 ha raggiunto l’88,6% dei milestone (39 su 44) e il 77,6% dei target (45 su 58) a marzo 2026. Ma il dato aggregato nasconde profonde disuguaglianze.

Case della Comunità: obiettivo a portata, ma solo il 3,8% delle strutture è pienamente attivo
L’investimento chiave per l’assistenza territoriale prevede l’attivazione di almeno 1.038 Case della Comunità entro giugno 2026. Le Regioni hanno programmato 1.412 interventi per 2,9 miliardi di euro, di cui 2 miliardi Pnrr. Gli impegni di spesa raggiungono 1,9 miliardi (67% del totale), mentre i pagamenti si fermano a 940 milioni.

Il monitoraggio Agenas del secondo semestre 2025 rileva 781 strutture operative (45,4% del programma), con un incremento di 121 unità rispetto al semestre precedente. Servono ancora 257 Case per centrare l’obiettivo.

Ma il dato più critico riguarda la piena operatività: solo 66 strutture su 1.722 (il 3,8%) garantiscono tutti i servizi obbligatori – presenza medica 24/7 negli hub e 12 ore per 6 giorni negli spoke, presenza infermieristica continuativa. Un miglioramento di appena 20 unità rispetto al semestre precedente.

Ospedali di Comunità: il 27% attivo, divario Nord-Sud
Per gli Ospedali di Comunità, l’obiettivo è 307 strutture attive entro giugno 2026. A fine 2025 risultano operativi 163 presidi (27,4% dei 594 programmati), con 2.921 posti letto attivi. La presenza medica è assicurata in 133 strutture, il case manager in 135. Ma solo 119 rispettano pienamente gli standard di personale richiesti.

La distribuzione territoriale è fortemente squilibrata: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo e Molise mostrano i livelli di attivazione più elevati; altre Regioni sono ancora in fase iniziale. Su 432 progetti censiti in ReGiS (1,28 miliardi di investimento, 996 milioni PNRR), nessuno risulta ancora “concluso” a febbraio 2026.

Digitalizzazione e grandi apparecchiature: obiettivi centrati
Buone notizie sul fronte tecnologico. Le 280 strutture ospedaliere target sono state digitalizzate entro fine 2025, con i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione che hanno raggiunto almeno un livello superiore di maturità digitale.

Per le grandi apparecchiature, su 3.100 previste, il 96% è stato consegnato e 2.945 già collaudate. In ReGiS risultano 3.347 progetti per 1,25 miliardi, con impegni all’86% e pagamenti quasi completati.

I nodi strutturali: anticipazioni finanziarie e divari territoriali
L’analisi della Corte mette in luce due criticità sistemiche. La prima riguarda i flussi di cassa: gli enti territoriali hanno anticipato 4 miliardi di euro per pagamenti Pnrr, a fronte di trasferimenti ricevuti per soli 1,7 miliardi. Un gap che grava soprattutto sulle Regioni del Nord (2 miliardi di anticipazione), mentre quelle del Sud hanno ricevuto trasferimenti per il 41,4% dei pagamenti effettuati.

La seconda è il divario Nord-Sud nella capacità di spesa. Sul sub-investimento Digitalizzazione, le Regioni settentrionali hanno impegnato il 74% degli investimenti programmati, il Centro il 70,8%, il Sud solo il 57%. Anche per le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità le performance meridionali risultano inferiori.

Il rischio della “presa in carico a bassa intensità”
Un’ulteriore avvertenza riguarda l’Assistenza Domiciliare Integrata. L’obiettivo del 10% della popolazione over 65 assistita è stato raggiunto in anticipo (1,55 milioni di pazienti, contro 1,4 milioni previsti). Ma la Corte segnala che l’attenzione esclusiva agli indicatori quantitativi rischia di produrre un modello “a bassa intensità”, senza una verifica sistematica degli esiti di salute, della continuità delle cure e della riduzione dei ricoveri evitabili.

“L’ampliamento della platea degli assistiti – si legge nel Referto – non si accompagna a un’analisi sistematica sull’effettiva capacità dell’investimento pubblico di migliorare lo stato di salute della popolazione anziana più fragile”.

La sfida dei prossimi mesi, conclude la Corte, sarà trasformare il rinnovo tecnologico in effettivo miglioramento dei servizi, assicurando al contempo la sostenibilità finanziaria degli enti territoriali in attesa dei trasferimenti statali. Con 8 miliardi di investimenti ancora da impegnare entro giugno, il conto alla rovescia è già iniziato.

21 Maggio 2026

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