Medici di famiglia. Fimmg sulla riforma: “Rischio fuga dei medici e carenze aggravate”

Medici di famiglia. Fimmg sulla riforma: “Rischio fuga dei medici e carenze aggravate”

Medici di famiglia. Fimmg sulla riforma: “Rischio fuga dei medici e carenze aggravate”

La Fimmg torna a lanciare l’allarme sulla riforma della medicina generale e sulle nuove Case di comunità. In un’intervista a LaPresse, Silvestro Scotti denuncia il rischio di una fuga di medici, carenze aggravate e un modello “ibrido” che prenderebbe “il peggio della convenzione e della dipendenza”.

Il dibattito sulla riforma della medicina generale rischia di aggravare ulteriormente la crisi dei medici di famiglia. È l’allarme lanciato dal segretario generale nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, che in un’intervista rilasciata a LaPresse denuncia i rischi legati alla revisione del sistema organizzativo della medicina territoriale e alle nuove modalità previste per le Case di comunità.

Secondo Scotti, il confronto politico e istituzionale si starebbe concentrando in modo eccessivo sul tema della dipendenza dei medici di medicina generale dal Servizio sanitario nazionale, mentre il vero problema sarebbe rappresentato da una riforma che, a suo giudizio, “prende il peggio della convenzione e il peggio della dipendenza”, creando un modello ibrido poco attrattivo per i professionisti.

Il segretario della Federazione italiana medici di medicina generale avverte inoltre del rischio di una nuova “grande fuga” dalla professione. La categoria, ricorda, è tra le più anziane del Ssn e il clima di incertezza potrebbe spingere molti medici senior ad anticipare il pensionamento. Una prospettiva che rischia di aggravare ulteriormente la carenza di medici di famiglia già presente sul territorio nazionale.

Il tema della sostenibilità del sistema si intreccia con quello delle Case di comunità, che dovrebbero diventare pienamente operative entro il 30 giugno grazie ai fondi del Pnrr. Per Scotti, però, il problema non è soltanto organizzativo. In molte realtà, sottolinea, le strutture sono ancora incomplete oppure prive di una reale integrazione tra professionisti sanitari, specialisti, infermieri e servizi territoriali.

Nell’intervista a LaPresse, Scotti critica anche l’ipotesi della nuova specializzazione in Medicina generale. Pur riconoscendo che sulla carta potrebbe rappresentare una valorizzazione della disciplina, la Fimmg teme che il progetto finisca per ridurre ulteriormente l’attrattività della professione, soprattutto se altre specializzazioni potranno comunque svolgere attività di medico di famiglia.

A preoccupare è anche il quadro demografico della professione. Secondo i dati richiamati dalla Fimmg, tra il 2025 e il 2028 oltre 8 mila medici di medicina generale raggiungeranno l’età pensionabile. Una dinamica che si somma alle oltre 5.700 carenze già stimate dalla Fondazione Gimbe.

Per il sindacato, dunque, la riforma rischia di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati, peggiorando le difficoltà di accesso alle cure territoriali e indebolendo il rapporto di fiducia tra cittadini e medico di famiglia. La Fimmg ha già avviato iniziative di mobilitazione a livello locale e nazionale e, nell’assemblea prevista il 13 giugno, potrebbe valutare anche il ricorso allo sciopero.

21 Maggio 2026

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