Fine delle scorciatoie: sui medici stranieri tornano regole, Ordini e verifiche

Fine delle scorciatoie: sui medici stranieri tornano regole, Ordini e verifiche

Fine delle scorciatoie: sui medici stranieri tornano regole, Ordini e verifiche

Via le deroghe pandemiche, tornano regole e verifiche per i medici stranieri: iscrizione agli Ordini, test linguistici e controllo delle competenze. La salute non tollera scorciatoie.

La stagione delle deroghe emergenziali nella sanità italiana sembra avviarsi verso una significativa inversione di rotta. L’emendamento approvato in Commissione Affari sociali alla Camera, a firma del deputato leghista Erik Umberto Pretto, interviene infatti su uno dei punti più controversi degli ultimi anni: l’esercizio delle professioni sanitarie da parte di operatori in possesso di titoli conseguiti all’estero.

La modifica normativa introduce obblighi precisi: iscrizione negli elenchi speciali degli Ordini professionali, verifica delle competenze linguistiche e controllo affidato agli Ordini territorialmente competenti, quali condizioni necessarie per l’avvio o la prosecuzione dell’attività lavorativa in deroga.

Si tratta di una scelta che, al di là delle inevitabili letture politiche, appare soprattutto come il recepimento legislativo di un orientamento giurisprudenziale già chiaramente espresso dal Tar Lombardia.

Le sentenze nn. 2941 e 2942 del Tar lombardo, depositate nel settembre 2025, avevano infatti censurato severamente il sistema introdotto dalla Regione Lombardia per consentire l’impiego temporaneo di medici con qualifiche conseguite all’estero mediante procedure fortemente semplificate.

Secondo i giudici amministrativi, la Regione aveva introdotto una disciplina derogatoria incompatibile con le garanzie previste dalla normativa statale, permettendo l’esercizio della professione sanitaria senza le necessarie verifiche sostanziali di competenza tecnica e professionale.

Il principio riaffermato dal Tar è netto: la tutela della salute pubblica, garantita dall’articolo 32 della Costituzione, impone controlli rigorosi e uniformi su tutto il territorio nazionale. Non possono essere le Regioni, in nome dell’emergenza o della carenza di personale, a costruire percorsi paralleli di abilitazione professionale.

 L’emendamento che impone regole ragionevoli

 In questa prospettiva, l’emendamento Pretto assume un significato che va ben oltre la mera disciplina amministrativa. Esso ristabilisce la centralità degli Ordini professionali quali garanti della qualità dell’assistenza e della sicurezza delle cure.

Non si tratta, dunque, di introdurre ostacoli corporativi né tantomeno di alimentare diffidenze verso professionisti stranieri. Il punto è un altro: assicurare che chiunque eserciti attività sanitarie in Italia — indipendentemente dalla nazionalità — possieda requisiti effettivamente verificati, capacità professionali adeguate e conoscenze linguistiche tali da garantire una corretta relazione terapeutica con il paziente.

 Un emendamento che assicura comprensibilità linguistica e saperi attuali

 Si restituisce così ai cittadini un diritto troppo spesso sacrificato negli anni delle deroghe emergenziali: quello di essere compresi nella propria lingua e di comprendere pienamente diagnosi, prescrizioni e terapie somministrate da sanitari stranieri talvolta privi di adeguata padronanza linguistica e, in alcuni casi, persino della necessaria familiarità con il prontuario farmaceutico vigente nel nostro Paese.

Un handicap organizzativo e professionale che l’articolo 13 del decreto “Cura Italia” — convertito nella legge 24 aprile 2020, n. 27 — aveva consentito in via straordinaria durante la fase pandemica, attraverso un regime derogatorio più volte prorogato negli anni successivi. L’emendamento oggi approvato segna invece il ritorno ad una fisiologia ordinamentale, destinata a cessare l’efficacia dell’ultima proroga prevista fino al 2029.

La questione della lingua, troppo spesso sottovalutata nel dibattito pubblico, non rappresenta infatti un dettaglio burocratico. La comprensione clinica, il consenso informato, la gestione dell’urgenza e persino la corretta somministrazione delle terapie dipendono anche dalla capacità di comunicare efficacemente con il paziente e con l’équipe sanitaria.

 L’emergenza Covid è cessata da tempo, occorre quella programmazione che non c’è mai stata

 Le deroghe emergenziali introdotte negli anni della pandemia avevano certamente una loro ratio: rispondere rapidamente alla drammatica carenza di personale medico e infermieristico. Ma l’emergenza non può trasformarsi in un sistema ordinario di abbassamento delle garanzie.

Ed è esattamente questo il punto che emerge con chiarezza sia dalle decisioni del Tar Lombardia sia dall’intervento legislativo oggi approvato in Commissione: le procedure possono essere accelerate, ma non possono essere eliminate le verifiche sostanziali poste a tutela della salute collettiva.

Del resto, il principio è semplice: la carenza di medici non può legittimare scorciatoie incompatibili con la sicurezza delle cure.

La stessa giurisprudenza amministrativa ha ricordato che il riconoscimento delle qualifiche professionali estere deve avvenire nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento nazionale, evitando l’ingresso nei percorsi assistenziali di soggetti privi di adeguata certificazione sostanziale delle competenze.

In tal senso, l’emendamento Pretto sembra segnare la fine di una lunga stagione di ambiguità normative e amministrative, durante la quale il bisogno di personale sanitario aveva spesso prevalso sul rispetto rigoroso delle regole ordinamentali.

La salute dei cittadini, però, non tollera semplificazioni eccessive. Quando si entra nel perimetro delle professioni sanitarie, la competenza non è un adempimento formale: è un presidio costituzionale.

Ettore Jorio

27 Maggio 2026

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