Cure primarie in evoluzione: il fisioterapista per percorsi più appropriati e sostenibili

Cure primarie in evoluzione: il fisioterapista per percorsi più appropriati e sostenibili

Cure primarie in evoluzione: il fisioterapista per percorsi più appropriati e sostenibili

Gentile Direttore, il recente articolo sul Working Paper OCSE “Incentivising patient pathways in outpatient care” evidenzia come il gatekeeping (il medico di medicina generale come primo filtro) sia efficace solo in presenza di cure primarie forti e tempestive. In caso contrario il filtro diventa un collo di bottiglia...

Gentile Direttore,
il recente articolo sul Working Paper OCSE “Incentivising patient pathways in outpatient care” evidenzia come il gatekeeping (il medico di medicina generale come primo filtro) sia efficace solo in presenza di cure primarie forti e tempestive. In caso contrario il filtro diventa un collo di bottiglia che alimenta percorsi alternativi privati e disuguaglianze.

L’altra drammatica valvola di sfogo per la mancanza di risposte territoriali è l’ospedale. A confermarlo sono i dati del Programma Nazionale Esiti 2024 (Sistema informativo EMUR, fonte esterna non inclusa in bibliografia): nei giorni feriali diurni si registrano in Italia oltre 3,3 milioni di accessi in Pronto Soccorso per codici bianchi e verdi, pari al 65% delle emergenze. Un’enormità di bisogni non urgenti (tra cui molti disturbi muscolo-scheletrici) che il territorio non riesce a intercettare.

La causa è la profonda crisi della Medicina Generale. I dati della Fondazione GIMBE documentano la carenza di oltre 5.500 MMG, con il 51,7% di quelli in attività costretto a superare il massimale di 1.500 assistiti. A questo sovraccarico si sommano l’invecchiamento demografico – con gli over 80 triplicati negli ultimi 40 anni – e il caos generato da un uso pervasivo dei sistemi di messaggistica istantanea da parte dei pazienti, che sottrae tempo vitale.

A indicare la via d’uscita sono gli stessi medici. Un recente sondaggio IPSOS DOXA-FIMMG afferma che un’adeguata organizzazione e consulenze mirate ridurrebbero di un terzo gli invii a visite di secondo livello, portando la gestione autonoma degli accessi dal 50% al 67%. I medici ritengono che il loro ruolo evolverebbe positivamente se avessero più tempo per le visite (55%), diagnostica in studio (52%) e – fattore cruciale – la presenza di infermieri, fisioterapisti e psicologi (38%).

In questo scenario il fisioterapista è una risorsa strategica. Collocato attualmente a valle del percorso tramite prescrizione medica, rischia di non rispondere rapidamente alla crescente domanda legata ai disturbi muscolo-scheletrici. Le esperienze internazionali avanzate indicano però una chiara evoluzione: l’inserimento del fisioterapista come professionista di primo contatto. In questo modello il fisioterapista funge da accesso diretto, gestisce i casi appropriati e indirizza al medico solo le situazioni che richiedono approfondimenti diagnostici.

Questa impostazione genera vantaggi a cascata: riduce drasticamente gli accessi non necessari alla medicina generale e ai Pronto Soccorso e accelera le risposte per i cittadini. Sgravare i MMG dalla valutazione muscolo-scheletrica iniziale può restituire loro proprio quel tempo prezioso per i pazienti complessi che le indagini invocano come priorità assoluta.

Auspichiamo dunque un confronto istituzionale sul posizionamento del fisioterapista nelle cure primarie. Non si tratta di sostituire ruoli ma di rafforzare la capacità transdisciplinare del sistema attraverso una stretta alleanza tra Medico e Fisioterapista. La lezione dell’OCSE è chiara: la sostenibilità del filtro territoriale dipende dalla sua rete professionale. L’accesso diretto al fisioterapista nelle Case di Comunità è oggi una risorsa indispensabile per salvare e rafforzare il primo livello di assistenza.

Fabio Bracciantini
Presidente OFI Toscana Centro

Melania Salina
Presidente OFI Friuli Venezia Giulia

10 Giugno 2026

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