Vaccinazioni in farmacia. Lo studio Fip: “L’Italia è un modello, ma serve più uniformità tra Regioni”

Vaccinazioni in farmacia. Lo studio Fip: “L’Italia è un modello, ma serve più uniformità tra Regioni”

Vaccinazioni in farmacia. Lo studio Fip: “L’Italia è un modello, ma serve più uniformità tra Regioni”

Il rapporto internazionale sulle buone pratiche della Federazione farmaceutica mondiale incorona l’efficacia del sistema italiano: 20mila farmacie, 5mila già attive. In Europa leader Portogallo e Regno Unito, il Canada è il fanalino di coda. LO STUDIO

C’è un’Italia che funziona e che fa scuola anche in sanità. È quella delle vaccinazioni in farmacia, un modello che la Federazione farmaceutica mondiale (Fip) ha analizzato insieme ad altri sei Paesi (Australia, Canada, Francia, Irlanda, Portogallo e Regno Unito) nel rapporto “Country case studies on pharmacy-based vaccination”, diffuso in questi giorni. Il verdetto è chiaro: il nostro Paese ha compiuto passi da gigante in pochi anni, trasformando un servizio nato in emergenza Covid in una pratica strutturale e capillare.

Oggi in Italia ci sono 20.160 farmacie aperte al pubblico, di cui circa 5mila già attive nella somministrazione dei vaccini, con almeno un farmacista abilitato per sede. Nel solo 2025, i farmacisti hanno somministrato il 19,4% di tutti i vaccini in Italia. Un dato che sale a quasi il 30% per i soli vaccini antinfluenzali e a circa la metà di quelli anti-Covid.

Secondo il rapporto Fip, l’Italia ha saputo costruire un sistema solido grazie a tre fattori: una rete farmaceutica senza pari (una farmacia ogni 3.000 abitanti, con copertura capillare anche nelle aree rurali), un quadro normativo chiaro post-pandemia (decreti legge 44/2021 e 24/2022, più la “legge di semplificazione” 182/2025), e un’altissima fiducia dei cittadini (oltre l’85%, secondo gli eurobarometri). Come se non bastasse, la legge di Bilancio 2026 ha stanziato 50 milioni di euro per rafforzare i servizi in farmacia, rendendo il modello ormai permanente.

Lo studio della Federazione farmaceutica mondiale è stato realizzato con il contributo di Merck, sulla base di case study condotti tra marzo e maggio 2026, al fine di tracciare le best practice globali e aiutare i Paesi che vogliono avviare o potenziare la vaccinazione in farmacia.

“Il caso italiano è stato scelto dalla Fip come best practice – spiega Erminia Pietrobono, policy officer di Federfarma e autrice del case study nazionale – perché l’Italia ha saputo integrare la vaccinazione in farmacia in modo strutturale, grazie all’Accordo Stato-Regioni del 2022 e alla legge di Bilancio 2026 che ha reso il servizio permanente”. I farmacisti vaccinatori devono seguire un corso obbligatorio di almeno 8 ore più aggiornamenti biennali, con certificazione BLSD e formazione sulla gestione dello shock anafilattico. Ogni farmacia che vaccina deve avere una stanza dedicata, un’area d’osservazione post-vaccino di 15 minuti, un defibrillatore e un kit d’emergenza.

Il rapporto evidenzia anche le criticità: la frammentazione regionale (ogni Regione ha autonomia nella gestione del servizio e nei rimborsi) e il tariffario non sempre adeguato ai costi reali (la quota di 6,16 euro per somministrazione, calcolata durante l’emergenza, oggi non basta più). Nel mirino anche la digitalizzazione ancora incompleta: non tutte le farmacie sono collegate in tempo reale all’Anagrafe vaccinale nazionale. Da qui la richiesta di un impegno maggiore per uniformare i sistemi informativi.

Tra i sette Paesi analizzati, il Portogallo è quello con il maggior numero di farmacie (2.500) e farmacisti abilitati (7.700, pari all’80% del totale). Dal 2023, le farmacie portoghesi sono state integrate nella campagna stagionale di vaccinazione anti-influenzale e anti-Covid, con un rimborso di 3 euro a dose. Nel 2025, hanno erogato il 70% di tutti i vaccini per adulti over 60. Anche il Regno Unito si distingue per l’elevata copertura: in Inghilterra, le farmacie hanno somministrato oltre 4 milioni di vaccini anti-influenzali nella sola stagione 2024/25.

Fanalino di coda è il Canada, dove la frammentazione politica tra province e territori rende disomogeneo il servizio: i farmacisti possono vaccinare quasi ovunque, ma non sempre prescrivere i vaccini, e non esiste un registro nazionale unificato.

Il rapporto non solo fotografa i progressi, ma fornisce anche un modello di analisi replicabile. La Fip ha messo a punto un “Pharmacy-Based Vaccination Assessment Tool”, una griglia di valutazione che i Paesi possono usare per misurare i propri progressi in sei aree: policy, forza lavoro, formazione, finanziamenti, registri vaccinali e sistemi di qualità.

L’obiettivo dichiarato è sostenere l’Immunization Agenda 2030 dell’Oms, che punta a coperture vaccinali universali. “I farmacisti – conclude il rapporto – sono ormai attori indispensabili della sanità di prossimità. Il nostro compito è aiutarli a essere ancora più efficaci”.

11 Giugno 2026

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