Case di Comunità, il rischio di lasciare indietro periferie e piccoli Comuni

Case di Comunità, il rischio di lasciare indietro periferie e piccoli Comuni

Case di Comunità, il rischio di lasciare indietro periferie e piccoli Comuni

Gentile Direttore, a pochi giorni dalla scadenza del PNRR, la discussione sulla riforma della medicina territoriale sta assumendo la forma di una corsa a ostacoli nella quale gli ostacoli vengono semplicemente ignorati. La questione più sorprendente è che molti sembrano dare per certa la disponibilità dei medici...

Gentile Direttore,
a pochi giorni dalla scadenza del PNRR, la discussione sulla riforma della medicina territoriale sta assumendo la forma di una corsa a ostacoli nella quale gli ostacoli vengono semplicemente ignorati. La questione più sorprendente è che molti sembrano dare per certa la disponibilità dei medici necessari a far funzionare il sistema. Eppure un numero elevato di MMG è prossimo al pensionamento o ne ha già maturato i requisiti, l’attrattività della professione è in caduta libera, i bandi per le zone carenti nel centro-nord vanno semi deserti e non è affatto irrealistico immaginare ulteriori dimissioni. Con una coperta così corta, prima ancora di decidere da che parte tirarla, sarebbe opportuno chiedersi come allungarla.

Da una proposta che parlava di introdurre una scuola di specializzazione in medicina generale si è arrivati all’unica richiesta concreta di ottenere dai medici di medicina generale sei ore settimanali da prestare nelle Case di Comunità. Non importa come e con quali conseguenze. È difficile immaginare che un professionista possa percorrere decine di chilometri, svolgere un turno di sei ore in una Casa di Comunità e poi rientrare nel proprio ambulatorio per altre sei o sette ore di attività ordinaria. L’ambulatorio, quel giorno, resterà inevitabilmente chiuso. Le richieste si accumuleranno e dovranno essere smaltite nei giorni restanti, congestionando il lavoro e riducendo la qualità dell’assistenza.

Il risultato paradossale è che per rafforzare la medicina territoriale si sottraggono ore di assistenza ai territori che già oggi ne dispongono in misura minore. Chi vive nei grandi centri continuerà ad avere accesso sia al proprio medico sia alla Casa di Comunità. Chi vive nelle periferie o nei piccoli comuni rischierà invece di perdere una parte dell’assistenza che già possiede.

Il Governo può legittimamente decidere di ignorare la realtà. Difficilmente la realtà ricambierà il favore.

Francesco Paolo Sanna
Medico di Medicina Generale in servizio nel Comune di Eraclea (VE)

22 Giugno 2026

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