Estati torride, l’aria condizionata non è sostenibile sul lungo periodo. Gli scienziati cercano alternative
Estati sempre più calde e condizionatori sempre più usati, ma sul lungo termine questa soluzione si configura insostenibile. I condizionatori sono costosi, aumentano esponenzialmente l'uso di energia elettrica e aumentano il calore negli ambienti esterni. Quali soluzioni alternative abbiamo?
Come ogni estate, con l’arrivo sempre più anticipato delle ondate di calore, salgono i timori di peggioramento delle condizioni climatiche fino a raggiungere stagioni calde in cui uscire di casa sarà considerato infattibile. In questo 2026, Europa e Asia sono i continenti che stanno affrontando temperature record e l’unica soluzione applicabile al momento sembrano essere i condizionatori dell’aria.
Strumenti, questi ultimi, la cui diffusione era piuttosto ridotta in Europa e nei paesi a basso reddito fino a 15 anni fa ed è triplicata con l’avvento di climi sempre meno a misura d’uomo. Questa transizione, tuttavia, non è stata indolore. I condizionatori sono costosi, consumano enormi quantità di energia elettrica e producono più calore all’esterno.
In un articolo su Nature, un gruppo di scienziati definisce l’istallazione di condizionatori in tutte le case come soluzione “ingestibile” contro l’aumento progressivo di temperature. Il principale problema è proprio l’uso massivo dell’energia elettrica.
L’aumento esponenziale del consumo di energia elettrica
Il raffrescamento degli edifici rappresenta quasi il 10% del consumo globale di elettricità, secondo una revisione pubblicata all’inizio di questo mese su Nature Reviews Clean Technology. Secondo i dati Eurostat, ogni anno la percentuale di elettricità utilizzata dai consumatori aumenta rispetto all’anno precedente, quasi in ogni mese. Uno dei picchi si è verificato a giugno 2025, in cui è stata utilizzata il 3.3% di energia elettrica in più rispetto al 2024. Una cifra che ha raggiunto il +4.7% a gennaio 2026 rispetto al 2025, mantenendo un +2.1% ad aprile 2026 rispetto al 2025.
Lo scorso maggio, un mese insolitamente caldo per la stagione primaverile, l’Italia registrava un +3.2% nell’uso dell’elettricità; collocandosi al settimo posto tra i consumi aumentati di più in Europa, con l’Irlanda in testa con un +5.2% (paese tendenzialmente freddo), seguita da Portogallo, Bulgaria, Cipro e Lettonia. Entro il 2050, si prevede che l’elettricità necessaria per raffrescare gli edifici a livello globale aumenterà del 210% rispetto ai livelli registrati nel 2024, mentre le emissioni di gas serra prodotte dall’aria condizionata potrebbero triplicare nello stesso periodo.
Il “lato oscuro” dei condizionatori
Matthaios Santamouris, ricercatore di architettura presso la University of New South Wales di Sydney, ribadisce che questi picchi di uso elettrico con i condizionatori mettono sotto pressione la rete e provocano blackout anche di lunga durata, che possono mettere in pericolo la salute dei più esposti al caldo.
Inoltre, l’aria condizionata aumenta le temperature nelle strade delle città: gli split estraggono il calore dalla stanza interna e lo scaricano fuori, generando un circolo vizioso di innalzamento progressivo dei gradi nelle zone non raggiunte dai condizionatori.
Il costo, infine, resta un problema per le popolazioni a basso reddito, in cui molte famiglie restano esposte al caldo estremo. Nature cita una ricerca che calcola che oltre 100 milioni di famiglie tra India, Messico, Indonesia e Brasile non potranno permettersi l’aria condizionata fino almeno al 2040.
Soluzioni alternative: il raffrescamento passivo
Sostenere questo tipo di aumenti alla lunga potrebbe diventare dannoso, spiegano gli scienziati, dunque bisogna configurare soluzioni diverse dai condizionatori. Nature cita i progressi raggiunti in sviluppo e creazione di materiali in grado di rinfrescare gli edifici in maniera passiva.
Tende automatizzate e lamelle per finestre capaci di seguire la posizione del Sole sono già impiegate in edifici commerciali, uffici e università; questi sistemi riducono la quantità di calore che entra nell’edificio e riducono l’uso dell’aria condizionata. A questo si aggiungono vetri, gel e vernici pensati per rinfrescare assorbendo le “lunghezze d’onda” del calore rilasciato sulla Terra (che vanno dagli 8 ai 13 micrometri).
Nature cita anche materiali costituiti da vari strati o forniti di bolle e sacche di aria riflettenti del calore. Per esempio, le vernici contenenti microsfere o nanosfere di ossido di silicio e ossido di alluminio possono aumentare la dispersione della luce e la quantità di calore rilasciata nell’atmosfera (Zhao, X. et al.Science). Un rivestimento ha ridotto di 5,26 °C la temperatura della superficie sulla quale era stato applicato, riflettendo il 97% dell’energia solare a cui era esposto (Hu, D. et al.Compos. A Appl. Sci. Manuf.).
Sono in via di sviluppo anche materiali che combinano il raffrescamento radiativo con l’evaporazione. Per esempio, nel 2021, è stata realizzata una pellicola di plastica con idrogel capace di assorbire l’acqua dell’umidità durante la notte e il calore durante il giorno, riducendo le temperature di 7 gradi (Feng, C. et al.Nano Energy).
Su Nature, Santamouris configura la necessità di politiche visionarie e linee guida che incoraggino, anche con l’obbligo, l’uso di metodi di raffrescamento passivo. Prima di tutto i decisori dovrebbero convincersi che i condizionatori non sono la soluzione.
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