Annegamenti, l’Oms lancia sette strategie per ridurre le morti: quasi 300 mila vittime ogni anno

Annegamenti, l’Oms lancia sette strategie per ridurre le morti: quasi 300 mila vittime ogni anno

Annegamenti, l’Oms lancia sette strategie per ridurre le morti: quasi 300 mila vittime ogni anno

Il pacchetto tecnico PROTECT di Oms traduce in azioni concrete la Strategia globale per la prevenzione degli annegamenti. Tra le misure: infrastrutture più sicure, corsi di nuoto, formazione al soccorso, tutela dei lavoratori, regole per il trasporto sull’acqua e preparazione alle alluvioni. IL DOCUMENTO

Quasi 300 mila persone muoiono ogni anno nel mondo per annegamento. Oltre il 90% dei decessi si verifica nei Paesi a basso e medio reddito e bambini e giovani continuano a rappresentare una quota rilevante delle vittime. Alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, che si celebra il 25 luglio, l’Organizzazione mondiale della sanità ha presentato PROTECT, un nuovo pacchetto tecnico destinato ad aiutare governi e comunità ad applicare sette strategie di comprovata efficacia.

Le misure traducono in indicazioni operative la prima “Strategia globale per la prevenzione degli annegamenti“, promossa nel 2025 dalla Global Alliance for Drowning Prevention, rete internazionale ospitata dall’Oms. L’obiettivo generale è ridurre del 35% il tasso globale di mortalità per annegamento entro il 2035, attraverso interventi basati sulle evidenze, adattati ai contesti locali e coordinati tra più settori.

“Ogni annegamento è una tragedia e la maggior parte può essere prevenuta”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Le strategie PROTECT, ha aggiunto, offrono ai Paesi strumenti pratici che comprendono la sicurezza del trasporto sull’acqua, l’insegnamento del nuoto ai bambini e la preparazione alle alluvioni. “La prevenzione degli annegamenti non è compito di un solo ministero: riguarda tutti”.

Bambini e Paesi a basso reddito sopportano il peso maggiore

Gli annegamenti avvengono in ambienti molto diversi: fiumi, laghi, pozzi, piscine, canali, acque costiere e persino contenitori domestici utilizzati per conservare l’acqua. Secondo la Strategia globale, gli episodi non fatali possono inoltre causare disabilità permanenti e avere conseguenze durature sulle famiglie e sulle comunità.

Un decesso su quattro riguarda bambini sotto i cinque anni, mentre quasi la metà delle vittime ha meno di 29 anni. Il rischio risulta particolarmente elevato per le persone che vivono in condizioni di povertà, nelle aree rurali o vicino a corsi d’acqua, per le persone con disabilità e per chi lavora quotidianamente in mare, sui fiumi o in prossimità dell’acqua.

L’annegamento rimane inoltre tra le dieci principali cause di morte nei bambini tra i 5 e i 14 anni. Il fenomeno deve quindi essere affrontato non soltanto come un problema sanitario, ma anche come una questione di tutela dell’infanzia, equità sociale, sicurezza sul lavoro e sviluppo.

Le sette strategie del pacchetto PROTECT

L’acronimo PROTECT identifica sette ambiti d’intervento collegati tra loro.

Il primo riguarda le infrastrutture fisiche, che devono consentire un’interazione più sicura con l’acqua. Tra gli interventi possibili rientrano barriere intorno a piscine, pozzi e canali, attraversamenti sicuri, segnaletica, recinzioni e una progettazione urbana capace di limitare l’accesso involontario alle aree pericolose.

Il secondo ambito è il rafforzamento delle capacità di soccorso e rianimazione, sia tra i cittadini sia tra i soccorritori professionisti. La formazione dei presenti alle tecniche di salvataggio e rianimazione, insieme alla disponibilità di bagnini e servizi di ricerca e soccorso, può ridurre il tempo necessario per intervenire e aumentare le possibilità di sopravvivenza.

La terza strategia riguarda la sicurezza dei lavoratori esposti ai rischi dell’acqua, in particolare nei settori della pesca, dell’acquacoltura, dell’agricoltura, dei trasporti e delle costruzioni. Sono necessarie regole, controlli, formazione obbligatoria, valutazione dei rischi e disponibilità di dispositivi di protezione come i giubbotti salvagente. La Strategia globale sottolinea che tali interventi possono ridurre morti e infortuni, tutelando allo stesso tempo la produttività e la sostenibilità economica delle comunità.

Il quarto asse è rappresentato dagli standard di sicurezza per il trasporto sull’acqua, con norme più rigorose per traghetti e imbarcazioni, controlli sul sovraffollamento e sulla manutenzione, formazione degli equipaggi e uso dei dispositivi di galleggiamento.

La quinta strategia punta sull’insegnamento delle competenze di base nel nuoto e nella sicurezza acquatica, compresi l’autosalvataggio e la capacità di riconoscere le situazioni pericolose.

La sesta riguarda i sistemi di custodia e protezione dei bambini. La sorveglianza degli adulti, la disponibilità di luoghi sicuri e servizi comunitari per la prima infanzia possono limitare l’esposizione non controllata dei più piccoli a pozzi, stagni, piscine e altri bacini.

L’ultima strategia riguarda la preparazione alle alluvioni e alle emergenze multirischio, attraverso sistemi di allerta precoce, piani di evacuazione, rifugi sicuri e una maggiore integrazione tra prevenzione degli annegamenti, protezione civile e adattamento climatico.

Il cambiamento climatico aumenta il rischio

L’Oms richiama l’attenzione anche sul ruolo del cambiamento climatico. Alluvioni, tempeste e altri eventi estremi aumentano direttamente l’esposizione della popolazione all’acqua, mentre durante le ondate di calore cresce la frequentazione di fiumi, laghi e coste.

Una ricerca condotta nel Regno Unito ha rilevato un incremento del 7,2% delle morti per annegamento per ogni aumento di un grado della temperatura. Nei giorni con temperature superiori ai 25 °C, il rischio sarebbe quasi cinque volte maggiore rispetto alle giornate con meno di 10 °C.

La Strategia globale evidenzia come alluvioni, tempeste, mareggiate e tsunami possano determinare episodi con numerose vittime, soprattutto nelle aree caratterizzate da abitazioni insicure, assenza di sistemi di allerta e limitata capacità di risposta alle emergenze. Integrare la prevenzione degli annegamenti nella pianificazione per la riduzione del rischio di disastri permette quindi di intervenire sulle cause dell’esposizione prima che si verifichi l’emergenza.

La prevenzione non può dipendere da un solo settore

Le politiche contro gli annegamenti secondo Oms non possono essere affidate esclusivamente ai ministeri della Salute. Devono essere coinvolti anche istruzione, trasporti, protezione civile, lavoro, turismo, pesca, pianificazione urbana, ambiente, servizi di emergenza e amministrazioni locali.

La Strategia globale propone di inserire la prevenzione nei programmi già esistenti: per esempio, integrando il monitoraggio degli annegamenti nei sistemi di sorveglianza degli infortuni, introducendo nuoto e sicurezza acquatica nei programmi scolastici, formando gli operatori sanitari alla rianimazione e imponendo la presenza di bagnini qualificati nelle strutture ricreative.

Anche le comunità devono essere coinvolte nella progettazione e nell’attuazione degli interventi, affinché le soluzioni siano compatibili con le caratteristiche culturali, economiche e ambientali dei territori.

Il lancio in Ghana: circa tre morti al giorno

Il pacchetto PROTECT è stato presentato ad Accra, in Ghana, riconoscendo il crescente impegno politico del Paese nella prevenzione degli annegamenti. Secondo le stime riportate dall’Oms, in Ghana muoiono ogni anno circa 1.100 persone, equivalenti a tre decessi al giorno, con un impatto sproporzionato su bambini e giovani adulti.

La scelta del Ghana punta a valorizzare il ruolo assunto dal Paese nel rafforzamento della sicurezza in acqua e, allo stesso tempo, a incoraggiare altri governi ad adottare politiche basate sulle evidenze.

Il lancio si inserisce in oltre un decennio di collaborazione tra Oms, governi e partner internazionali. Dal 2014 Bloomberg Philanthropies sostiene l’Organizzazione nello sviluppo di strumenti e programmi di prevenzione. Secondo Kelly Henning, responsabile del programma di salute pubblica della fondazione, il nuovo quadro potrà salvare vite e consolidare i progressi già compiuti dai governi.

L’obiettivo: “Unirsi per invertire la rotta”

Il tema della Giornata mondiale 2026, “Unite to turn the tide”, richiama la necessità di unire governi, settori e comunità. Per produrre risultati, gli impegni dovranno essere accompagnati da obiettivi misurabili, risorse dedicate e verifiche periodiche.

La Strategia globale propone un ciclo fondato su tre passaggi: assumere impegni concreti e con scadenze definite, monitorarne regolarmente l’applicazione e rivedere le politiche alla luce dei risultati. Il target del 35% riguarda la riduzione del tasso mondiale di mortalità, ma ogni Paese potrà adattare obiettivi e priorità alle proprie popolazioni, ai propri territori e ai principali contesti di rischio.

23 Luglio 2026

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