Dove si nasce in Italia. Nel 2025 quasi sei parti su dieci nei centri con almeno mille nascite. Cesarei ancora uno su tre e nelle strutture accreditate raggiungono il 44,9%. Il nuovo Rapporto Cedap

Dove si nasce in Italia. Nel 2025 quasi sei parti su dieci nei centri con almeno mille nascite. Cesarei ancora uno su tre e nelle strutture accreditate raggiungono il 44,9%. Il nuovo Rapporto Cedap

Dove si nasce in Italia. Nel 2025 quasi sei parti su dieci nei centri con almeno mille nascite. Cesarei ancora uno su tre e nelle strutture accreditate raggiungono il 44,9%. Il nuovo Rapporto Cedap

Il 91,3% dei parti avviene negli istituti pubblici ed equiparati, ma il 10,13% si concentra ancora nei centri sotto la soglia dei 500 parti annui. Le madri straniere sono il 20,7% e accedono più tardi ai controlli. La quota dei cesarei resta stabile al 29,8%, con forti differenze regionali e per struttura. Sale anche l’età media delle madri: 33,4 anni per le italiane e 31,4 per le cittadine straniere. Il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita ha interessato, in media, 4,6 gravidanze ogni cento. In lieve crescita rispetto al 2024. IL RAPPORTO

 

Le donne preferiscono sempre di più il pubblico per mettere al mondo i propri figli. Nel 2025 il 91,3% dei parti è avvenuto negli istituti di cura pubblici ed equiparati, una quota in crescita rispetto al 90,7% del 2024. Sale anche l’età media delle madri: 33,4 anni per le italiane e 31,4 per le cittadine straniere. Quasi sei parti su dieci si concentrano nelle strutture con almeno mille nascite l’anno, ma oltre uno su dieci avviene ancora nei centri sotto la soglia dei 500. E resta alto il ricorso al taglio cesareo, soprattutto nelle case di cura accreditate, dove interessa il 44,9% dei parti.

È questa la fotografia scattata dal “Rapporto sull’evento nascita in Italia”, realizzato dall’Ufficio di Statistica del Ministero della Salute sulla base dei dati del Certificato di assistenza al parto (CeDAP) relativi al 2025. Sotto la lente sono finiti 347 punti nascita, con una rilevazione caratterizzata da un elevato livello di completezza e da una buona qualità dei dati.

Nascite sempre giù

Si conferma anche nel 2025 il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese: nel 2025 si sono registrate 353.240 nascite contro le 370.577 del 2024. Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile ed in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, ma anche tra di loro negli ultimi anni si nota, una diminuzione della fecondità delle donne straniere.

Il tasso di natalità varia da 4,1 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 7,7 nella Provincia Autonoma di Trento rispetto ad una media nazionale del 6,0. Le Regioni del Centro presentano tutte un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia con valori superiori alla media nazionale.

La fecondità si mantiene pressoché costante rispetto agli anni precedenti: nel 2025 il numero medio di figli per donna è pari a 1,14 (rispetto a 1,35 del 2015).

La contrazione uniforme delle nascite sull’intero territorio nazionale è tale che le differenze tra le aree geografiche restano invariate. Il Centro ha la fecondità più bassa (1,07 figli per donna), seguito dal Nord con 1,15 e del mezzogiorno con 1,16. La Regione con la fecondità più bassa continua ad essere la Sardegna che presenta un tasso pari a 0,85; seguono il Molise e il Lazio con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente a 1,02 e 1,05. Al Trentino Alto Adige spetta il primato di regione con la fecondità più elevata, con un numero medio di figli per donna di 1,40.

Dove si partorisce

Nel dettaglio, il 91,3% dei parti avviene negli istituti pubblici ed equiparati. l’8,5% dei parti è avvenuto nelle case di cura e appena lo 0,11% in altri luoghi, tra strutture assistenziali diverse dagli istituti di cura e domicilio. Una distribuzione che cambia sensibilmente nelle Regioni in cui le strutture private accreditate hanno un peso maggiore rispetto a quelle pubbliche.

A concentrare il 58,8% dei parti sono 117 punti nascita con almeno mille nascite l’anno, pari al 30,6% delle strutture complessive. All’estremo opposto, il 10,13% dei parti avviene ancora nei centri con meno di 500 nascite annue, riportando in primo piano il nodo della concentrazione dei volumi e dell’organizzazione della rete.

Una nascita su cinque da madri straniere

Nel 2025 il 20,7% dei parti ha riguardato madri con cittadinanza non italiana. Il fenomeno risulta più diffuso nelle aree del Paese caratterizzate da una maggiore presenza straniera, soprattutto al Centro-Nord, dove oltre il 20% dei parti è riferito a donne non italiane.

Le quote più elevate si registrano in Emilia-Romagna, Liguria e Marche, Regioni nelle quali più del 32% delle nascite riguarda madri straniere. Tra le aree geografiche di provenienza prevale l’Africa, con il 32,7%, seguita dall’Asia, con il 22,4%, e dall’Unione europea, con il 15,6%. Le madri originarie del Sud America rappresentano invece l’8,6% delle donne straniere.

Restano evidenti anche le differenze nell’età al parto. L’età media delle madri italiane è pari a 33,4 anni, contro i 31,4 anni delle cittadine straniere. I valori mediani sono rispettivamente di 34 anni per le italiane e di 31,6 anni per le straniere.

Il rinvio della maternità emerge con particolare chiarezza osservando la nascita del primo figlio. Per le donne italiane, in quasi tutte le Regioni, l’età media al primo parto supera i 32 anni, seppure con variazioni territoriali. Le donne straniere hanno invece il primo figlio, in media, a 29,4 anni.

Istruzione e occupazione, il divario tra italiane e straniere

Tra le donne che hanno partorito nel 2025, il 40,7% presenta una scolarità medio-alta, il 21,3% una scolarità medio-bassa e il 38% ha conseguito una laurea. Il profilo cambia tra le madri straniere, per le quali prevale una scolarità medio-bassa, rilevata nel 40,1% dei casi.

Differenze altrettanto marcate emergono sul versante professionale. La rilevazione indica che il 66% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 27,8% è casalinga e il 18,4% è disoccupata o in cerca di prima occupazione. Le percentuali riportate per le tre condizioni professionali, considerate congiuntamente, superano tuttavia il 100%.

Tra le straniere che hanno partorito nel 2025, nel 51,2% dei casi la condizione professionale indicata è quella di casalinga. Tra le donne italiane, al contrario, il 70,6% risulta occupato.

Controlli in gravidanza, straniere e giovanissime più esposte ai ritardi

La grande maggioranza delle donne segue un percorso di assistenza prenatale caratterizzato da un numero elevato di controlli. Nel 93,8% delle gravidanze sono state effettuate più di quattro visite ostetriche, mentre nel 76,9% dei casi sono state eseguite più di tre ecografie.

Dietro questi valori medi si nascondono però disuguaglianze importanti. Tra le donne italiane, la quota di chi effettua la prima visita soltanto dopo il primo trimestre di gravidanza è pari all’1,7%. Tra le donne straniere sale invece al 9,8%.

Anche il livello di istruzione incide sulla tempestività della presa in carico. La prima visita viene effettuata dopo l’undicesima settimana di gestazione dal 9,5% delle donne con la sola licenza elementare o prive di qualsiasi titolo di studio. La percentuale scende al 3% tra le donne con una scolarità elevata.

Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalla giovane età. Tra le madri con meno di 20 anni, i controlli risultano del tutto assenti nell’1,9% dei casi. Il 13% effettua invece la prima visita oltre l’undicesima settimana di gestazione.

Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive sono state eseguite, in media, 1,7 amniocentesi ogni 100 parti. Tra le madri con più di 40 anni, il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato nel 3,8% dei casi a livello nazionale. Il dato conferma un andamento decrescente nell’ultimo triennio.

Al parto il padre è presente nel 94,7% dei casi

Al momento del parto, escludendo i cesarei, nel 94,7% dei casi la donna ha accanto il padre del bambino. Nel 4,5% dei parti è presente un familiare, mentre nello 0,85% dei casi la donna è accompagnata da un’altra persona di fiducia. La scelta della persona che assiste la madre non è però omogenea sul territorio nazionale e risulta influenzata dall’area geografica.

Cesarei al 29,8%, nelle case di cura accreditate si arriva al 44,9%

Il ricorso al parto chirurgico continua a essere eccessivo. Nel 2025, in media, il 29,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo. Le notevoli differenze regionali confermano l’esistenza di comportamenti assistenziali e organizzativi non uniformi e, più in generale, un utilizzo ancora troppo elevato della procedura in Italia. I dati mostrano comunque una tendenza alla diminuzione, in linea con le indicazioni contenute nelle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.

Il luogo del parto continua a incidere in maniera rilevante sulla probabilità di ricorrere alla chirurgia. Nelle case di cura accreditate il cesareo viene effettuato nel 44,9% dei parti, contro il 28,4% rilevato negli ospedali pubblici. Anche la cittadinanza della madre segna una differenza. Il taglio cesareo è più frequente tra le donne italiane, per le quali interessa il 30,3% dei parti, mentre tra le madri straniere la percentuale si ferma al 27,4%.

Peso alla nascita e vitalità dei neonati

Lo 0,8% dei bambini nati nel 2025 presenta un peso inferiore a 1.500 grammi. Un ulteriore 6% ha un peso compreso tra 1.500 e 2.500 grammi. I test per valutare la vitalità del neonato restituiscono nel complesso risultati positivi: il 98,3% dei nati ha ottenuto, a cinque minuti dalla nascita, un indice di Apgar compreso tra 7 e 10. La rilevazione ha inoltre registrato 784 nati morti, corrispondenti a un tasso di natimortalità pari a 2,20 ogni mille nati. Sono stati segnalati anche 3.151 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita. Resta però incompleto il quadro delle informazioni diagnostiche. L’indicazione della diagnosi è presente soltanto nel 30,5% dei casi di natimortalità e nell’83,7% dei casi di neonati con malformazioni.

Procreazione medicalmente assistita in 4,6 gravidanze su cento

Il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita ha interessato, in media, 4,6 gravidanze ogni cento. La procedura più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento degli embrioni nell’utero, la Fivet. A seguire si colloca la fecondazione in vitro attraverso l’iniezione dello spermatozoo nel citoplasma, la Icsi.

Con Robson emerge l’ampia variabilità tra le Regioni

Per descrivere le differenze nel ricorso al taglio cesareo, i parti sono stati classificati secondo la metodologia di Robson, che consente di individuare gruppi di donne con caratteristiche omogenee e chiaramente identificabili.

A livello nazionale sono risultati classificabili 310.193 parti, pari all’89,3% del totale di quelli avvenuti nei punti nascita pubblici, equiparati e privati accreditati. Le classi maggiormente rappresentate sono la classe 1, che comprende le madri primipare a termine con presentazione cefalica, e la classe 3, relativa alle madri pluripare a termine, con presentazione cefalica e senza precedenti cesarei. Insieme, queste due classi comprendono il 45,8% di tutti i parti classificati avvenuti in Italia nel 2025.

La classe 5, nella quale rientrano le madri con un precedente parto cesareo, rappresenta invece il 12% del totale dei parti classificati a livello nazionale.

Proprio l’analisi delle classi di Robson mette in luce uno dei nodi più rilevanti: il ricorso al cesareo presenta un’ampia variabilità regionale anche nelle classi considerate a minor rischio, che in tutte le Regioni comprendono una quota molto elevata delle nascite. Differenze che confermano l’esistenza di margini significativi per migliorare le prassi organizzative e cliniche adottate nei diversi territori.

E. M.

05 Agosto 2026

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