Obesità. In Europa è obeso un adulto su sei. Bene l’Italia con appena il 7%, ma il sovrappeso resta una sfida

Obesità. In Europa è obeso un adulto su sei. Bene l’Italia con appena il 7%, ma il sovrappeso resta una sfida

Obesità. In Europa è obeso un adulto su sei. Bene l’Italia con appena il 7%, ma il sovrappeso resta una sfida

È quanto emerge dai nuovi dati di Eurostat: nel 2025 il 16,3% degli adulti Ue è obeso e il 35,4% è pre-obeso. Complessivamente oltre la metà della popolazione adulta europea è in sovrappeso. Malta, Lettonia e Finlandia ai primi posti. L’Italia registra il dato più basso di obesità, al 7%.

L’obesità riguarda ormai più di un adulto su sei nell’Unione europea. Nel 2025 il 16,3% delle persone di 18 anni e più aveva un indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 30, la soglia utilizzata per definire l’obesità. A questi si aggiunge un ulteriore 35,4% di adulti nella fascia del pre-obesità, con un BMI compreso tra 25 e 30. Nel complesso, dunque, oltre la metà della popolazione adulta europea risulta in sovrappeso. È il quadro tracciato da Eurostat nell’ultimo aggiornamento pubblicato oggi.

Il dato evidenzia anche una marcata differenza tra uomini e donne. Nel 2025 il tasso di obesità è stato del 17,4% tra gli uomini, contro il 15,3% tra le donne. Ancora più ampia la distanza nella fascia del pre-obesità: riguarda il 41,9% degli uomini, mentre tra le donne la quota scende al 29,3%. Al contrario, le donne presentano più frequentemente una condizione di sottopeso: 2,9% contro l’1% degli uomini.

Italia, il dato più basso dell’Ue

Nel confronto europeo l’Italia si colloca in una posizione decisamente diversa rispetto alla maggior parte degli altri Paesi. Con il 7,0% di adulti obesi, l’Italia registra il valore più basso dell’intera Unione europea, meno della metà della media Ue del 16,3%.

All’estremo opposto si trova Malta, dove l’obesità interessa il 26,6% della popolazione adulta. Seguono Lettonia (24,6%) e Finlandia (23,2%). Dopo l’Italia, i valori più contenuti sono quelli di Grecia (12,8%) e Romania (12,9%).

Il dato italiano non è una sorpresa nel panorama europeo: anche il Country Health Profile 2025 dell’Italia, elaborato nell’ambito del rapporto sullo stato di salute nell’Ue, indicava per l’Italia un tasso di obesità adulta del 7%, contro il 14,6% della media Ue nel precedente anno di riferimento.

Non solo obesità: il nodo è il sovrappeso

Il dato sull’obesità, però, non esaurisce il problema. La stessa metodologia Eurostat considera pre-obese le persone con BMI compreso tra 25 e meno di 30 e considera in sovrappeso complessivamente chi presenta un BMI pari o superiore a 25, quindi la somma di pre-obesità e obesità.

È proprio questa fascia intermedia a rappresentare una quota molto consistente della popolazione europea. Se il 16,3% degli adulti è già obeso, un altro 35,4% si trova nella condizione di pre-obesità. Significa che circa 52 adulti su 100 nell’Ue hanno un BMI di almeno 25. In Italia la pre obesità riguarda il 31% degli adulti.

La distinzione è rilevante anche sul piano della sanità pubblica. L’eccesso ponderale è infatti associato a un aumento del rischio di numerose patologie croniche, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione e alcuni tumori. Eurostat sottolinea che l’obesità rappresenta quindi non soltanto una questione individuale, ma anche un problema con ricadute importanti sui sistemi sanitari e sulle risorse assistenziali.

Il paradosso italiano

Il 7% di obesità adulta conferma quindi una peculiarità italiana nel panorama europeo. Ma il dato non deve essere letto come un’assenza di problemi legati al peso. Lo stesso Country Health Profile della Commissione europea segnala infatti come, accanto a una prevalenza relativamente bassa dell’obesità negli adulti, l’Italia presenti livelli elevati di sovrappeso infantile e una bassa attività fisica tra gli adolescenti, elementi che possono esercitare una pressione crescente sulla salute della popolazione negli anni a venire.

Il tema, dunque, si sposta dalla sola cura dell’obesità alla prevenzione dell’eccesso ponderale lungo tutto il corso della vita, a partire dall’infanzia e dall’adolescenza. Alimentazione, attività fisica, ambiente urbano, scuola e politiche di prevenzione diventano così componenti di una strategia di sanità pubblica che non può limitarsi alla gestione delle persone già obese.

Il BMI come indicatore

Eurostat ricorda che l’indice di massa corporea viene calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri. Sono considerate obese le persone con BMI pari o superiore a 30; nella categoria pre-obesi rientrano invece quelle con BMI compreso tra 25 e meno di 30. La categoria del sovrappeso comprende entrambe.

I dati provengono dalle statistiche Ue sul reddito e sulle condizioni di vita e sono utilizzati da Eurostat anche per il monitoraggio degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli relativi alla nutrizione e alla salute.

Il quadro che emerge è quindi duplice: l’Europa deve fare i conti con una prevalenza di obesità ormai superiore al 16%, mentre l’Italia rappresenta un’eccezione positiva sul fronte dell’obesità adulta, con il valore più basso dell’Ue. Ma il dato sul sovrappeso e soprattutto quello relativo alle fasce più giovani indicano che la prevenzione resta una delle principali sfide di sanità pubblica.

04 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

Calabria, il controllore che rinuncia a controllare
Calabria, il controllore che rinuncia a controllare

La deliberazione n. 23/2026/PREV della Sezione centrale di controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti (depositata il 26 agosto scorso, rel. Romano) relativa alla decisione del Consiglio dei ministri...

Long Covid, la cura non c’è ancora. Ma la ricerca è arrivata a una svolta
Long Covid, la cura non c’è ancora. Ma la ricerca è arrivata a una svolta

Sono passati sei anni dall’inizio della pandemia da Covid-19. Mentre il virus sembra di anno in anno più controllabile, resta il vuoto intorno ad una cura efficace per la sindrome...

Unicef: 1 bambino su 5 tra 12 e 17 anni ha subito abusi sessuali facilitati dalla tecnologia in 21 paesi
Unicef: 1 bambino su 5 tra 12 e 17 anni ha subito abusi sessuali facilitati dalla tecnologia in 21 paesi

UNICEF ha pubblicato il rapporto "Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse", che documenta come 1 bambino su 5 tra i 12 e i 17 anni in...

Il Piano di rientro della Calabria? Un mosaico delle sanità degli altri
Il Piano di rientro della Calabria? Un mosaico delle sanità degli altri

Un Piano di rientro sanitario non è un libro dei desideri. E neppure il catalogo delle migliori pratiche disponibili nel Servizio sanitario nazionale. Ha una funzione assai più rigorosa: prendere...