Il Comitato per la valutazione dei rischi in materia di farmacovigilanza (Prac) dell’European Medicines Agency ha avviato una revisione di sicurezza sui medicinali contenenti ferro somministrati per via iniettiva. Al centro dell’attenzione c’è il rischio di ipofosfatemia, cioè una riduzione dei livelli di fosfato nel sangue, e delle conseguenti complicanze a carico delle ossa, tra cui l’osteomalacia, un indebolimento del tessuto osseo che può provocare dolore e, nei casi più gravi, fratture.
La revisione riguarda in particolare i medicinali contenenti carbossimaltosio ferrico, per i quali ipofosfatemia e osteomalacia ipofosfatemica sono già rischi noti. L’ipofosfatemia è attualmente classificata come effetto indesiderato comune e può interessare fino a una persona su dieci trattata. Per l’osteomalacia ipofosfatemica, invece, l’Ema sottolinea che non è possibile stimarne la frequenza sulla base dei dati disponibili.
Segnalati casi gravi anche dopo una o due dosi
A far scattare la nuova valutazione sono state alcune segnalazioni che hanno messo in discussione l’efficacia delle attuali misure previste per ridurre il rischio. Sono stati infatti riportati casi gravi di ipofosfatemia, alcuni dei quali evoluti in osteomalacia, anche in pazienti che avevano ricevuto soltanto una o due dosi di carbossimaltosio ferrico e che non presentavano fattori di rischio precedentemente riconosciuti.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la possibile diagnosi tardiva. I sintomi dell’ipofosfatemia, come stanchezza, dolore muscolare e dolore osseo, possono infatti essere confusi con quelli della stessa carenza di ferro che ha portato al trattamento. Inoltre, le alterazioni ossee associate all’osteomalacia non sono necessariamente evidenziabili attraverso una normale radiografia.
Nel mirino tutti i farmaci iniettabili
L’indagine non sarà limitata al carbossimaltosio ferrico. Casi analoghi sono stati segnalati anche con altri medicinali contenenti ferro somministrati per via iniettiva e per questo il Prac ha deciso di estendere la revisione all’intera categoria.
Sono invece esclusi dalla procedura i medicinali a base di ferro assunti per via orale. Secondo l’Ema, questi prodotti forniscono quantità di ferro considerevolmente inferiori distribuite nel tempo rispetto alle formulazioni iniettabili e sono quindi meno suscettibili di provocare ipofosfatemia.
Ora la valutazione del rapporto beneficio-rischio
L’obiettivo del Prac sarà verificare in maniera complessiva il rischio di ipofosfatemia e dei disturbi ossei associati ai medicinali a base di ferro iniettabili e valutare se le attuali misure di minimizzazione del rischio siano sufficienti.
Le informazioni attualmente disponibili prevedono già, per i pazienti sottoposti a dosi elevate o trattamenti prolungati e per quelli con fattori di rischio, il monitoraggio dei livelli di fosfato nel sangue. Il Comitato dovrà ora stabilire se queste misure siano adeguate alla luce delle nuove segnalazioni.
Al termine della revisione, il Prac valuterà se i nuovi elementi raccolti abbiano un impatto sul rapporto beneficio-rischio dei medicinali e se siano necessarie eventuali modifiche alle autorizzazioni all’immissione in commercio. Per il momento, quindi, non viene annunciato alcun ritiro o sospensione dei medicinali: si tratta di una procedura di rivalutazione della sicurezza ancora in corso.
La revisione sui farmaci a base di ferro è l’unico referral avviato nella riunione del Prac del 31 agosto-3 settembre 2026. Nel complesso, nella sessione di settembre il Comitato ha esaminato 10 segnali di sicurezza, 86 valutazioni singole di rapporti periodici di sicurezza (PSUR), 73 piani di gestione del rischio e 25 studi di sicurezza post-autorizzazione.