Radioterapia, al Policlinico Campus Bio-Medico la cura si adatta al paziente: arriva l’acceleratore che usa l’IA in tempo reale

Radioterapia, al Policlinico Campus Bio-Medico la cura si adatta al paziente: arriva l’acceleratore che usa l’IA in tempo reale

Radioterapia, al Policlinico Campus Bio-Medico la cura si adatta al paziente: arriva l’acceleratore che usa l’IA in tempo reale

Al Policlinico Campus Bio-Medico inaugurato l’Adaptive Linac Ethos, il nuovo acceleratore lineare di ultima generazione che, grazie all’intelligenza artificiale e all’imaging avanzato, consente di adattare il trattamento radioterapico alle condizioni del paziente a ogni seduta. Un’innovazione che punta a rendere le cure più precise, personalizzate e meno invasive, nel segno dell’integrazione tra tecnologia e attenzione alla persona

Cambiare il trattamento quando cambiano le condizioni del paziente. È questa la nuova frontiera della radioterapia adattativa, inaugurata oggi al Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia. Grazie all’integrazione tra imaging avanzato e intelligenza artificiale, il trattamento può essere ricalibrato durante il percorso terapeutico sulla base delle variazioni nella posizione, nella forma e nelle dimensioni del tumore e degli organi circostanti. L’obiettivo è rendere la radioterapia sempre più precisa, concentrando l’azione sulla malattia e limitando, per quanto possibile, l’esposizione dei tessuti sani. Il protagonista è il nuovo Adaptive Linac Ethos, acceleratore lineare di ultima generazione, che rende possibile una personalizzazione del trattamento in tempo reale. Il Policlinico Campus Bio-Medico è la prima struttura del Lazio e tra le prime in Italia a mettere in funzione questa tecnologia, oggi inserita nell’attività assistenziale in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Una tecnologia che, nelle parole dei protagonisti dell’inaugurazione, non rappresenta soltanto un salto in avanti sul piano tecnico, ma soprattutto un modo diverso di intendere la cura: più precisa, personalizzata e attenta alla persona.

Tosti: “La migliore tecnologia disponibile al servizio dei nostri pazienti”

È Carlo Tosti, Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, a inquadrare il nuovo investimento nel percorso di innovazione che da oltre trent’anni accompagna la missione della Fondazione. “La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate. L’introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nell’attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all’individuo nella sua integralità. Questa tecnologia consente ai professionisti di lavorare con maggiore accuratezza e di rendere il trattamento meno invasivo per chi lo riceve. Permette inoltre di ridurre gli effetti collaterali, di rendere più agevole l’esperienza della terapia e di facilitare l’accesso alla macchina. È questa visione, fondata sull’incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent’anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione”.

Sormani: “La migliore tecnologia disponibile”, ma al centro resta la persona

L’evoluzione della radioterapia è stata profonda. Dagli acceleratori lineari introdotti oltre settant’anni fa si è arrivati a sistemi capaci di integrare immagini, elaborazione dei dati e intelligenza artificiale per rendere il trattamento sempre più dinamico. Paolo Sormani, Amministratore Delegato e Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, sottolinea proprio la portata di questo passaggio: “Sono passati 73 anni dal primo trattamento radioterapico a Londra con un acceleratore lineare. In questi anni la tecnologia è evoluta moltissimo e siamo particolarmente orgogliosi, come Fondazione, di poter inaugurare oggi una nuova macchina. Si tratta di un sistema di radioterapia adattativa che permette di rifocalizzare il trattamento radioterapico a ogni seduta. Come? Attraverso un sistema avanzato di imaging e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La nostra Fondazione vuole mettere a disposizione dei propri pazienti la migliore tecnologia disponibile sul mercato. Siamo la prima struttura del Lazio e una tra le primissime in Italia a disporre di questa tecnologia. Ma non solo. L’umanizzazione delle cure e il rapporto empatico tra operatore sanitario e paziente sono sempre il nostro faro, che si affianca alla tecnologia”. È proprio nell’equilibrio tra innovazione e relazione di cura che si colloca il nuovo sistema. L’intelligenza artificiale, in questo modello, non prende il posto del medico o degli altri professionisti coinvolti, ma offre nuovi strumenti per analizzare le immagini e supportare il processo decisionale.

Giannini: “La cura si adatti al paziente e non il paziente alla cura”

Il significato di questa innovazione va oltre l’aspetto strettamente tecnologico. Durante l’inaugurazione, Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, ha posto l’accento sulla possibilità di rendere la radioterapia ancora più mirata e, al tempo stesso, di alleggerire il peso delle cure per chi le affronta. “Le capacità tecniche di questa macchina sono straordinarie. Offre la possibilità di mirare l’azione della radioterapia esclusivamente al punto in cui è presente la malattia e quindi di aggredirla. Questo permette di limitare gli effetti collaterali, ma anche di alleviare le sofferenze nel caso in cui ci sia una malattia che, purtroppo, ha ormai un decorso incurabile. Questo significa mettere al centro il paziente, la vita, con la massima attenzione. Che questa attrezzatura, poi, permetta di adattare la cura al paziente e non il contrario, è, a mio avviso, una piena esplicazione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione”.

Ramella: “Si adatta al paziente, al tumore, giorno per giorno”

A spiegare cosa cambia nella pratica clinica è Sara Ramella, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Radioterapia Oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Con l’Adaptive Linac Ethos, il piano radioterapico può essere rivalutato sulla base delle immagini acquisite durante il percorso, tenendo conto delle modificazioni che possono interessare il tumore e gli organi circostanti. Una possibilità particolarmente significativa per le sedi anatomiche più soggette a variazioni, come polmone, testa-collo e area addomino-pelvica. “Con l’Adaptive Linac Ethos abbiamo la possibilità di gestire e ottimizzare il trattamento in modo molto più preciso, perché la macchina può adattarsi alle condizioni del paziente e del tumore, giorno dopo giorno – spiega Ramella – . Grazie all’intelligenza artificiale possiamo realizzare una personalizzazione in tempo reale, tenendo conto dei cambiamenti che si verificano nel corso della terapia, nella forma, nelle dimensioni e nella posizione della malattia e degli organi circostanti. Questo ci permette di concentrare la dose dove serve e di risparmiare maggiormente i tessuti sani, con possibili benefici anche sulla tollerabilità delle cure. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’expertise dei sanitari coinvolti nel processo decisionale, ma rappresenta un’opportunità. Far crescere la tecnologia è il nostro compito, tuttavia non dimenticando, come dice Papa Leone XIV, di metterci il cuore, a sostegno della persona malata”.

L’IA come strumento, non come sostituto del professionista

È anche questo uno dei punti centrali dell’introduzione dell’intelligenza artificiale in sanità: utilizzare la capacità di elaborare grandi quantità di informazioni senza sottrarre spazio alla responsabilità e all’esperienza dei professionisti. Un aspetto sottolineato anche da Titti Di Salvo, Presidente del Municipio IX Roma Capitale, che guarda alla nuova tecnologia non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche come elemento dell’offerta di salute del territorio. “Oggi l’offerta di salute del mio Municipio si arricchisce di una strumentazione veramente eccezionale, perché si tratta di un’apparecchiatura che si adatta concretamente alle esigenze del paziente nel momento in cui sta affrontando le cure. È una dimostrazione ulteriore di quanto il Policlinico Campus Bio-Medico sappia interpretare il proprio ruolo nella cura delle persone e, al tempo stesso, nella cura del territorio. Ma questa strumentazione aggiunge un altro elemento importante: dimostra, ancora una volta, che l’intelligenza artificiale non toglie, ma aggiunge. La paura che l’intelligenza artificiale possa sottrarre lavoro o capacità di controllo è totalmente smentita da questa tecnologia. Per questo, le politiche pubbliche devono guidare la cura e il privato deve interagire con le istituzioni pubbliche, per offrire una risposta completa e sempre più avanzata alle necessità delle persone”. Il nuovo acceleratore si inserisce, infatti, in un’attività di radioterapia già caratterizzata da numeri rilevanti. La UOC di Radioterapia oncologica opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale nelle sedi di Trigoria e del Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel Prenestino. Nel 2025 ha seguito complessivamente quasi 7mila pazienti, erogando oltre 149mila prestazioni. Nei primi sei mesi del 2026 i pazienti sono stati quasi 5mila, con oltre 72mila prestazioni.

Il peso della radioterapia nella cura dei tumori

L’investimento arriva in un contesto nel quale il cancro continua a rappresentare una delle principali sfide per i sistemi sanitari. In Italia, secondo i dati AIOM riportati nel comunicato, nel 2025 sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. La radioterapia rappresenta una componente fondamentale del percorso oncologico: secondo l’ultimo rapporto FAVO, oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di radioterapia nel corso del proprio iter terapeutico. Per AIRO, inoltre, la radioterapia contribuisce al 42% delle guarigioni complessive. Non si tratta quindi di una tecnologia riservata a una singola tipologia di tumore. La radioterapia può essere utilizzata nel trattamento di tutti i principali tipi di neoplasia e la possibilità di adattare la terapia nel corso delle sedute può risultare particolarmente interessante quando le condizioni anatomiche sono soggette a variazioni.

Una nuova idea di personalizzazione

L’Adaptive Linac Ethos porta dunque dentro la pratica clinica un concetto che sta diventando sempre più centrale in oncologia: la personalizzazione non come semplice scelta iniziale del trattamento, ma come processo che può accompagnare l’intero percorso di cura. La tecnologia permette di osservare nuovamente il paziente, confrontare la situazione con quella prevista dal piano terapeutico e valutare, seduta dopo seduta, se sia necessario modificare il trattamento. Una possibilità che punta a migliorare la precisione e a proteggere maggiormente gli organi sani circostanti. Ma dalle parole dei protagonisti emerge un messaggio altrettanto importante: la macchina può cambiare ogni giorno, mentre il principio che guida il lavoro dei professionisti deve rimanere stabile. È la persona malata il punto di riferimento della tecnologia. E proprio qui si trova il senso dell’innovazione inaugurata al Policlinico Campus Bio-Medico: non chiedere al paziente di adattarsi alla macchina, ma utilizzare la macchina perché sia la cura ad adattarsi, il più possibile, al paziente.

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Isabella Faggiano

08 Settembre 2026

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